Chiancheria Gourmet Roma: la rivoluzione della carne arriva nella Capitale

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Il ‘Chianchiere’ in lingua napoletana è il macellaio, inteso non solo come mero venditore di carne, ma come un artigiano del gusto che, partendo dalla materia prima, crea prelibatezze. Non a caso prende il nome di Chiancheria Gourmet Roma il nuovo locale dei sogni per tutti gli amanti della carne che apre in via Ostiense 52, al centro del più dinamico quartiere della Capitale, in continuo fermento enogastronomico.

Hamburgeria, Gastronomia e Macelleria sono le tre anime di un format innovativo, capace di offrire al contempo una proposta street food di alta qualità e dei percorsi di degustazione più completi ed elaborati. Ai banchi inoltre, la possibilità di acquistare, in qualsiasi momento della giornata, carne, affettati, latticini, pane, pasta, conserve e tante altre squisitezze, da consumare sul posto o da portare a casa.
L’asso nella manica dei tre soci, Salvio Passariello, Marco Passariello e Pasquale Di Muccio, è senza dubbio la filiera unica. La maggior parte del prodotto proviene infatti dagli allevamenti di famiglia di Fattoria Carpineto, storica azienda di Presenzano (in provincia di Caserta), da sempre all’avanguardia nel proprio settore e oggi tra le realtà più importanti dell’intero Centro-Sud. È qui che vengono allevati, nel rispetto del benessere dell’animale, i bovini di razza Podolica e Marchigiana. Alimentazione composta solo da mais, orzo, avena e fieno coltivati in loco e macinati giornalmente (zero medicinali, zero insilati), acqua di fonte, massima attenzione circa la pulizia degli ambienti e l’igiene dell’animale, con un occhio di riguardo per i suoi ‘legami sociali’: sono questi i segreti per una carne di qualità superiore.
“L’assenza di ogni tipo di intermediari – sottolineano i tre soci – ci permette di offrire un prodotto eccellente a un incredibile rapporto qualità-prezzo. Raccontare e far capire la storia e la tradizione che c’è dietro una materia prima di così alto livello è il nostro obiettivo. Quella di Roma è una sfida stimolante che affrontiamo come sempre determinati e con grande passione. A parlare sarà poi soprattutto la nostra carne.”

Oltre alle varietà allevate in quel di Fattoria Carpineto, la proprietà seleziona in maniera rigorosa alcuni partner fornitori. Conoscenza diretta degli allevatori, visita degli allevamenti, studio dell’alimentazione degli animali, del clima e dei terreni sui quali pascolano: questi gli ‘esami’ da passare. È il caso della realtà di Massimiliano Gatti che alleva in Umbria il Bisonte Americano (nato in Canada), o di altre piccole aziende che allevano allo stato brado o semibrado razze selvagge come il Bufalo e il Maiale Casertano.
A finire nella mani del Chianchiere sono dunque solo prodotti top level. La lista degli hamburger con pane dei Camaldoli è lunga e golosa: si veda l’Hamburger di Vitello Marchigiano 180gr - Fattoria Carpineto con Provola e Friarielli Napoletani, o il Chiancamburger al piatto, in versione Bufalo o Bisonte, rigorosamente battuto al coltello. Tanti i fritti e gli sfizi, dalle Polpette al ragù della nonna al Timballo di Pasta fritto e farcito con carne di Vitello Marchigiano, passando per gli Arrosticini e le Bombette Pugliesi. Il tutto da degustare sul posto o da portar via. Ad arricchire la carta, a pranzo, una proposta giornaliera con primi e secondi piatti in base alla stagionalità e alla fantasia dello chef Raffaele Galasso: non possono mancare la Pasta e Fagioli o una Candela spezzata di Gragnano alla Genovese. Sempre presente una ricca proposta dal mondo vegetale. L’estro dello chef è infine ancor più messo alla prova per chi decide di addentrarsi in suggestivi percorsi degustazione, con pietanze al contempo ricercate e ricche di gusto (sia a pranzo che a cena): ecco il Bun al Vapore con Animella alle Mandorle, Insalata Iceberg e Pomodoro pelato e lo Spaghetto arrostito con spuma d’Uovo e Guanciale croccante, senza dimenticare le diverse versioni di Tartare, Carpacci e Brasati.
In alternativa si può sempre scegliere il taglio di carne desiderato dal banco Macelleria per succulente tagliate o bistecche. Le stesse che si possono acquistare per il consumo domestico. Quello della spesa rappresenta infatti un plus importante di Chiancheria, tanto più nell’angolo Gastronomia. Qui si va dal pane caldo di Roscioli alle eccellenze del Salumificio F.lli Billo. Non può mancare la Mozzarella e i formaggi di Bufala Campana del Caseificio Punto Vitale insieme ad altri latticini della tradizione (come il Conciato Romano e il Pecorino Irpino). E poi Pasta di Gragnano del Pastificio Gentile, Lupini Grandi Vairanesi, Peschiole, Papaccelle Napoletane, Colatura di Alici di Cetara e altre golose conserve artigianali (tra le quali figurano diversi presidi Slow Food). Il tutto acquistabile ogni giorno dalle ore 8.00 alle 02.00.

Sul fronte beverage, la scelta è ampia e eterogenea. In primis birre artigianali, sia alla spina che in bottiglia, firmate Baladin, Karma e Cask Beer World Top. Di spessore la lista delle bollicine, italiane e francesi, come gli champagne Louis Roederer, Bruno Paillard e Pierrer – Jouet. Non sono certo da meno altri grandi vini della Penisola, da Allegrini ad Antinori, con un focus campano che vede, tra gli altri, Galardi, Mastroberardino e Vestini Campagnano.
Chiancheria Gourmet Roma è stato realizzato con la consulenza di Vinòforum, azienda leader nella comunicazione e marketing food & beverage, che per l’occasione ha collaborato alla creazione di un format dalle caratteristiche uniche.

Chiancheria Gourmet Roma
Via Ostiense, 52 – 00154 Roma – Tel. 06 94890461
Aperto dal lunedì alla domenica, dalle ore 08.00 alle 02.00
 

Ristorarsi a Borgo Pio con Passpartout

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Ha aperto ufficialmente Passpartout, il locale vicino a San Pietro che si presenta come punto di ristoro nel cuore di Borgo Pio. Tra i tanti negozi e ristoranti turistici della zona Prati, Passpartout si distinguerà per un’identità internazionale e un’offerta attenta.

DAL ‘500
Partendo dalla storia, il locale si trova al piano terra di un palazzetto del ‘500 che nel corso dei secoli subisce diversi rimaneggiamenti. Il lavoro di restauro in corso porterà nei prossimi mesi alla realizzazione di un albergo con 14 stanze e una terrazza con vista su San Pietro e i tetti di Roma, uno spettacolo per ora riservato solo agli addetti ai lavori. La terrazza sarà in grado di ospitare eventi in un’atmosfera unica.

La struttura del locale è tipica della complessa urbanistica del Rione Borgo, che ha vissuto da sempre un rapporto privilegiato con la chiesa, per la sua vicinanza allo Stato del Vaticano. Vero cuore del Rione, è la via sulla quale affaccia Passpartout, voluta da Papa Pio IV, e poi portata a termine da Papa Gregorio XIII. A pochissimi passi dall’ingresso è visibile il Passetto, complesso murario eretto da Leone IV per difendere San Pietro dai Saraceni.

