National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo

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Il 7 febbraio Roma e America si uniscono per festeggiare uno dei piatti italiani più amati nel mondo: le Fettuccine Alfredo
Nel 1920 due divi di Hollywood, Douglas Fairbanks e Mary Pickford, detta “la fidanzatina d’America”, festeggiano la loro luna di miele in Europa. Durante il viaggio di nozze assaggiano le Fettuccine Alfredo presso il ristorante Alfredo alla Scrofa di Via della Scrofa, in pieno centro di Roma. Il piatto, preparato con estrema semplicità ma dal gusto unico e genuino, li conquista subito. Al loro ritorno in America racconteranno a tutti delle famose Fettuccine e suggelleranno il ricordo con il dono di una coppia di posate d’oro, forchetta e cucchiaio, con la loro dedica.  Da qui comincia la storia delle Fettuccine nel mondo, un piatto capace di travalicare i confini dell’Italia per conquistare gli Stati Uniti che omaggiano ancora oggi questa pasta con una festività nazionale, il National Fettuccine Alfredo Day. Per la prima volta dalla sua apertura, il ristorante Alfredo alla Scrofa che ha dato i natali alle famose fettuccine, vuole celebrare questa ricorrenza in ricordo delle origini assolutamente romane della pasta.

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
LA STORIA
Nel 1914 in Via della Scrofa compare un giovane dagli inconfondibili baffi neri. Alfredo Di Lelio trasforma la precedente bottega di oli e vini in un vero e proprio ristorante: Alfredo alla Scrofa. Negli anni il locale diventa talmente famoso e apprezzato da conquistare una fama internazionale, arrivando ad attirare l’attenzione di tutti gli ospiti illustri che transitano per la grande città.  A guidare oggi l’attività sono Veronica Salvatori e Mario Mozzetti, eredi del ristorante ceduto da Alfredo ai propri bisnonni, abili imprenditori capaci di portare alle stelle il locale proprio negli anni d’oro della capitale, quelli della Dolce Vita. Veronica e Mario promuovono oggi il valore delle Fettuccine Alfredo non solo come piatto della cultura gastronomica ma come patrimonio nazionale e storico italiano. Proprio per questo Alfredo alla Scrofa incarna anche un progetto di internazionalizzazione del brand per esportare il marchio all’estero e portare la vera italianità nel mondo. “Il 7 febbraio vogliamo celebrare le Fettuccine come un simbolo del nostro paese che ha saputo attraversare indenne oltre un secolo di storia – afferma Mario - un piatto che hanno gustato i personaggi più importanti del mondo, un piatto per cui gli americani vanno pazzi senza conoscerne neanche le origini.”

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
LE FETTUCCINE
Le Fettuccine Alfredo nascono nel 1907 in Via della Scrofa 104. Quello che è oggi rinomato come uno dei capolavori della cucina italiana, venne creato da Alfredo per esaudire il desiderio della moglie Ines, incinta e desiderosa di un boccone che desse a lei e al suo bimbo energia, sapore, calore.
Una ricetta semplicissima che comprende tre soli ingredienti, ma di qualità straordinaria: la pasta, di una sottigliezza particolare, che richiede un tempo di cottura inferiore ai 30 secondi, il burro fresco e il parmigiano. Fin dalla sua apertura il ristorante realizza ogni giorno a mano le famose fettuccine, servite poi in tavola dal “mantecatore” che, amalgamando con un gesto abile le fettuccine con la salsa, realizza il “miracolo” delle Fettuccine Alfredo.

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
GLI OSPITI
I tanti volti che popolano le pareti del ristorante, così come la galleria con gli oltre 50 libri delle firme, testimoniano la risonanza internazionale del luogo, meta prediletta di personaggi come Salvador Dalì, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Federico Leopoldo Principe di Prussia, oppure il Gaetano Borbone principe di Parma che firma la dedica “Alfredo l’imperatore delle fettuccine” nella piccola e intima Sala dei Reali.

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
Ma Alfredo alla Scrofa fu soprattutto luogo d’elezione di attori, registi e personaggi del cinema del panorama internazionale, che venivano qui a mangiare le famose Fettuccine di cui parlavano tutti in America. Ancora oggi si ricorda di quando Tony Curtis, vestito da cameriere, si divertiva a servire ai tavoli, Ava Gardner e Walter Chiari venivano per il loro tavolo segreto, oppure Brigitte Bardot nell’uscire veniva assalita dai flash di mille obiettivi, come testimonia una delle foto della Sala Hollywood.
Alla Dolce Vita è dedicato il National Fettuccine Alfredo Day di Alfredo alla Scrofa che vuole ricordare gli anni in cui Roma, e non Hollywood, era la capitale del cinema mondiale, gli anni in cui attori di grande fama lavoravano nella capitale e si facevano ispirare dalla bellezza della città eterna, gli anni in cui Roma era il palcoscenico del mondo.
 

