Domenico Farina racconta il Covid in #fateibravi

Impauriti, ma soprattutto disorientati per la grande confusione di messaggi nell'affrontare un nemico sconosciuto e invisibile che non si sa quando sia arrivato e quando se ne andrà. E' il ritratto degli italiani nei giorni della pandemia a cui Domenico Farina dedica il libro “#fateibravi – Storie di Covid ai tempi del Covid”. Un volume, pubblicato dallo stesso avvocato di Cerignola (Foggia), in cui vengono raccontate le paure vissute in quest’ultimo anno senza sottovalutare i pericoli.

Convivere con la vulnerabilità, questo in sintesi il fulcro del contenuto. Nel volume vengono messe in evidenza gli errori commessi nel gestire l'emergenza e dati alcuni suggerimenti per vivere con maggior equilibrio e non cedere al panico. Troppe comunicazioni e troppo discordanti e troppo contraddittorie e da troppe fonti e in troppo poco tempo. Non percepire più la realtà del pericolo è drammatico, ma è esattamente quello che è accaduto. Del resto non c'è stata una procedura interna e collaudata per i momenti di crisi in cui si sa chi parla e di che cosa. Lo strumento che hanno utilizzato è stato il senso comune. Una scelta che ha portato alla mancanza di indicazioni chiare, come è accaduto nel caso dell'utilizzo delle mascherine. Analizzando il testo di Farina emerge che non siamo in una situazione di guerra ma di forte tensione. Quando ci sono tensioni sulle scelte non devono però trapelare. E' come quando un padre e una madre devono prendere una decisione per un bambino ma hanno opinioni diverse, non devono farlo capire al loro figlio perché perderebbero autorevolezza. Sono gli elementi di base della comunicazione, non mancano nel racconto di un mese di convivenza con il Covid da parte dello stesso autore. Dunque se è andata bene fino a questa prima fase, sarà molta dura nella fase dei sacrifici economici, che sarà molto lunga rispetto a quella biologica. Domenico Farina invita a conservare una visione oggettiva degli eventi e a mantenere l'equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo. Le paure non hanno nessun rapporto con il pericolo e bisogna ridurle non aumentarle fino al panico. Il Covid-19 è terribilmente pauroso perché non è sotto il nostro controllo. Ci sono situazioni in cui abbiamo troppa paura e altre in cui ne abbiamo troppo poca. Ci sono morti che diamo per scontate come le 3.800 persone l'anno, in aumento, che muoiono in incidenti stradali. Per il debito pubblico e i cambiamenti climatici non abbiamo avuto abbastanza paura perché agiscono a lungo termine. Accadrà che appena ci saranno i primi segnali dello scampato pericolo ci sarà un grande sollievo, infondato come la grande paura.

Marialuisa Roscino