LA CHIAVE
Il locale si snoda con una struttura unica e riconoscibile dove si articolano diversi ambienti, che permettono di vivere il locale in tutti i momenti della giornata. Si parte dall’ingresso a due portoni, con un ampio bancone dove ruota l’offerta del locale, tra colazioni, aperitivi, cocktail e la brace.

Dopo un corridoio lungo e stretto – passando si può dare una sbirciata alla cucina all’opera – si giunge a una prima saletta, che si protende in una seconda, poi in una terza e in una quarta. Da qui si accede al bellissimo giardino esterno, immerso tra i palazzi di Borgo Pio. Dal secondo ingresso, un lungo corridoio porta, parallelamente al primo, a una piccola piazzetta, uno spazio esterno su cui converge l’intero stabile.

A PROPOSITO DELL’ARCHITETTURA
L’architettura del locale, curata dagli architetti Mauro Angeleri e Mauro Corsetti, si distingue per un’eleganza urbana, ma con uno spirito che punta all’accoglienza e alla trasversalità. Ispirato a uno stille anni ‘50 nei tavoli, nelle carte da parati e nei dettagli dorati del bancone e delle lampade, Passpartout conserva molti richiami della struttura preesistente ai lavori, come i soffitti in legno del ‘500.

A TAVOLA
Due i menu, uno per la giornata, con burger, piatti del giorno, uova e insalate; uno per la sera con una selezione che va dagli antipasti ai dolci. La tradizione non può mancare, ed è ben rappresentata dalle paste romane, dai taglieri, dalla selezionata carta dei vini. Poi ancora cucina alla brace, con piatti di carne e pesce al josper dove la materia prima è centrale.

Disponibile tutto il giorno, una carta di assaggi, gli “spezzafame”, piccole portate con cui fare uno spuntino di mezza mattinata o un aperitivo. Sono ad esempio il Tentacolo di polpo al Josper, il Salmone marinato con arancia, vaniglia e crème fraiche al dragoncello, il Maialino affumicato alla brace con scalogno caramellato o il Fritto di alici alla scapece.

AL BAR
I cocktail sono preparati con i prodotti dalla Bottega, una selezione firmata Passpartout di conserve, liquori, marmellate e molto altro, in vendita nel locale. Tra i cocktail più caratteristici: Passetto, con Cognac, tè verde alla menta, succo di limone, confettura di mele renette ed essenza di cannella o Fumè, con Rey Whiskey, liquore al limone, sciroppo di pepe e chiodi di garofano, affumicatura di rosmarino.

A guidare l’attività la famiglia Marchesani, tre generazioni di ristoratori, capitanati dalla madre Venerina, passando per i figli Domenico e Nicola, per arrivare oggi ai nipoti, un’intera famiglia dedita alla ristorazione e all’hospitality con numerose altre attività in zona.

Per farsi guidare in questa nuova impresa scelgono Laurenzi Consulting, società di consulenza specializzata nell’ideazione di nuovi format, nell’intento di dare una marcia in più al locale e creare qualcosa di veramente unico a Borgo Pio, il loro quartiere.

Passpartout è aperto tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle 11.00 all’1.00.  Borgo Pio, 50 – 00193  Tel. 0668134491

 

 

 

 

Food And Travel Awards al gelatiere romano Eugenio Morrone

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Il Food and travel Awards incorona Eugenio Morrone miglior gelatiere dell’anno. Sulla base delle preferenze dei lettori, degli esperti del settore enogastronomico e turistico e della redazione del famoso magazine e dei giornalisti del settore, il “Cristiano Ronaldo” dei gelatieri porta nelle sue gelaterie di Roma, che si trovano in Piazza Roberto Malatesta 15/16 e in via IV Novembre 95, un altro prestigioso riconoscimento.
La cerimonia si è svolta al Forte Village di Santa Margherita di Pula in Sardegna, dove si sono ritrovate le migliori eccellenze italiane nel settore turistico ed enogastronomico come Davide Oldani, Heinz Beck, Sal De Riso (pasticceria), Bruno Vespa (cantina di vini) e tanti altri maestri enologi, pizzaioli e tour operator,.
Appena un mese fa a Firenze, il giovane maestro gelatiere romano aveva vinto il Gelato Festival 2018 ”All Stars” confermandosi come il Miglior Gelatiere italiano, visto anche il successo conseguito dalla guida Gastronauta a luglio.
Marialuisa Roscino
 

Farina Pick Your Kind sbarca a Trastevere: apre Farina Kitchen

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Prodotto di punta il Pagnottello, best seller del marchio che ora punta anche alla cucina mediterranea con una proposta che spazia dai primi piatti fatti in casa alla pizza napoletana

Dopo Tiburtina, zona Libia e Malaga, il brand Farina Pick Your Kind sbarca a Trastevere con Farina Kitchen, il nuovo locale capitolino - il quarto del giovane Luigi Beninati - che non tradisce lo stile pop del marchio di successo e che ora punta a conquistare anche gli abitanti di uno dei quartieri più affascinanti della Capitale con un’offerta che spazia dal pranzo alla cena, passando per l’aperitivo.

Il format è lo stesso dei ‘fratelli’ Farina Tiburtina, Farina Lab e Farina Malaga in Spagna, a metà strada tra la pizzeria e la cucina, ma l’offerta si amplia con nuove proposte esclusive della sede trasteverina (70 coperti in tutto), a partire dai primi piatti e da alcune varianti del Pagnottello. Un prodotto quest’ultimo che, oltre a rappresentare un punto di riferimento nel panorama romano dello street food, è anche il prodotto bandiera del brand, i cui tratti distintivi sono la lievitazione (72 ore con farina forte, integrale o speciale, come quella a base di carbone vegetale), la farcitura con prodotti rigorosamente made in Italy, soprattutto campani e pugliesi, e la cottura a legna al momento.

Cinque in particolare le versioni Kitchen di questo panino, liberamente ispirato al Panuozzo di Gragnano, presenti in menu: si va dalle interpretazioni partenopee come Radici (con ragù alla genovese e scaglie di pecorino romano Dop) e Donna Maria (con scarola napoletana) a quelle più creative come Black Sabbath (con patate cacio e pepe, pomodorini cotti a legna, pancetta coppata croccante e ricottina di bufala), Trinacria (pesce spada piastrato, pesto alla trapanese, songino e pomodoro verdone) e Baby Pork (sfilaccio di maialino, demi-glace di mele, patata schiacciata e salsa verde). A questi si aggiungono altri 29 Pagnottelli, tra quelli classici stagionali (presenti in tutti i locali Farina), integrali e dolci, insieme a otto primi piatti, di cui sei a base di pasta fresca homemade, quattro tipologie di focacce Kitchen gourmet, dieci pizze napoletane cotte a legna (5 rosse e 5 bianche), i fritti, tra cui le patatine artigianali tagliate a mano, le insalate e i diversi taglieri di mare e di terra “main course”. Il tutto arricchito da dolci di propria produzione o provenienti da Napoli e in abbinamento ad una selezione di birre di qualità e ad una carta dei vini che conta oltre 50 etichette da tutta Italia.

“In questi anni Farina Pick Your Kind – spiega Luigi Beninati,ideatore del marchio insieme a Roberto Blatti e titolare dei quattro locali Farina – è cresciuto molto. Dall’apertura del primo locale ad oggi, infatti, il brand si è evoluto fino a comprendere un progetto di ristorazione più ampio, che allo street food abbina le ricette della tradizione partenopea e romana rivisitate secondo il nostro stile. Il Pagnottello è diventato ormai un best seller che continua a spopolare ed è proprio sulla scia di questo successo che con il mio socio Lorenzo Napoli abbiamo deciso di dar vita alla nuova sede trasteverina, per la quale è stata messa a punto un’offerta culinaria ancora più varia e allo stesso tempo studiata e accurata con l’aiuto dello chef Emanuele La Corte”.

