Bufalo Gin

  • Scritto da Redazione

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Bufalo Gin nasce dal desiderio di rivalsa di un territorio: ”l’Agro Pontino”, che per anni è stato terra di tutti e di nessuno, abitato in tempi antichi, sotto la guida della dea Mater Matuta, da Latini, Volsci e Romani. Un territorio, in passato, ostile ma che ha sempre dato molto a chi ha saputo domarlo. Definito il polmone dell’Italia o l’amazzonia dello stivale, questa terra si presentava paludosa e malsana, a tratti inabitabile, ma da molti ambita. 

Nella sua storia ha subito molteplici cambiamenti, sin dal progetto di bonifica, già nel XIV secolo ad opera di papa Sisto V, fino a quella definitiva del 1900, fu popolata da diverse culture provenienti da tutta Italia: veneti, siciliani, emiliani, campani ecc. ma nessuno di loro, troppo legati alle proprie origini, la sentiva come la loro casa, come un territorio da valorizzare e di cui andare fieri.

Ora questo luogo, dopo circa un secolo dalla bonifica, comincia ad avere una sua identità, affermata in ogni ambito: Enogastronomico, sociale, industriale e culturale.Oramai diverse generazioni sono nate e cresciute in questa zona, fieri della propria terra e consapevoli del proprio valore. Bufalo Gin vuole rendere omaggio a questo luogo tramite un distillato tra i più amati di sempre, ma con un’identità pontina.

IDENTITÀ PONTINA:
Il gin, come tutti sanno, è un distillato con prevalenza aromatica di bacche di ginepro. Come dargli un’identità pontina?
Con il nome, innanzitutto, il quale omaggia uno degli animali che, nella storia Agro Pontino, ha vissuto e vive la vera essenza di questa zona. C’era quando era palude e veniva fatto pascolare dai Butteri e c’è ora nella tranquillità delle fattorie: “Il Bufalo”.

Nei profumi, ovviamente, infatti una delle botaniche principali di questo gin è l’eucalipto, trapiantato in gran quantità nelle paludi, durante la bonifica, per la sua speciale capacità di assorbire tantissima acqua e per il suo effetto repellente per le zanzare, diventa il punto di forza di questo distillato. Abbiamo, inoltre, utilizzato altre botaniche per dare una maggiore rotondità quali: Radice di Angelica, Cardamomo e Arancia dolce. L’etichetta, anch’essa creata da un artista locale, il maestro Raffaele Ricci, non può che rievocare , in pieno stile dell’epoca della bonifica, la pianura pontina, con le sue architetture un po’ neoclassiche un po’ art decó, con distese pianeggianti, ed in primo piano, il suo bufalo pontino imponente e fiero, quasi a proteggere le foglie squadrate e incorniciate dell’eucalipto. 

Bufalo Gin il Gin della palude