Le Asiatique, il nuovo tempio della cucina fusion nel centro di Roma

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Ha aperto a Largo della Fontanella di Borghese, "Le Asiatique", il ristorante dedicato interamente alla cucina asiatica interpretata in chiave fusion.

In una delle sue piazze più belle, Roma accoglie un luogo dedicato al culto dell'Oriente attraverso un linguaggio gastronomico interculturale e contemporaneo, proprio nell’anno in cui l’Italia celebra il 150° anniversario del Trattato di amicizia con il Giappone e la città è stata profondamente influenzata dalle tradizioni gastronomiche asiatiche, con spunti coreani, giapponesi, thai, vietnamiti, cinesi. Le Asiatique nasce da un'idea di Michelle Sermoneta e Stefano Calò, giovane coppia dell'imprenditoria del Made in Italy.
“Questo locale è il frutto di anni di viaggi in Asia. In ogni viaggio ci siamo avvicinati a un aspetto diverso della cultura orientale - afferma Stefano - ma soprattutto ci ha colpito il valore dell’ospitalità. In Giappone esiste una parola, Omotenashi, che significa “intrattenere gli ospiti con tutto il cuore”, in modo quindi disinteressato e amorevole. Vorremmo che Le Asiatique fosse proprio questo”.
Il progetto, che si insedia in uno spazio di 300 mq, è stato sviluppato da Laurenzi Consulting mentre a curare l’ideazione e la realizzazione degli ambienti è l’architetto milanese Matteo Crippa. Il risultato è un unicum nel panorama romano: all’interno di un palazzo del ‘700, un labirinto di 6 stanze che si aprono come scrigni, dal carattere asiatico e romano al tempo stesso.  Il principio della fusione fa da linea guida anche nel caso dell’architettura. Le mura e i soffitti si presentano nudi, una scatola vuota che accoglie tessuti dai colori prugna – ricordo dell’aristocrazia romana - e pezzi d’arte orientali che creano ambienti intimi ed esclusivi, realizzati dall’artista Chiara Montagner.

Ogni stanza è dominata da un simbolo della cultura asiatica: lo specchio (a mosaico, riflette e amplifica lo spazio all’infinito), lo shoji (la parete scorrevole giapponese, qui composta da grafiche orientali surrealiste), il kimono (creato con migliaia di francobolli provenienti da tutto il mondo, esposto anche al Museo di Shanghai e alla Triennale di Milano nel 2007), le geishe e il ventaglio. In questo contesto unico, si inserisce una proposta gastronomica studiata da un team di cucina dall’esperienza internazionale, guidato dallo chef Daniel Cavuoto (prima allo Sketch di Pierre Gagnaire a Londra, Avenue 31 a Monaco, Restaurant La Laja a Tenerife): l’obiettivo è quello di contaminare le ricette della tradizione orientale con i prodotti della cultura mediterranea. Il menu tocca quindi tutte le corde della cucina asiatica, creando piatti e combinazioni uniche e spaziando liberamente tra crudi e cotti. Ci sono Gyoza di anatra e foie gras con fonduta di parmigiano 36 mesi oppure Fiore di zucca in tempura con mozzarella di bufala, ponzu e mayo e riduzione di soia tra gli antipasti; Poke di salmone con riso, tartare di salmone selvatico, mango e uova d salmone o Ramen di maiale grigio con noodles, pancetta di maiale, funghi e alga nori tra i primi. Carne e pesce per i secondi, come Black Cod “Le Asiatique”, ovvero Merluzzo nero marinato al miso su crema di cavolfiore; Guancia di Manzo brasata in salsa bordolese, pesto di Osaka, funghi selvatici e gel di lime; Wagyu Beef nella variante italiana o giapponese marinato in salsa di soia e gochujang, con gel ai frutti rossi e scorzonera; L’Astice in 3 consistenze ovvero Teppanyaki di astice in beurre blanc di crostacei, chela croccante e insalatina di guacamole e nocciole; Pancia di maiale, cotta a bassa temperatura e glassata in salsa agrodolce e poi Sashimi, Nigiri, Gunkan e Crispy Rice Sushi.

“Al centro di tutto deve esserci il cliente”, spiega Michelle, “i suoi bisogni, i suoi desideri, semplicemente la sua felicità”. Questa attenzione si trasforma in un caldo benvenuto, quello della prima sala, dove un grande bancone “saluta” il cliente e lo catapulta dalla strada alla dimensione del bar. Protagonisti assoluti i cocktail, creati con spezie, liquori e ingredienti orientali. Tra questi, quattro innovative proposte Asiatique Special, drink da bere ma anche da mangiare che uniscono la parte liquida alla parte di prodotto alimentare, come l’Oriental Bloody, con Tequila, I-sakè, Bloody morgan’s mix n. 1, succo di pomodoro e gamberone marinato, oppure La Perla Nera, con Vermouth dry, gin o vodka, Morgan’s Shrub N.1, acqua d’ostrica e ostrica.  Accanto ai cocktail, Le Asiatique propone anche una carta di vini e bollicine con 60 etichette di provenienza prevalentemente italiana e francese, con una particolare attenzione allo champagne; una selezione di tè per pasteggiare o accompagnare la pausa del pomeriggio; una lista di sakè e oltre 100 distillati, tra cui whiskey e shochu, che completano un’offerta assolutamente internazionale, pensata per un pubblico cittadino e cosmopolita, curioso ed esigente.