Una cura per i dettagli che si evince nella scelta delle materie prime (eccellenze italiane come la mozzarella di bufala campana DOP, la stracciatella e la burratina pugliese) e dello staff, composto da una decina di giovani, quasi tutti under 25. Gli arredi, arricchiti dalle caratteristiche maioliche dipinte a mano tipiche di Farina Pick Your Kind, portano la firma dell’architetto Antonella Beninati, dello studio Rehbuild di Roma.

Il locale è aperto 7 giorni su 7 dalle ore 12.00 alle ore 15.30 e dalle ore 18.00 alle ore 00.30. Il pranzo prevede, in aggiunta al menu, tre primi del giorno per una proposta top level ma a prezzi democratici.

Blue Haze Photography
 

A Roma apre il ristorante Moi, cucina dinamica. piatti originali e sostenibili da gustare in uno spazio moderno ed elegante nel cuore del quartiere Fleming

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Nel cuore del quartiere Fleming a Roma (Via Antonio Serra, 15) si trova Moi, un ristorante moderno ed elegante, dove la parola d'ordine è stagionalità. Moi nasce dall'idea di Michela Ulpiani e Thomas Moi. Dall'unione delle loro esperienze nell'ambito della ristorazione prende forma uno spazio accogliente dove gustare piatti creativi realizzati con prodotti freschi e di stagione.

Il menu di Moi è ispirato all'idea di un cibo genuino e sostenibile dove la stagionalità è l'ingrediente principale di ogni ricetta. La proposta varia giornalmente per offrire i prodotti più freschi e invitanti selezionati dallo Chef Thomas Moi. La sua è una cucina dinamica che cambia in base ai colori e ai profumi del periodo. Il risultato sono piatti originali ed eleganti in cui l'utilizzo di pochi ingredienti permette di esaltare la materia prima.
La frutta e la verdura vengono scelte ogni settimana dallo chef con la collaborazione all'azienda Agricola Poggi che produce a Ciciliano, piccolo comune tra Tivoli e i Monti Simbruini. Qui i terreni vengono coltivati con metodi naturali e nel pieno rispetto dell'ambiente per offrire ai consumatori dei prodotti di qualità.
Per la carne, il pesce e i formaggi il Ristorante Moi si rifornisce da ORME-Valori agricoli ritrovati.
La carta dei vini propone soprattutto etichette di piccoli produttori.

Lo Chef del ristorante Moi è Thomas Moi che, giovanissimo, inizia a lavorare nella cucina della vineria I Tre Bicchieri di Ostia con il Maestro Antonio Chiappini (tra l'altro insegnate della scuola A Tavola con lo Chef).

Allo Chef Antonio Chiappini deve molto, innanzitutto la passione e il rigore per il suo lavoro. Thomas Moi continua quindi il suo percorso all'Osteria dell'Orologio di Fiumicino con lo Chef Marco Claroni, altro incontro fondamentale nella sua formazione. Nel 2011 si trasferisce a Londra per una significativa esperienza all'Apsleys di Heinz Beck dove resta per circa un anno.
Tornato in Italia continua a lavorare in vari ristoranti della Capitale fino a che non decide di aprire un suo spazio.

Ad aiutarlo in questa impresa c'è Michela Ulpiani che, forte della sua esperienza pluriennale come direttrice del Ristorante dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, si occupa della direzione e della gestione del Ristorante Moi.
Ad affiancarli in sala c'è Alessandro Grillo che ha già lavorato con Thomas Moi prima a I Tre Bicchieri di Ostia e poi all'Osteria dell'Orologio di Fiumicino. Dopo tre anni passati a Berlino torna a Roma e diventa responsabile di sala del Ristorante Moi.


Lo spazio è stato progettato da Ocra Studio. Materiali, forme e colori sono gli ingredienti che rendono Moi un luogo accogliente e internazionale dove è facile sentirsi a casa. Il locale si distingue per le grandi vetrine che dominano tutto l'ambiente. A incorniciare la vetrata ci sono le due pareti "corte" trattate diversamente: da un parte la parete è in mattoni dal colore caldo tipico del laterizio, dall'altra è in acciaio corten dall'aspetto ruvido.
Di fronte all'ingresso due "feritoie" ricavate all'interno di portelloni in ferro lasciano intravedere il laboratorio di cucina, il focolare del locale.
La sala di 26 posti è caratterizzata da volumi puri in diverse tonalità di grigio a evidenziare le geometrie. L'omogeneità delle finiture viene rotta dall'inserimento di materiali diversi trattati al grezzo: il legno, il ferro, il laterizio. L'illuminazione si divide in due combinazioni, dal lato pass-cucina delle "ampolle" pendono sulla zona accoglienza, la restante parte del locale è servita da cubi realizzati in OSB (oriented strand board) che completano la porzione di controsoffittatura definita dalla sommatoria di parallelepipedi di diversa dimensione e dalle diverse sfumature.
L'utilizzo di materiali scabri ed essenziali viene mitigato dal calore della luce e dalla scelta di arredi e complementi che donano all'ambiente un'atmosfera confortevole.

Moi Cucina dinamica Via Antonio Serra, 15 - Roma

Foto Massimo Scognamiglio.
 

Birretta and Wine, ecco dove si trovano i migliori hamburger di Roma

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Ben 18 tipi di panini classici, più quattro speciali e due “estremi”, oltre a otto “panini della settimana” che sono novità che ruotano ogni sette giorni. Queste le caratteristiche di Birretta and Wine, locale di Roma che si sta facendo apprezzare tra gli appassionati di hamburger (e non solo) come uno dei luoghi imperdibili. Basta assaggiare alcuni dei panini speciali per capire che nel locale situato nel quartiere Prati si trovano i migliori hamburger della Capitale.

La storia di Birretta and Wine (che si trova in Via Simone de Saint Bon, 69-73) nasce pochi anni fa come Beer Shop, tanto da diventare in poco tempo un punto di riferimento per i giovani. Questo grazie alla notevole offerta di birre, sia alla spina che in bottiglia, e al posizionamento nel quartiere Prati.
Da quattro anni il salto di qualità, che ha visto Birretta and Wine aggiungere il food alla propria denominazione e diventare una delle hamburgherie più rinomate in città. Questo anche, e soprattutto, per la scelta dei proprietari Riccardo e Sissy Giorni di puntare al massimo della qualità per tutte le materie prime. A cominciare dalla carne della storica macelleria Feroci e dal pane di Romeo Chef and Bakery.
Quello che caratterizza Birretta and Wine è sicuramente il Menu che propone dei panini veramente insoliti con una serie di unioni d’ingredienti gourmet e con un’offerta in continuo rinnovamento. Inoltre, ogni panino può, a richiesta, essere declinato in versione veggie (con hamburger vegetariano) e/o con pane per celiaci. Tra gli hamburger più gustosi e gettonati ci sono sicuramente il “Birretta And Wine Burger” (roast-beef di manzo al sangue, cipolla caramellata, guacamole, formaggio cheddar, pomodoro, cetriolo, cipolla stufata, insalata, ketchup e pane con semi di sesano) e il “Pepper Burger” (hamburger di manzo da 200 g., formaggio cheddar, fonduta di cacio e pepe, bacon croccante, radicchio e pane con semi di papavero). Come ha spiegato Riccardo Giorni molti panini sono ispirati da piatti e prodotti gustati in giro per il mondo, e da qui la volontà di riprodurli nei vari panini.

Oltre agli hamburger è possibile trovare una varietà di piatti a base di carne classica, pollo, maiale, insalate, verdure e una parte di friggitoria molto intrigante, oltre una selezione di dolci “home made”. Tutti i prodotti sono rigorosamente freschi, a cominciare dalle immancabili patate.
La strada di Birretta and Wine non si ferma qui e dopo diverse serate col vincitore di Masterchef Stefano Callegaro, allo studio ci sono ulteriori serate con chef stellati a impreziosire quella che già oggi si afferma come una realtà d’eccellenza nel panorama gastronomico romano.
 

Cremilla, apre a Roma la prima sede ufficiale della gelateria con pasticceria “Oltremodo golosa”

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Dopo il Mercato Centrale di Roma e Firenze, Cremilla inaugura a Via di Porta Castello

Nell’Ottobre del 2016 la prima apertura all’Interno del Mercato Centrale di Roma, segue a pochi mesi di distanza quello di Firenze: oggi Cremilla è pronta ad aprire la sua prima sede ufficiale.
Si trova in Via di Porta Castello, tra il quartiere Prati e Borgo Pio, nel cuore della Roma che accoglie ogni giorno romani e turisti.

Gelateria sì, ma anche tanta pasticceria in questo punto vendita che rispecchia nello stile e nel gusto una piccola “casa del gelato”. 24 carapine in continua rotazione, fontane di cioccolato, due tipi di panne montate e una proposta di dolcezze da capogiro accolgono il viaggiatore che entra nel punto vendita.

IL GELATO

Tra i gelati spiccano diversi gusti vegani e senza glutine, come il cioccolato fondente a base di acqua, le frutte realizzate con oltre il 50% di frutta fresca, e i gusti a presidio Slow Food, tra cui la mandorla di Toritto e il biscotto di meliga. Impossibile non assaggiare Mediterraneo, con mandorla, crumble e scorza d’arancia, il Mascarpone, realizzato con mascarpone fresco, il Bacio di Cremilla, con crema alla nocciola, cioccolato gianduia e mandorle tostate, il pistacchio di Stigliano, dal piccolo comune della Basilicata in provincia di Matera, o la nocciola dei Monti Nebrodi.

Per il suo gelato, Cremilla utilizza unicamente, come addensante naturale, la farina di semi di carruba siciliana ricca di fibre, proteine e antiossidanti per un risultato privo di additivi artificiali (emulsionanti, grassi idrogenati, coloranti, e conservanti). Il gelato viene mantecato continuamente nel laboratorio, a vista sia da strada che dall’interno del negozio, per garantire un prodotto sempre fresco e cremoso: un gelato “espresso”.

I DOLCI

Ma c’è anche tanto altro spazio per le dolcezze. Cremilla infatti si arricchisce di una proposta di pasticceria moderna altamente curata, tutta a base di semifreddi, che comprende sia torte che monoporzioni. Oltre ai dessert classici, tra cui il tiramisù, la millefoglie e la foresta nera, molte creazioni personalizzate che variano secondo i prodotti di stagione.

C’è l’Assoluto, con pan di Spagna al cacao, gelato al cioccolato fondente, semifreddo al pinolo e pinoli tostati; la Smith con biscuit alla mela verde e cannella, cremoso al biscotto e gelèe alla mela verde; l’Oriente, con semifreddo al mango, semifreddo alla panna, gelèe allo zenzero, biscuit e glassa al mango; la Modicana, con semifreddo alla nocciola, semifreddo al cioccolato di Modica, cremoso ai cereali all’avena e al cioccolato.

Ma non finisce qui. Nell’offerta di Cremilla anche waffle e pancakes, classici o al cacao, con frutta e gelato, Yogurt biologico con granelle, frutta secca e sciroppi, e un’intera carta delle crepes da farcire e gustare a piacimento. Non manca una dedica speciale al benessere con estratti, Smoothies e Milkshake dai nomi ispirati ad artisti famosi, come Matisse e Mondrian. Non a caso uno dei filoni che fa parte dell’identità di Cremilla è proprio la passione per l’arte: il primo punto vendita accoglie quattro rappresentazioni dell’offerta realizzate dall’artista Nina Voluta e sulla parete di sfondo un omaggio dello street arter contemporaneo Mauro Pallotta, molto conosciuto in questo quartiere soprattutto per il murales su Papa Francesco.

CHI E’ CREMILLA?

Al centro dell’identità della gelateria, c’è Cremilla. Personaggio favoloso, viaggiatrice, pasticcera, sognatrice e gelataia che rappresenta l’animo goloso di ciascuno di noi.
Attraverso la voce di Cremilla, il gelato si racconta e si trasforma in un viaggio ad ogni assaggio. Da questo concetto nasce il brand, studiato da Laurenzi Consulting, società specializzata nell’ideazione e realizzazione di format per la ristorazione. Un vero viaggio attraverso la golosità.


 

A Roma il 25 gennaio l’inaugurazione di Moku, Japanese Food piatti dall’oriente da gustare in un giardino incantato

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Un giardino ristoratore. Sarà inaugurato il 25 gennaio alle 19, in via Tiburtina 440 a Roma, MOKU, un ristorante di 800 mq dove si potrà assaporare una cucina fusion orientale, con piatti tipici giapponesi, cinesi e thailandesi. L’idea di Marisa Jiang Kefeng, imprenditrice proveniente da Zhejiang, regione della Cina del sud, è quella di fondere e intrecciare la ricerca del benessere con la natura, valore fortemente presente nella cultura giapponese, e il gusto del cibo. Per questo MOKU, che in giapponese significa albero, appare come un vero e proprio giardino dove il legno e le piante sono gli elementi che dominano regalando serenità ed equilibrio.
La cura dei piatti è studiata nei minimi dettagli, con un menù ricco di proposte.
Ricercatezza e qualità del cibo accompagnano il piacere di gustare ed assaggiare, per scoprire sapori sempre nuovi e diversi della tradizione orientale.

MOKU sarà aperto tutti i giorni, a pranzo e a cena, offrendo ai suoi clienti anche la possibilità di un apericena. All’inaugurazione, giovedì 25 gennaio alle 19, hanno confermato la presenza Anna Falchi e Matilde Brandi.
Oltre a numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, sarà presente anche Fabio Barone, pilota detentore di due Record del Mondo di velocità che si sta preparando per una nuova spettacolare sfida in Marocco ad ottobre. Per l’occasione Barone porterà all’ingresso del ristorante tre modelli esclusivi della Rossa di Maranello che potranno essere ammirati da ospiti e invitati.
 

Santa Brace, ha aperto a Roma l’8 dicembre il nuovo ristorante dedicato alla carne

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Nella zona dei Colli Portuensi è arrivato Santa Brace, locale che mira a diventare un nuovo luogo di riferimento per gli amanti della “buona carne”. Nel menu, un grande viaggio gastronomico che declina la carne in tutte le sue sfumature, dai crudi alle lente cotture, dalla brace alle marinature, ridefinendo in modo contemporaneo il concetto di ristorante di carne. Due piani, con un grande spazio esterno, accolgono il cliente in un ambiente inaspettato, dai dettagli intimi e dagli spazi estremamente curati.