Orari: dalle 12.00 alle 24.00. Chiuso il lunedì

Largo della Fontanella di Borghese, 86/a 00186, Roma - Tel: 06.69330441

 


 

Assegnata a Roberto Necci la conduzione in management dell'Hotel Domidea di Roma

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Con la sigla di un accordo di management che assegna a Roberto Necci in prima persona la conduzione dell'Hotel Domidea di Roma si conclude il processo di riorganizzazione del prestigioso hotel romano caratterizzato per la sua vocazione business.
Sono particolarmente soddisfatto di questo rinnovo ed ampliamento dell'accordo afferma Roberto Necci che mi permetterà in qualità di Direttore Generale di gestire con un contratto di management pluriennale l' Hotel Domidea, mi sento di ringraziare innanzitutto il CdA della società ed i consulenti legali che hanno strutturato un accordo di reciproca soddisfazione, ora ci aspetta un 2017 che necessariamente sarà votato alla redditività ed al consolidamento, abbiamo riorganizzato in questo anno i processi, la distribuzione stringendo accordi con GDS e Consortia che ci hanno permesso di consolidare la posizione sul corporate, abbiamo implementato un ufficio dedicato agli RFP ed al coordinamento dei canali della distribuzione.
Oggi continua il manager, l' Hotel Domidea si contraddistingue per la sua ampia offerta per il business travel e per gli alti livelli reputazionali nell'ambito della brand reputation visibili anche sui principali social network , per questo siamo stati scelti dalle principali multinazionali del settore aerospazio, alta tecnologia e filmografia come hotel di riferimento per i viaggi d'affari dei loro dirigenti.
 

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

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Il 22 ottobre 2016 apre Brylla, un locale rivolto ai winelovers della capitale che darà l’opportunità a tutti, in particolare agli appassionati del vino, di bere alla mescita tutti i vini in carta. Questo l’intento di Marcella Capaldo, grande amante dei vini, cresciuta fin dall’infanzia tra vigneti ed enoteche che ha deciso di realizzare un progetto originale, appassionato e di qualità. Laurenzi Consulting, società leader nell’ideazione di format per la ristorazione, ha progettato e realizzato Brylla insieme allo studio di architettura Strato e a Repubblica Gastronomica che ha disegnato la brand identity del locale.

Nasce così Brylla, un wine bar moderno che offre una selezione di oltre 200 etichette di ricerca e passione, un ampio panorama sul mondo del vino da scoprire e degustare. Con un gioco di parole, il nome Brylla richiama sia l’ebrezza che la brillantezza delle stelle, come quella di Sirio, astro che fin dai tempi antichi indica il periodo di inizio della vendemmia.

“Un posto dove bere bene, avere un’ampia scelta e sentirsi a casa. Brylla è il posto dove vorrei stare. Da noi qualsiasi vino presente nella carta, a esclusione delle bollicine, può essere bevuto alla mescita. Si può trovare una vasta gamma di etichette che rispecchiano molteplici realtà, dal piccolo produttore alle grandi cantine in prevalenza italiane ma anche francesi” dichiara Marcella.

L’ARCHITETTURA

Il locale è diviso in due parti, quasi a rappresentare le sue due anime. L’idea di spensieratezza e convivialità della sala centrale si riflette nella presenza di due banconi simmetrici, lunghi 4.5 metri, situati nel cuore della sala. Lo spazio di lavoro diventa quindi una sorta di grande tavolo sociale intorno al quale i clienti possono intrattenersi, bere e conversare. Il design e l’arredo interni riprendono e recuperano i materiali classici delle cantine, come ad esempio il legno utilizzato per i banconi e il cotto per il pavimento.
Intima ed elegante la saletta accanto, un ambiente più raccolto dal colore blu notte che evoca il cielo stellato sotto il quale degustare il proprio calice di vino. Nel piano inferiore si “nasconde” infine un piccolo gioiello, una cantina di circa 40 mq dove i clienti possono recarsi per scegliere la propria bottiglia e in futuro potranno riservare una cena avvolti in un’atmosfera unica.

L’OFFERTA: il vino

“La carta dei vini è un grande abbraccio sul mondo del vino degli ultimi trent’anni – precisa Marcella – Ci sono vini blasonati, etichette di nicchia, biologici, biodinamici e naturali. Nulla è escluso, purché sia buono”.