LA STORIA
Santa Brace nasce dalla volontà di una giovane imprenditrice cinese e grande appassionata di cucina italiana, che decide di avvicinarsi al mondo della ristorazione affidandosi alla Laurenzi Consulting, società leader nell’ideazione e realizzazione di format food & beverage.
Santa Brace sarà un ristorante italiano, dedicato alla carne in chiave assolutamente attuale. Sin dal nome, un omaggio giocoso alla brace, che diventa “Santa” perché la carne viene riabilitata nell’alimentazione di tutti i giorni, purché sia scelta con attenzione, ben lavorata e ben cotta.

LA CUCINA
La cucina di Santa Brace è un inno a questo grande prodotto, dove anche i vegetariani possono trovare comunque valide alternative, nell’idea che il cibo sia sempre elemento di condivisione e non di esclusione. La materia prima è al centro, come evocano le immagini selezionate per le pareti che rimandano non solo al prodotto ma anche all’identità delle macellerie d’epoca.
Come partner nella proposta della carne, Santa Brace ha scelto la storica Macelleria Bombelli, che dal 1931 ha tramandato di padre in figlio un’autentica scienza della carne. Il padre Maurizio con i figli Fausto e Mauro Bombelli lavorano carni da tutto il mondo e hanno selezionato per Santa Brace, con grande attenzione a tagli e razze, la migliore materia prima. Anche per questo motivo la sala inferiore ospita una cella a vista per il controllo della frollatura dei lombi.
COSA SI MANGIA
Così da Santa Brace il concetto di “Tagliati per la carne” si esprime in un menu goloso e succulento, che offre un ampio spettro di tecniche di lavorazione del prodotto: crudo, marinato, brasato, stagionato, alla brace, alla griglia e affumicato.
Si parte dalla gastronomia a vista, con una ricca scelta di affettati e formaggi, italiani e spagnoli, che compongono sontuosi taglieri. Si passa poi agli antipasti di crudi, con piatti di carpacci e tartare, come la Tartare di manzo con castagne, porcini e tartufo nero, o il Carpaccio di Black Angus Affumicato. Il Grand Plateaux permette inoltre agli amanti del crudo di carne di assaggiare una selezione più ampia di tartare e carpacci.
La griglia di Santa Brace è interpretata in chiave tecnologica e moderna, grazie alle cotture in X-Oven, forno a brace a tre cassetti alimentato a carbone di legna, che permette di sperimentare diversi tipi di cotture all’interno della stessa macchina contemporaneamente, mantenendo sempre un alto grado di succulenza.
La brace è il regno dei tagli di carne: qui si può scegliere tra varie razze, come Black Angus, carne rinomatamente succulenta e saporita come solo quella scozzese sa essere, Scottona Bavarese Kaiserin, carne tedesca delicata con almeno il 15% di marmorizzazione del grasso e un minimo di 21 giorni di frollatura, Danese Extra, una variazione più grassa e più saporita della classica danese, e infine le razze nazionali, una selezione delle migliori razze del nostro territorio. Per queste proposte sono disponibili tre diversi tagli, entrecote, fiorentina, costata, con le loro grammature.
Si passa poi ai piatti speciali, con cotture di diversi stili e contorni che si abbinano al carattere delle carni. Qui abbiamo Picanha Danese Extra con funghi alla brace, ma anche Pluma di maiale iberico Joselito con patate novelle, Petto d’anatra con prugne, patate e zenzero, Filetto alla Rossini con Foie Gras e tartufo, Tagliata di agnello con carciofo alla giudia. Tra la selezione di lente cotture, proposte brasate e salsate “alla vecchia maniera”, la Pancia di maiale con verdure alla soia o Cinghiale brasato al vino rosso.
Non può mancare una selezione di burger serviti con una cascata di patate fritte, ma anche una piccola proposta di primi per accontentare proprio tutti. Presto la proposta si arricchirà anche di un succulento Sunday Roast.

COSA SI BEVE
La carta dei vini è molto ampia e trasversale, e comprende un’attenta selezione di vini soprattutto rossi che si sposano con le varie gradazioni di gusto della carne, senza dimenticare bianchi e bollicine. La mescita è ricca e comprende ogni giorno 6 scelte, che si possono gustare al banco gastronomia all’ingresso, tra i tavoli più intimi del primo piano, oppure sui grandi conviviali del piano inferiore.
Orari di apertura: dal martedì alla domenica, dalle 12.30 alle 15.00, dalle 19.30 alle 23.00. Chiuso il lunedì.

Santa Brace – Via Isacco Newton 100 - 00151 Roma - Tel: 06.8693 3527


 

Apre a Largo Argentina il salotto di Mercerie: il format innovativo firmato Igles Corelli

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Inaugura il 15 dicembre - a largo Argentina a Roma- il “salotto del gusto” di Mercerie, l’innovativo progetto di high street food firmato Igles Corelli.
Lo chef stellato del ristorante Atman di Lamporecchio vuole, con questo concept, dare il via a una vera e propria rivoluzione nel food proponendo un modo nuovo di avvicinarsi all’esperienza dell’alta cucina. E lo fa con un format senza precedenti, recentemente premiato da Puntarella Rossa come “miglior format innovativo dell’anno”.

L’idea di Mercerie High Street Food nasce dal desiderio di proporre la qualità dei piatti stellati in piccoli assaggi che rendano accessibile a tutti un percorso culinario generalmente piuttosto costoso.
Una serie di ricette di alto livello -riassunte in praline, bottoni e lasagnette, sempre diverse anche in base alle stagioni - viene presentata in un formato accattivante e di facile consumo, ideale anche per l’asporto o per uno spuntino durante una passeggiata tra le bellezze di Roma.

Nel locale di piazza Argentina si potrà consumare le prelibatezze dello chef comodamente seduti nel salotto che un tempo ospitava uno storico negozio di stoffe al quale è ispirato il nome del progetto stesso.
In un ambiente che mantiene l’antico fascino della bottega(grazie alla conservazione dei pavimenti d’epoca con cementine originali del 1900) si fondono stili contrastanti tra il moderno e il visionario, come lo sono le ricette proposte. Il filo conduttore del progetto, realizzato dagli scenografi milanesi Cavalletti-Pagliericcio, è la cucina circolare di Igles Corelli, richiamata dai due banconi a forma tonda. Nel salotto al centro della città, i cocktail sono firmati da uno dei migliori bartender emergenti della Capitale. Riccardo Colasanti crea e rivisita nuovi e antichi drink da associare ai migliori assaggi dello chef. L’aperitivo, sempre accompagnato da 3 ricette soddisferà la vostra voglia di sperimentare. Per la cena invece fatevi accompagnare dagli abbinamenti studiati dal premiato sommelier Samuele del Carlo che ha selezionato decine di etichette di vino rigorosamente naturali.

Molte esperienze in un solo locale.
Dalla colazione, all’aperitivo, fino al dopocena una proposta sempre diversa per ogni momento della giornata.
La piccole porzioni, accostabili in diverse declinazioni, permettono di assaggiare più sapori, a volte contrastanti, e di abbinarli in base al gusto personale. L’obiettivo è un menù sartoriale, su misura del gusto e del budget del cliente.
"Con questa nuova ambiziosa sfida - spiega lo Chef Corelli - desidero dare il mio contributo ad una ristorazione che, senza rinunciare alla qualità, sia anche veloce e facilmente fruibile, ma sempre rigorosamente elegante e sorprendente”.