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

Da questo leitmotiv nasce una particolare carta dei vini dove lo stato d’animo diventa chiave di lettura per farsi guidare nella scelta. Questo approccio emozionale al vino ha portato alla creazione di tre suddivisioni: il vino Scacciapensieri, diretto e semplice, ideale per rilassarsi e liberare la mente; il Comfort Wine più avvolgente e perché no anche lussuoso, perfetto per una situazione familiare e rilassante; il Riflessivo, un vino complesso, intrigante da bere quando ci si vuol cimentare in un’esperienza più impegnativa e affascinante.

La carta è un grande viaggio attraverso le zone vinicole più importanti del mondo e produzioni più piccole di altissimo livello. Si comincia dalla Francia, partendo dai grandi rossi di Bourdeaux, per passare alla Cote d’Or in Borgogna, alla Côte du Rhônes e ai grandi bianchi della Val de Loire. Da Bordeaux e Bourgogne, Brylla ha tratto una selezione di Grand Cru, tutti golosamente al calice.

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

Spostandoci in Italia, troviamo Barolo e Barbaresco – selezionati “vigneto per vigneto” – Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e la Toscana. Altre etichette arrivano dall’Alto Adige, dalla Liguria con il Rossese di Dolceacqua, dal Molise con la DOC Tintilia, dalla Sicilia, con i bianchi e i rossi dell’Etna e da molte zone del Lazio. Particolare e corposa la bella selezione di Riesling tedeschi e italiani. Ben rappresentata la Campania, terra d’origine di Marcella, con Fiano d’Avellino, Greco di Tufo, l’Aglianico nelle sue diverse espressioni – tra cui il Taurasi – ma anche piccole produzioni ischitane e della Costa d’Amalfi. Champagne e grandi bollicine italiane chiudono il cerchio. Per esplorare al meglio questo colorato ventaglio enologico, Brylla si propone in forma di assaggio, calice, mezza bottiglia o bottiglia. I costi della degustazione sono proporzionali tra di loro: il prezzo del calice corrisponde a un quinto della bottiglia, l’assaggio alla metà del calice e così via.

L’OFFERTA: il cibo

L’offerta enologica di Brylla è accompagnata da una proposta gastronomica ugualmente unica, come recita il payoff “Leva la sete, placa la fame”. Il menu del bancone, spazia dai salumi, formaggi e sottolio della gastronomia, alle terrine, gli affumicati e i patè fino ad arrivare alla degustazione del Mare in Scatola, conserve provenienti da note aziende italiane, spagnole e portoghesi. Una carta delle tapas contiene piccoli e saporiti bocconi per accompagnare il vino, come Cozze alla brace, Guancia di manzo, Pancia di maiale e Terrina di carne d’oca con senape rustica.

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

Nella saletta il menu à la carte è intrigante e goloso, pensato e realizzato per sporcarsi le mani e deliziare il palato. Include pietanze cucinate con il Josper, forno a brace di origine spagnola ideale per cotture veloci ma succulente, come ad esempio la Pluma di maiale iberico con insalatina radicchio, valeriana e cachi, il Galletto Spatchcock con macco di fave e cicoria, il Baccalà con crema di broccoli e pomodorini confit, il Midollo alla brace con insalatina di prezzemolo. L’altra faccia del menu di Brylla comprende piatti preparati a fuoco lento, dal gusto intenso e avvolgente, per mantenere tutti i succhi di cottura, tra cui Guancia di Manzo alle nocciole con sedano rapa fondente, Punta di petto di Vitella con schiacciata di patate e Filetto alla Rossini. Dalla lavagna, le proposte del giorno secondo la disponibilità del mercato e delle stagioni.

Orario: dal martedì alla domenica dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 18.00 alle 24.00. Chiuso il lunedì.

Brylla - Via Chiana 77 - 00199 Roma - Tel: 06 85355669 

 

Dalla matita alla tavolozza, si impara l’arte con il Maestro Paolo Sommaripa.

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Chi vuole iniziare a prendere la matita in mano e tuffarsi nel meraviglioso mondo dell’arte, questa è l’occasione giusta, si avrà la possibilità di acquisire sufficienti conoscenze per poter continuare un percorso di studio personale e approfondire lo studio di una o più tecniche.