Roma, Via S. Nicola de' Cesarini n. 4/5 – Largo di Torre Argentina- inaugurazione il 15 dicembre 2017

 

Bulzoni, ha riaperto la storica enoteca di Viale dei Parioli

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Dopo la ristrutturazione, finalmente ha riaperto la storica Enoteca Bulzoni. Grazie all’intervento voluto dai due fratelli Alessandro e Riccardo Bulzoni, gli appassionati di vino ritrovano uno dei luoghi di riferimento in città.
All’enoteca si aggiunge una piccola cucina e un banco che completeranno a 360° l’esperienza di scegliere, acquistare e fruire il vino. Una cucina pensata per accompagnare il vino, che sa ridefinire gli spazi dello storico negozio del 1929.
LA STORIA
E’ proprio nel 1929 che Emidio Bulzoni, nonno di Alessandro e Riccardo e autore di un trattato di “Consigli e pratica del commercio vinicolo”, aprì nell’allora periferico quartiere Parioli, il “Vini e Oli” al civico 36. Il negozio vendeva soprattutto vino, aceto e olio sfuso destinate agli operai e alle famiglie che allora abitavano la zona.
Negli anni ’50 subentra nel negozio il padre Sergio, che introduce i primi vini imbottigliati e i prodotti dall’estero. Nel frattempo anche il quartiere evolve, con i suoi abitanti. Parioli diventa meta ambita per un ceto sociale benestante, che acquista vino quotidianamente per il fabbisogno dell’intera famiglia. Ma è con il 1972 che arriva un nuovo cambiamento: i vini si vendono ormai esclusivamente in bottiglia, con una piccola mescita al bicchiere che permette al cliente di assaggiare il vino sul posto. Bulzoni diventa ufficialmente “Enoteca”.
Alessandro lavora nel negozio dalla metà degli anni ’80, mentre Riccardo dall’inizio del 2000. I due fratelli sono dunque la terza generazione di Bulzoni a guidare l’attività e hanno dato all’enoteca un’identità unica nel mondo del vino. In questi ultimi 20 anni infatti, hanno operato una selezione nella proposta dei vini molto personale, e per primi hanno portato sugli scaffali bottiglie di produttori artigiani e piccoli artisti del vino. Bulzoni è diventato quindi un punto di riferimento per la vendita di vini artigiani, prodotti senza l’aggiunta di sostanze chimiche, né in vigna né in cantina, veri e propri “vini di esperienza”.
Il 2017 è l’anno della svolta per l’enoteca, che introduce il concetto di “Vini e Cucina”. Dal lavoro della proprietà con Laurenzi Consulting - società leader nell’ideazione e nella realizzazione di format per la ristorazione – in collaborazione lo studio di architettura Strato, nasce una nuova Enoteca Bulzoni.

L’intervento sugli spazi ha puntato infatti alla creazione di una “nuova esperienza” che ruota sempre intorno al vino, ma passa dal concetto di negozio a quello di wine bar, da luogo d’acquisto a luogo di destinazione. Nel nuovo Bulzoni, si può comprare una bottiglia, dalle 10 del mattino a mezzanotte. Ma oggi si può anche sedersi, scegliere un piatto dal menu o un assaggio dal banco e gustare un bicchiere immersi tra le oltre 1000 etichette dell’enoteca.
L’ARCHITETTURA
All’interno lo spazio è completamente ridefinito, in favore della nuova natura dell’attività. Cucina, tavoli e sedie – ce ne sono 30 interne, escludendo il grande tavolo della piccola sala per degustazioni, che ospiterà circa 10 persone – un grande bancone per la mescita e per la gastronomia: queste novità accolgono il cliente in una sala centrale dai toni rosso vinaccia avvolta da due piani di bottiglie.
I VINI
La proposta vinicola si fruisce sia dalla lavagna al banco con la mescita del giorno, sia dalla carta dei vini, con una selezione voluta da Alessandro e Riccardo, sia dall’intero ventaglio degli scaffali dell’enoteca, che mantiene la sua natura di negozio, al piano superiore e a quello inferiore, dove si nasconde una cantina in fermento sin dal 1929.
La carta riassume in poche parole “la logica del vino” della famiglia Bulzoni. Il vino è raccontato in tre diverse categorie: vini moderni, prodotti secondo tecniche di enologia moderna; vini come una volta, prodotti secondo modelli legati al passato, quando l’intervento umano era poco aggressivo sia in vigna che in cantina; vini estremi, prodotti da vignaioli artigiani senza l’addizione di sostanze chimiche. “Sono i vini che noi amiamo”, dice Alessandro, che ha dedicato ai vini estremi la piccola sala per le degustazioni.

Bulzoni,  ha riaperto la storica enoteca di Viale dei Parioli

LA CUCINA
La cucina, completamente a vista, sia su strada che dall’interno, sembra il tassello mancante di questo luogo storico. Da qui arrivano tapas, pintxos e vassoi di salumi e formaggi che riempiono il banco e lo spuntino durante l’intero arco della giornata. A pranzo e a cena sarà possibile scegliere da una carta di piatti espressi che lascia ampio spazio alla sostanza. Quindi pappardelle con le frattaglie, ossobuco e riso al salto, pollo con i peperoni, lasagna con le verdure, ma anche insalate con sott’olio e altri prodotti della gastronomia.
“Questa cucina ci permetterà di comunicare meglio con il cliente, di comunicare il vino, soprattutto il vino che noi chiamiamo estremo”, aggiunge Alessandro, da qui il concetto di “cucina per il vino”. Non a caso nell’ingresso della cucina, l’unica scelta ferma è stata quella di selezionare produttori e fornitori che perseguissero gli stessi ideali di artigianalità che la famiglia Bulzoni ha da sempre professato: per alcuni piatti di carne Bottega Liberati, la pasta di Verrigni, i salumi e i formaggi di DOL e le Orme, la pasta fresca di Aldo Manzo.
Infine, tra gli scaffali è possibile scovare anche l’olio e il vino Bulzoni, del casale a Torri in Sabina, nell’alto Lazio, della famiglia Bulzoni. Qui il vino rosso si è sempre fatto, ma adesso arriva anche il bianco e in primavera il nuovo vino frizzante, naturalmente artigiano.

Enoteca Bulzoni è aperta al pubblico
Ora di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 10 a mezzanotte. Chiusi la domenica
 

Lo Scholars Lounge di Roma incoronato miglior pub irlandese al mondo

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Si trova nel centro storico di Roma il miglior pub irlandese del mondo. Lo Scholars Lounge di Roma, noto locale di Via del Plebiscito, lo scorso 10 ottobre è stato incoronato “Irish Pub Of The Year” agli “Irish Pubs Global Awards”. La cerimonia si è tenuta nella Mansion House, residenza ufficiale del sindaco di Dublino, presente alla manifestazione insieme a molte altre personalità. Il pub della capitale ha trionfato su oltre 16 mila candidature provenienti da tutto il mondo, conquistando un titolo che rappresenta per l’Italia un assoluto primato. Il premio è stato decretato da un panel di esperti che ha valutato i pub in gara sulla base di numerosi criteri (musica, staff, atmosfera, birra, whiskey ecc.).

Lo Scholars Lounge, che già nel 2015 grazie alla sua importante selezione di whiskey (circa 250 etichette) è stato insignito del premio “Irish Whiskey Bar of theYear-International”, si conferma un’importante e autentica realtà per la capitale. Il pub, nato nel 2005 si è affermato negli anni come uno dei più importanti luoghi per la musica dal vivo a Roma.