Per ottenere un buon risultato, prima la prospettiva, poi il tratteggio, poi le forme e i chiaroscuri, gli oggetti dal vero. Così, oggi, inizia il nuovo ciclo di lezioni del maestro Paolo Sommaripa, “dalla matita alla tavolozza”, in Via Spoleto 7 a Pomezia. Molti arrivano spauriti, ma poi capiscono subito la particolare attenzione al disegno, che riveste grande importanza poiché aiuta a sviluppare la manualità e la capacità di osservazione, un aspetto fondamentale di tutte le arti. Infatti, dopo questo primo approccio, si passa allo studio del colore e delle tecniche classiche della pittura. Già collaudato lo scorso anno ad ottobre, ogni persona, a seconda delle proprie capacità e del tempo a sua disposizione, sceglierà cosa studiare insieme al maestro. Alla fine di questo stupendo laboratorio d’arte, si avrà acquisito sufficienti conoscenze per poter continuare un percorso di studio personale o approfondire lo studio di una o più tecniche. Paolo Sommaripa ha conseguito il Diploma Artistico al Primo Liceo Artistico di Via di Ripetta a Roma nel 1978, da allora non ha mai smesso di fare arte.

 

Japan Restaurant Week dal 17 giugno al 23 giugno 2016

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Roma, Milano, Firenze dal 17 giugno al 23 giugno 2016 La cucina giapponese e la carne Wagyu diventano protagonisti  di una settimana di degustazioni in 16 ristoranti Italiani .Un evento voluto dal Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone (MAFF) per celebrare il 150°anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone

Nel corso dell’Esposizione Universale 2015 il padiglione del Giappone ha suscitato un grande interesse e il pubblico ha particolarmente apprezzato la cucina e la cultura del cibo del Sol Levante. Sulla scia di questo successo - in occasione della celebrazione del centocinquantesimo anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone - il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone (MAFF) ha deciso di organizzare la “Japan Restaurant Week”, una settimana dedicata alla promozione della food culture giapponese in Italia.
Dal 17 al 23 giugno infatti, in sedici ristoranti italiani, di cui cinque a Roma, sei a Milano e cinque a Firenze, gli chef dedicheranno un piatto fuori menu alla cultura gastronomica e ai prodotti del Giappone, in particolare alla carne Wagyu, con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico all’arte culinaria giapponese.
Tipica razza di manzo giapponese, il Wagyu produce una carne marmorizzata, dall’alta concentrazione di grassi insaturi, particolarmente gustosa e tenera. L’animale da cui è tratta questa preziosa materia prima, viene allevato in diverse aree del Giappone, ciascuna delle quali attribuisce il proprio nome agli animali e alla carne che produce.
Ciascun ristorante proporrà la propria interpretazione del Wagyu per una degustazione diffusa lungo tutta la penisola. Il MAFF, organizzatore della settimana con la collaborazione dell’Unione Centrale delle Cooperative Agricole del Giappone fornirà il Wagyu a ogni ristorante che dovrà provvedere alla creazione di uno o più piatti a base di manzo. Nel corso della settimana, verrà realizzata una breve intervista a ogni chef e uno scatto fotografico del piatto da loro ideato.
L’evento è anticipato da un importante appuntamento istituzionale che aprirà la “Japan Restaurant Week”. Il 16 Giugno si svolgerà infatti in forma privata il Rinfresco presso la residenza dell’Ambasciatore Giapponese in Italia, durante il quale, Luca Fantin – executive chef di “Bulgari Il Ristorante Luca Fantin”-, Kotaro Noda - chef del ristorante di Roma “Bistrot 64”- , Kazuo Takaghi - chef del ristorante tipico di Kyoto “Takaghi”-, Masatoshi Matsuda - chef dell'Ambasciatore del Giappone - realizzeranno dei piatti esclusivi a base di prodotti tipicamente giapponesi, come il wagyu, il riso, il latte di soia, il sakè e la grappa giapponesi. Quest’ultimo appuntamento sarà anche occasione per presentare i ristoranti che aderiscono all’iniziativa. Di seguito la lista:
ROMA
Baccano. Via delle Muratte, 23 – 06.69941166

Bistrot 64. Via Guglielmo Calderini, 64 – 06.3235531

Plancha. Via Bergamo, 28 – 06.31072361

Queen Makeda Grand Pub. Via di San Saba, 11 – 06.5759608

Retrobottega. Via della Stelletta, 4 – 06.68136310

FIRENZE

Cucina Torcicoda. Via Torta, 5 – 05.52654329

Gurdulù. Via delle Caldaie, 12 – 05.5282223

Konnubio. Corso dei Tintori, 12 – 05.5242327

Ora d’Aria. Via dei Georgofili, 11 – 05.52001699

Palagio Four Seasons. Borgo Pinti, 99 – 05.526261

MILANO

10 Corso Como. Corso Como, 10 – 02.29002674

Berton. Via Mike Bongiorno, 13 – 02.67075801

Essenza. Via Marghera, 34 – 02.4986865

Meat Yazawa
Via San Fermo, 1 – 02.36799710

Sadler. Via Ascagno Sforza, 77 – 02.58104451

Tokuyoshi. Via Calocero, 3 – 02.84254626


 

Mama Pasta. A Trastevere l’ultimo nato della Laurenzi Consulting

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È Trastevere il luogo ideale per mettere in campo Mama Pasta, l’ultima proposta in fatto di ristorazione firmata Laurenzi Consulting. Un format esclusivo nel cuore pulsante della movida capitolina in grado di soddisfare gli appassionati alla tradizione e i bisognosi di divertimento e qualità: ecco quindi un nuovissimo concept in cui la pasta è cucinata espressa, abbinata al condimento preferito e shakerata all’istante per offrire la migliore delle mantecature. #youchooseweshake – ‘Tu scegli, noi shakeriamo!’ il claim del locale.

Ecco quindi che a tre tipologie di pasta (fresca, secca e ripiena), in diversi formati, si possono abbinare i molteplici condimenti, tra cui Amatriciana, Cacio e Pepe, Carbonara e… Alfredo, per poi vedersela shakerata e servita in pratiche confezioni adatte tanto all’asporto, quanto al consumo in loco.

Sì, perché Mama Pasta mette a disposizione dei suoi ospiti un’ampia sala interna con tanto di soppalco, dove, su richiesta, sarà possibile soffermarsi grazie ai comodi vassoi messi a disposizione dal locale.

Ampio spazio è stato riservato ai golosi dai palati più esigenti: l’opzione ‘scarpetta’. Tutti i sughi e i condimenti contrassegnati si possono chiedere ‘assoluti’ con pane fresco per la più soddisfacente delle scarpette.

Ma non è tutto. Punto di forza di Mama Pasta è la filosofia ‘help yourself’ legata al beverage. Ben nove tipi di cocktail, serviti in bottigliette, potranno essere completati a piacimento con i dispenser di sodati o portati con sé in qualunque luogo si preferisca berli.
E poi mescita di vino e birra a piacimento. Due tipologie di bianchi e altrettante di rossi sempre fresche perché servite da Enomatic, la cantinetta che mantiene inalterate le proprietà organolettiche e gustative del vino sino a esaurimento della bottiglia. Ma è il ‘reverse tap’, la novità per la spillatura della birra, a stupire i più curiosi. Basta appoggiare il bicchiere sul dispenser perché si riempia dal basso.

“Abbiamo preso spunto dall’idea del geniale chef stellato Davide Scabin – spiega Dario Laurenzi, fondatore di Laurenzi Consulting – e grazie alla sinergia tra le tante professionalità che costituiscono la Laurenzi Consulting, l’abbiamo tradotta in un nuovo concetto legato alla ristorazione. Ci rivolgiamo ai romani e agli stranieri allo stesso tempo parlando una lingua universale che è quella della pasta”.

“Mama Pasta si rivolge a tutti e in particolare ai giovani di ogni età – spiega sorridendo Alessio Bosi, classe 1989 e proprietario del locale -. In questa avventura metto in campo tutta l’esperienza acquisita all’estero, soprattutto lavorando in due ristoranti a Sydney”.
 

Mordi e vai il panino di Testaccio premiato dal Gambero Rosso

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La location è il nuovo mercato di Testaccio. Qui, Sergio Esposito ha il suo banco e ogni giorno serve tutte le specialità della cucina romanesca, preparate insieme alla moglie, dentro panini oppure in comode vaschette da portare via. Trippa alla romana, allesso di scottona e “picchiapò”, classici sempre presenti in menu, si alternano alle specialità del giorno. Gli ingredienti utilizzati sono sceltissimi: la carne del lesso è esclusivamente di scottona e le salsicce provengono dalla macelleria Cecchini di Panzano in Chianti. Pochi semplici ingredienti, ma di qualità: è questo il motto di Sergio, che riserva sempre un sorriso ai suoi clienti. 

Il litorale romano è gourmet da Ugo al Villaggio

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Lo stabilimento balneare Marine Village è oggi una indispensabile meta gourmet se amate girare per il litorale romano. Collocato tra Ostia, Torvaianica, Campo Ascolano e adiacente al Villaggio Tognazi è nato il ristorante gourmet Ugo al Villaggio,grazie alle importanti collaborazioni dello chef Andrea Dolciotti di Roma e del pasticcere Andrea De Bellis che firma l'intera carta dei dolci. Due nomi che equivalgono a garanzia di qualità della selezione degli ingredienti, nella cura dell'impiattamento e dei sapori intensi. La cucina diventa gourmet quindi in questo tratto di litorale tutti i giorni a pranzo e dal 1° maggio anche la sera, con l'apertura dello stabilimento vero e proprio. Oltre ad un cibo di livello superiore il Marine Village organizzerà attività di ogni tipo: dalla possibilità di godersi lo sport grazie al Circolo Velico presente nella struttura, al divertimento serale con musica dal vivo e djset, passando per alcuni appuntamenti gourmet di primo profilo che il ristorante sta organizzando.

Un Hopera d’arte … di caffè.

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Da dove viene il caffè migliore del Mondo ?