E’ il luogo ideale per prendersi una meritata pausa dalle visite turistiche. Il segreto è mettersi comodi e godere della famosa ospitalità irlandese dello Scholars Lounge: vengono serviti piatti caldi tutto il giorno e tutti i giorni (dalle 11 fino a mezzanotte), da una ricca colazione irlandese al tipico stufato irlandese fatto in casa.

Marialuisa Roscino
 

Ai Castelli Romani arriva una stella, una stella dei fornelli del calibro di Oliver Glowig.

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Lo chef tedesco sarà l’Executive del ristorante Barrique, mentre Daniele Corona, suo secondo per quasi 10 anni, gestirà il bistrot Epos Wine&Food e ricoprirà il ruolo di Resident Chef dell’intero progetto.

I due gioielli sono entrambi incastonati all’interno della struttura Poggio le Volpi, l’azienda vitivinicola situata su una verde collina alle pendici di Monte Porzio Catone, solo a pochi chilometri da Roma, e nata nel 1996 dall’intuizione di Armando e Felice Mergè.
Immerso tra i vigneti troviamo un elegante edificio su più piani e con un ampio dehors dal quale si può godere di un magnifico panorama sulla Città Eterna. La padrona di casa, impeccabile nell’accogliere ogni visitatore, è Rossella Macchia.
“È per noi un onore – dichiara Rossella – avere in cucina un fuoriclasse come Oliver e un talento come Daniele. Siamo sicuri che questo rappresenterà un plus per tutto il territorio circostante, bellissimo ma troppo spesso sottovalutato. Poggio le Volpi vuole essere il luogo ideale per fuggire dallo stress cittadino (pur essendo davvero poco distante dal centro della Capitale) e immergersi in esclusivi percorsi enogastronomici, potendo scegliere tra la cucina raffinata e d’autore di Barrique e quella più smart e conviviale proposta da Epos Wine&Food”.
Al livello inferiore un boschetto curato nei minimi particolari introduce nella splendida barricaia, palcoscenico ideale per le performance culinarie di Oliver Glowig e Daniele Corona. Materico, elegante, con arredi che giocano sui toni dell’oro e del nero e con foglie di vite usate come stencil, Barrique è una luogo ricercato - con soli 30 coperti - che offre un’atmosfera esclusiva per un’esperienza gourmet capace di coinvolgere tutti i cinque sensi. La tecnica e la professionalità teutonica di Glowig sono al servizio della cucina tricolore, per la quale nutre curiosità e amore fin da ragazzo. Una conoscenza perfezionata nei quasi 20 anni di permanenza, e di successi, nella Penisola. Caviale con uovo, patate schiacciate e storione affumicato, Spaghettoni con ostriche, trippa di baccalà e cavolfiori, Bottoni ripieni di stracotto d’anatra con salsa di fegato grasso d’oca e fichi secchi, Branzino al vapore con ostriche e gelatina di mare al profumo di anice stellato, Piccione con crema di cipolla bianca e scalogno alla pancetta, sono solo alcune delle prelibatezze frutto della fantasia e dell’originalità dello chef tedesco.
“Sono felice di iniziare questa nuova esperienza qui a Poggio le Volpi – afferma Oliver Glowig – un progetto in cui credo fermamente e per il quale mi sono sentito emotivamente coinvolto fin dal principio grazie al feeling instauratosi con Rossella Macchia e la famiglia Mergè, senza dimenticare quello già lungamente collaudato con Daniele. Sono convinto che sia il luogo ideale per esprimere in libertà la mia idea di cucina. E di farlo proponendo piatti di alto livello ma, come i nostri ospiti potranno appurare, a costi assolutamente accessibili”.

E l’animo gourmet ed elegante di Poggio le Volpi non viene meno nei due piani superiori della struttura, dove Daniele Corona guida la brigata di Epos Wine&Food. Un bistrot dal tono casual e adatto a molteplici occasioni; 50 coperti - più 60 esterni – in uno spazio moderno dal look total white capace di accogliere gli ospiti in un’atmosfera familiare ma dal gusto decisamente glamour. La proposta food è curata e gustosa, con un forte radicamento territoriale e un legame che non prescinde mai dal concetto di stagionalità. Si parte con golose selezioni di salumi e formaggi provenienti dalla “parete del gusto”: varie celle di stagionatura a temperatura controllata dove riposano prodotti di primissima scelta, dai migliori prosciutti italiani al jamon iberico, passando per i latticini firmati da artigiani del Lazio, d’Italia e non solo. In alternativa Storione affumicato con insalata di finocchi e arancia, Tartare di branzino con Avocado e mela verde. Tra i primi non può mancare un richiamo alla romanità, ed ecco i Tonnarelli cacio e pepe e il Risotto all’amatriciana, come ancora il Pollo e peperoni tra i secondi piatti. Oppure Minestra di ceci e scarola con lumachine di mare, Pasta e patate con provola affumicata e gamberi, Filetti di triglia all’acqua pazza, Guancia di vitello con pappa di pomodoro, pecorino e menta. Capitolo a parte merita la carne, data la presenza della griglieria con dry aging a vista, potendo così scegliere varietà (chianina, marchigiana, fassona, manzetta prussiana, angus australiana), taglio e frollatura desiderata. Un vero e proprio paradiso per tutti gli amanti del genere.
“È con grande entusiasmo – sottolinea Daniele Corona – che mi lancio in questo nuovo progetto. Mi piacerebbe, attraverso la nostra proposta, dare nuova voce al territorio laziale, così ricco, dalla costa all’entroterra, di materie prime eccellenti. Per questo cerchiamo sempre di prediligere, laddove possibile, i piccoli produttori locali. La nostra, nelle due varianti Epos e Barrique, sarà una cucina di ricerca, ma al contempo golosa e adatta a tutti, sia in termini di gusto sia, consentitemi, per quanto riguarda la spesa finale”.

Ad occuparsi dei dessert, sia di Barrique che di Epos, c’è il pastry chef Andrea Riva Moscara, giovane ma già con diverse e importanti esperienze alle spalle. Estroso ma al contempo legato alla tradizione, ama rivisitare la pasticceria classica, soprattutto tramite l’uso di colori e consistenze differenti. Alla base una materia prima sempre top, legata ai concetti di stagionalità e, laddove possibile, di territorialità. Ed ecco che in carta, in Barrique, troviamo creazioni come la Mousse al cioccolato al latte, arachidi salate e more o la sua Tatin“tutta mela”. In Epos Wine&Food grandi classici, come Ricotta e visciole, il Tiramisù e la Zuppa inglese. Grande importanza riveste naturalmente la carta dei vini, unica per entrambe le realtà ristorative. Si parte, ça va sans dire, da quelli “a metro zero”, con tutte le etichette Poggio le Volpi; seguono quelle dell’azienda pugliese, di proprietà Mergè, Masca del Tacco . Ma il volume è davvero ampio e variegato: spazia dalle migliori cantine italiane a nomi blasonati del panorama internazionale, con la Francia a farla da padrona grazie alle prestigiose referenze di Champagne, Bordeaux e Borgogna. Plus fondamentale le “dritte d’autore” firmate da un sommelier del calibro di Luca Boccoli, con alcuni vini dall’incredibile rapporto qualità prezzo. A rotazione il servizio al calice.
 