Gli esperti sono concordi nel ritenere che le miscele più pregiate e dal gusto più pieno e rotondo, provengano dalle valli di alta quota dello stato di Minas Gerais, in Brasile. Il paesaggio –per chi ha avuto la fortuna di poterlo ammirare, come chi vi scrive- è invaso a perdita d’occhio dalle verdi colture di caffè, che si inerpicano senza sosta per le alte montagne e le strette valli della regione. I raccoglitori intenti a cogliere i preziosi frutti sembrano tanti chicchi di caffè tostato nelle varie sfumature di bruno, sparpagliati tra le colline come zucchero a velo su di una verde torta al pistacchio. Minas Gerais è dove si concentra la maggior parte della produzione del migliore caffè brasiliano, qui si producono 120.000 sacchi di caffè in media all’anno ed altri prodotti di largo consumo come tè e cacao. Gli agricoltori della zona contano principalmente sul lavoro proprio dei propri familiari ed hanno recentemente ottenuto la certificazione “equo, solidale e biologica” . Il commercio equo solidale è gestito con la rigida esclusione dalla filiera delle grandi multinazionali agricole – come la imponente Del Santo- il che garantisce ai contadini brasiliani prezzi giusti e dignità sociale. Il caffè coltivato a Minas Gerais è di qualità “ arabica, varietà Catuaì” Senza l’uso di antiparassitari o fertilizzanti chimici industrializzati le 300.000 piante di caffè vengono cresciute con l’aiuto di antiche tecniche “naturali”. L’essiccamento dei chicchi è lento e viene fatto al sole, in modo naturale. Così, oltre a non avere pesticidi, il caffè non perde le caratteristiche organolettiche ottenute nella crescita. Il risultato: una bevanda con caratteristiche qualitative uniche con una vena gentilmente “nocciolata”, un caffè di grande complessità e pienezza di gusto. La produzione viene venduta quasi tutta negli Stati Uniti e in Giappone . Quasi … tutta. Una piccola parte di questa miscela unica l’abbiamo potuta trovare e degustare anche in Italia, a pochi chilometri dalla capitale, presso il Caffè Hopera all’interno dello Shopping Village Castel Romano, dove abbiamo inaspettatamente incontrato chi veramente ama conservare la tradizione del buon caffè di qualità. Per l’attenzione posta nella selezione e nella scelta del caffè e soprattutto per la cura messa nella preparazione artigianale di una materia prima di qualità, il Caffè Hopera offre un prodotto veramente unico.Il caffè crudo importato dal Brasile viene tostato a legna presso una antica torrefazione di Napoli e può essere degustato nel locale, od anche acquistato per portarselo a casa come una “piccola reliquia”. La freschezza e la qualità del prodotto fanno sprigionare aromi e sapori impareggiabili, che non sono riscontrabili nei caffè da scaffale della grande distribuzione. Qui l’uso del migliore caffè arabica del mondo, si sposa con la cura maniacale dei dettagli : acqua di fonte, tazzina rigorosamente bollente, un poco di acqua vicino, la “mano” del barman, una macchina fumante alla giusta pressione , fanno del locale Hopera una esperienza obbligata per i buongustai della bevanda bruna.

Hopera caffè italian style cafè (Castel Romano Shopping Village Via Ponte di Piscina Cupa n°54 Roma)

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Spezie colori profumi e sapori - Natura d’Oriente

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“I benefici delle spezie sono innumerevoli: non soltanto le spezie consentono di migliorare il gusto delle pietanze, ma sono anche ricchissime di principi attivi, nutrienti e proprietà medicinali.

Di recente, ricerche scientifiche di base e cliniche hanno studiato i meccanismi d’azione delle spezie, che modulano anche altre proprietà, oltre quelle aromatizzanti e antibatteriche: vale a dire digestive, antiossidanti, antiproliferative, con un potenziale terapeutico non trascurabile”. E’ il parere di Emanuele Di Bartolomeo di Natura d'Oriente (www.naturadoriente.com), tra i maggiori esperti in materia di spezie, infusi e tea. Prodotti che negli ultimi anni destano sempre più interesse tra i consumatori, in particolare per le proprietà terapeutiche.

La Voce del Lazio. Duemila anni di storia si possono spiegare, almeno in parte, proprio attraverso le spezie. Non è un paradosso, perché la lista degli ingredienti indispensabili per imbandire i banchetti nelle case dei nobili romani, e poi delle corti medievali e rinascimentali, è una chiave per comprendere una delle principali motivazioni di quelle che conosciamo come le “grandi scoperte”. Tra quegli ingredienti, i più rari e quindi costosi, erano le spezie. Quali storicamente le più diffuse ed utilizzate?

Emanuele Di Bartolomeo. In epoca antica l'uso delle spezie era ampiamente diffuso tra gli Egizi. Già intorno al 2600 a.C. venivano forniti agli operai impiegati nella costruzione della piramide di Cheope dei cibi speziati, lo scopo era quello di mantenere le maestranze in forze, si riteneva infatti che l'aggiunta di spezie proteggesse dalle epidemie. Fra i ritrovamenti archeologici vi sono tracce di anicefieno greco,cardamomocuminoaneto e zafferano. Già in quest'epoca la gran parte delle spezie proveniva dall'India.