Il Fonclea, tempio della musica dal vivo romana, compie 40 anni

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Il 29 e il 30 settembre il Fonclea Pub e Ristorante celebrerà i suoi 40 anni di attività con due giorni di festeggiamenti nella storica sede di via Crescenzio nel quartiere Prati.
“La nostra avventura iniziò nel 1977. Erano gli anni di piombo ma guardavamo al futuro con entusiasmo e volevamo creare un luogo dove i nostri i amici potessero incontrarsi e divertirsi. Prima aprii il Falcone, poi trovai questo spazio in via Crescenzio e nacque il Fonclea. Da allora e per 40 anni mi hanno affiancato tre moschettieri, compagni di vita e di lavoro: Massimo Alfano, Marco Caroni e Francesco Ghidoli". A parlare è Claude Mage che, con i suoi soci, venerdì 29 e sabato 30 settembre porterà al traguardo i quarant'anni dello storico luogo di ritrovo capitolino con una festa a porte aperte.
"Frequentavamo l'università – ricorda Claude - ma la conduzione del locale ci assorbì così tanto da farci trascurare gli studi. Lavoravamo anche diciotto ore al giorno ma poi, dopo l'orario di chiusura, rimanevamo ore ed ore a discutere della nostra vita, di ipotetici orizzonti politici e sociali, confrontando le nostre idee di futuro”.
Tanti gli artisti che hanno spiccato il volo proprio dal loro palco: Giorgia, che iniziò nel coro del gruppo del padre, Giulio Todrani, per poi continuare con un suo quartetto, fino a volare in alto come solista; Lillo & Greg che, da sconosciuti, decidemmo di fare esibire prima un mercoledì al mese, e poi due, e poi tre, fino a quando i loro impegni di spettacolo invertirono le parti. E poi Sergio Caputo, Dado, Riccardo Rossi, Max Gazzè, Niccolo Fabi, Max Paiella e Luca Laurenti il quale, cosa ormai nota, da loro aiutante in cucina balzò sul piccolo ma ambito palco proseguendo poi in radio, affermandosi definitivamente con una brillante carriera televisiva.
Così, tra la creazione dei menu e l'ascolto delle proposte dei musicisti da inserire nel calendario dei concerti, gli anni sono passati. Già, perché sul palco del Fonclea la musica dal vivo ha fatto da padrona, ogni sera in tutti questi lustri.
“Abbiamo vissuto il tempo meraviglioso dell'Estate Romana ideata da Renato Nicolini” - ricorda con nostalgia Claude - e così il pubblico ha seguito i concerti e la nostra ristorazione anche sotto le stelle di Roma per ben 35 estati. “Siamo certi che con il nostro lavoro non accumuleremo mai fortune in denaro” - dice Claude ridendo – ma continueremo, imperterriti, a coltivare il nostro amore per la musica e il nostro sogno che rimane quello di divertirci insieme alle migliaia di persone che ogni anno trascorrono le loro serate qui, al Fonclea".
E per la due giorni, con la presenza straordinaria del critico e storico musicale Dario Salvatori, oltre a Greg, Dado e tanti amici dello spettacolo, attese le Tribute Band più seguite della Capitale: Piu Bestial che Blues, Tree Gees, Four Vegas, Statale 66, Rock’in the stones, Riding Sixties, Square Dance,Vintage People e molte altre.

Marialuisa Roscino
 

All’Osteria Sette il premio della miglior carbonara di Roma

  • Scritto da Redazione

La storica osteria di Montesacro si è aggiudicata il più alto scalino del podio in occasione della prima edizione del Campionato di Carbonara, che si è tenuto ad Eataly .

Dopo un'accurata selezione ed una lunga fase di qualificazioni, Osteria Sette, storico locale di Montesacro, vince il Primo campionato di carbonara. Tra giugno e luglio, la capitale ha ospitato una delle più sentite competizioni della tradizione della cucina romana. A colpi di guanciale e spadellamenti, si sono sfidati tra i fornelli tanti celebri ristoranti romani, ognuno con la sua ricetta e i suoi segreti nella preparazione. La gran finale, che si è tenuta la settimana scorsa, ha visto l’Osteria Sette aggiudicarsi il primo premio, grazie ai voti degli avventori accorsi in gran numero per degustare le due carbonare arrivate all’ultimo step dell’avvincente sfida.

“Per chi fa questo lavoro – ha detto Loris Sette, titolare dell’Osteria(insieme al fratello Claudio) aperta nel 1952 dal nonno Antonio -, vincere il primo premio per la miglior carbonara di Roma è il massimo riconoscimento. Questo piatto ha radici lontane nel tempo, parla del territorio e delle sue tradizioni come pochi altri, racconta di antiche origini pastorali e passione del suo popolo per la cucina verace e genuina: insomma, la carbonara è uno dei simboli di Roma e noi siamo felici di riuscire ad onorarla, con impegno quotidiano, umiltà, passione e una sempre rigorosa selezione delle materie prime”.

Osteria Sette è amore. Amore per sette elementi: la cucina della tradizione, la convivialità buona, i sapori antichi reinterpretati con rispettosa devozione, una famiglia con la vocazione all’ospitalità e al servizio, un quartiere da disegnare negli anni e da cui lasciarsi disegnare, le materie prime genuine e stagionali, selezionate con la cura e il rigore di veri artigiani del gusto, e, non ultimo, l’amore per Roma e per la solennità dei suoi piatti.
L’eredità che Loris e Claudio custodiscono è quella di più di sessant’anni di tradizione in cucina, dall’apertura nel 1952 ad opera di nonno Antonio, fino ad oggi. Tanto è cambiato in 65 anni di attività: nomi, forme, intenzioni… Ma ciò che persiste e che non si è mai spento è la voglia di fare, con umiltà, passione e un’integrità “antica”, il mestiere più bello del mondo: l'oste.

Roma Capitale - Ripresa dei flussi turistici negli hotels gestiti a Roma della Necci Hotels

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Vi è senza dubbio una ripresa dei flussi turistici sulla città di Roma , gli hotels che fanno parte del nostro gruppo stanno registrando importanti aumenti in termini di fatturato e presenze nel mese di luglio, afferma Roberto Necci Chairman della Necci Hotels , compagnia di Asset Management alberghiero che gestisce fra consulenza, proprietà dirette e gestione, 10 hotels a Roma; la diminuzione dei flussi in altre città europee dovuta ai noti eventi terroristici stanno premiando l'Italia come destinazione di viaggio per questa estate, è tuttavia evidente che vi è necessità costante di individuare per ogni struttura alberghiera il giusto target di clientela visto che gli aumenti delle presenze non sempre significano aumento della capacità di spesa; i nostri hotels a Roma stanno tuttavia centrando gli obiettivi di budget che ad inizio anno ci eravamo posti, abbiamo dovuto intensificare nei mesi scorsi l'azione commerciale e operando sui diversi canali delle distribuzione attivando le leve su ogni segmento in particolare Mice e Gruppi; notiamo continua Roberto Necci che vi è un recupero anche sul target famiglie sulla città di Roma.
Gestendo varie strutture con diversi target di riferimento il nostro punto di vista afferma Roberto Necci è senza dubbio privilegiato visto che le strutture all'interno del nostro portafoglio riescono a coprire quasi per intero i target presenti nella nostra città; vi è tuttavia necessità che la nostra città migliori globalmente il livello generale dei suoi servizi per rendere al turista una sempre più piacevole esperienza di viaggio.