VDL. Secondo alcuni storici le spezie sono state lo strumento della rappresentazione all'interno di un sistema comunemente chiamato lusso, attraverso il quale il ricco proiettava nel mondo una certa immagine di sé. Oggi che ruolo ricoprono le spezie nell’immaginario collettivo?

EDB. Nel XVI secolo le cose cambiarono e l’Europa cominciò a fare un uso diverso delle spezie e a cambiare i propri gusti, riducendo così il loro commercio. Queste polveri che fecero il giro del mondo, che ebbero lo stesso valore dell’oro, per molto tempo non sono state più sulle nostre tavole, almeno non nella vecchia misura, e nemmeno sono state impiegate per cure e cosmesi. Eppure, i nostri sensi, il gusto, la vista e il tatto, vengono sempre stimolati dalle spezie, dal loro colore, dall’odore che si leva nell’aria avvolgendoci di mistero e seduzione. Sarà per questo che il secolo corrente guarda nuovamente a queste “droghe” con curiosità e affetto. L’apprezzamento verso vecchi/nuovi sapori, sembra avere così una leggera ripresa, probabilmente per il fascino esercitato dal gusto esotico e sicuramente anche per fattori legati all’aumento del numero di immigrati in Europa e nel nostro paese ed il nostro piacere nel viaggiare in questi paesi affascinanti. L’uso delle erbe e delle spezie è una parte integrale di tutte le forme di medicina tradizionale. L’OMS stima che 3,5 miliardi di persone nel mondo (circa il 65% della popolazione mondiale) utilizzano le piante medicinali associate con le spezie nell’ambito di pratiche mediche di base.

VDL. Dalle complicate e ormai improbabili ricette del “De Re coquinaria” attribuito ad Apicio emerge come il pepe ne fosse elemento primario, e proprio per procacciarsi quella spezia così rara le navi onerarie romane potevano arrivare fino in India, con guadagni stratosferici per i pochi che sapevano e potevano organizzare tali commerci. Quali sono le spezie che invece oggi sono più richieste dai consumatori?

EDB. Oggi molte erbe e spezie sono di uso comune per esaltare il gusto dei cibi e renderli più digeribili. Tra queste possiamo trovare: Curcuma, anice, paprika, cannella, zenzero, pepe, noce moscata e curry.

VDL. Spezie, frutta e verdura. Un “cocktail verde” che sembra essere efficace per combattere il cancro al seno, senza provocare effetti collaterali. Questo secondo i ricercatori della Louisiana State University, che in un articolo pubblicato sulla rivista "Journal of Cancer" spiegano che questi composti naturali si sono dimostrati capaci di contrastare le cellule tumorali. Quali sono le spezie più indicate per il benessere?

EDB. Come abbiamo accennato prima, ogni spezia ha un effetto curativo. Possiamo fare alcuni esempi. La curcuma rafforza il sistema immunitario. Presenta inoltre proprietà antinfiammatorie, antidolorifiche e antiossidanti. Lo zenzero favorisce la digestione ed aiuta l'organismo a depurarsi. E' perfetto per la preparazione di tisane da assumere per la cura e la prevenzione di mal di gola, raffreddore e influenza. Studi scientifici ne hanno dimostrato l'efficacia come antidolorifico in caso di artrite. Il peperoncino contribuisce a favorire la circolazione sanguigna ed a tenere sotto controllo i livelli degli zuccheri nel sangue, la noce moscata risulta utile in caso di pressione bassa e di reumatismi. Viene inoltre utilizzata per le malattie che colpiscono i bronchi e per i problemi di digestione. Anche il cumino è efficace nella riduzione del colesterolo e dei livelli degli zuccheri nel sangue Viene ritenuto efficace per il miglioramento della risposta immunitaria e nel contrastare l'osteoporosi.

VDL. I barman più esperti sostengono che per rendere un aperitivo cool contano le atmosfere, lo stile dei locali, la selezione degli ingredienti, la cura nelle presentazioni e soprattutto la presenza di erbe aromatiche e spezie. Quali sono le spezie più ricercate per gli aperitivi?

EDB. La maggior parte delle spezie sono ricercate… Pensiamo alla noce moscata, ai chiodi di garofano, allo zafferano, il sale e pepe, il cardamomo, l’anice stellato, cumino, berberè e tante altre ancora… Per alcune è necessario pestarle per altre grattugiarle altre ancora è sufficiente immergerle nel drink, ma come sempre l’utilizzo delle spezie necessita di profonde conoscenze merceologiche e buon senso, il rischio è quello di cadere in abbinamenti squilibrati o impercettibili.

Marialuisa Roscino