L’estate da Verve Restaurant si vive in terrazza!

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VERVE Restaurant è tornato: su una delle terrazze più belle e veraci della città, tra i tetti delle case e le cupole delle chiese, con il Tevere che rumoreggia poco distante, un invitante menu, “dalla padella alla brace”, attende gli ospiti per festeggiare l’estate. Il locale di via Giulia esprime, per la bella stagione, una cucina di “carattere”, a colpi di romanità e bragia. Sono il fuoco, il fumo e il calore gli elementi che ispirano infatti i piatti dello chef Adriano Magnoli e della pastry chef Antonella Mascolo,  e la brace lo strumento con cui si realizzano, come una scintilla sempre ardente, simbolo della nuova convivialità capitolina, all’insegna del gusto, firmata VERVE.

New entry assoluta in carta è il Pomodoro con riso alla brace, un inno ai sapori dell’estate romana, semplici e riconoscibili, che rimandano a una allegra memoria nostrana. “Sua maestà la brace”, l’elemento d’elezione che d’estate lega i romani nei loro appuntamenti conviviali e familiari, è la nuova regina di un accogliente terrazzo affacciato sui tetti del centro storico di Roma che, per tutta la bella stagione, scandirà le giornate di VERVE Restaurant. 

Tra sfere luminose che scaldano l’ambiente e arredi green, è tornato infatti l’elegante salotto del gusto di via Giulia che si trasferisce nel suo accogliente roof garden, per una ripartenza glamour sì ma all’aria aperta, dettata dall’impegno, dall’amore e dal sorriso del team capitanato dai proprietari Renzo Valeriani e sua moglie Eleonora. Gli ospiti sono attesi per provare l’invitante menu, che passa “dalla padella alla brace” con i piatti creati dal brioso e giovane chef Adriano Magnoli e dalla pastry chef Antonella Mascolo, entrambi comproprietari del ristorante.
VERVE risorge così dopo il letargo, portando la cucina in sala e rendendola protagonista del servizio al tavolo: i fornelli, o meglio, i fuochi, nella versione estiva di VERVE escono infatti sul terrazzo! Lo spazio conviviale dominato dal barbecue, rigorosamente a carbone, per un’esperienza enogastronomica autentica e vera, diventa parte attiva del viaggio sensoriale all’insegna del gusto. Il menu è una carta dal tocco più semplice e meno gourmet, pensato per i romani e non, che vogliono concedersi una serata in relax assaggiando sapori riconoscibili e veri.

IL MENU ESTIVO
La carta propone quattro antipasti, tre primi, quattro secondi e tre dolci: tutti piatti, compresi i dessert, che hanno un passaggio nel barbecue. Tra le novità c’è, innanzitutto, il Pomodoro con riso alla brace, piatto estivo tipico romano.  “È un piatto semplice ma dalla bontà incredibile. E quando si assaggia si percepisce sia l’acidità del pomodoro, maturato al sole, sia la dolcezza concentrata del Sammarzano che dà soddisfazione al palato”, racconta lo chef Magnoli, aggiungendo che “il piatto si presenta come un riso al salto molto croccante glassato con l’estratto di pomodoro, sopra il pomodoro Sammarzano arrostito e accanto le immancabili patate”.

Le altre proposte riprendono la filosofia di VERVE, rivisitate in chiave gourmand attraverso la brace, dove il gusto è sempre forte e deciso e i piatti mostrano un temperamento caratteristico: la semplificazione delle ricette ha condotto a una riduzione degli elementi nel piatto e a un conseguenziale rafforzamento dei sapori!  “Non faremo la salsiccia o la braciola, ma cucineremo l’agnello, la capesanta, il vitello, il foie gras, sarà interessante scoprire come la brace possa cambiare i sapori che pensiamo già di conoscere: vi assicuro che il risultato è sorprendente! Anche l’aperitivo è legato alla brace, con le verdure cotte al barbecue e poi messe sott’olio in conserva, proprio come si faceva una volta, da accompagnare a sfoglie a lievitazione naturale e a un cocktail classico o a un calice di vino”, svela Antonella Mascolo, che sottolinea: “L’antipasto si mangia rigorosamente con le mani, specie se si tratta delle mini baguette – homemade e a lievitazione naturale – con dentro i bianchetti ajo, ojo e peperoncino e le cime di rapa”.

Negli starter ci sono anche il Foie gras con gelato di squacquerone e pesche al vino, il Carpaccio di manzo con cipollotto arrostito, mandorle e aceto di lamponi, la Coppa con giardiniera e pecorino. Passando ai primi, il menu propone oltre al Pomodoro con il riso alla brace, il Raviolo croccante con maiale, friggitelli, bufala e limone, ma anche la Fettuccella cacio e pepe, animelle e carciofini. Tra i secondi, troviamo: il Vitello Barbeque, con una carne che ha una marinatura di sette giorni, finita con la cottura a bassa temperatura e poi al barbecue, e infine glassata con una riduzione di birra e accompagnata dai peperoni alla brace sott’olio, per un piatto classico molto goloso e tanto romano. Un’alternativa è la Capesanta tuberi e radici, cotta direttamente al barbecue e accompagnata da due creme morbide, una di pastinaca e l’altra di topinambur, e della carota fatta alla brace, un elemento che nessuno si aspetta, presentato in glassa con una sua riduzione. Poi c’è l’Agnello cotto prima sottovuoto e poi al barbecue, proposto accanto alla sua coratella in salsa, contenuta in un biscotto croccante e il tutto servito vicino a una misticanza di campo. 

Un altro secondo è il Rombo con patate fatte cuocere nel burro sotto la cenere e con il suo brodetto di pesce, un piatto della tradizione romana che viene riproposto con una nuova veste, cotto a puntino sulla brace. “Abbiamo puntato a fare piatti più semplici e accessibili e che possano essere capiti meglio da tutti, per mangiare bene sentendosi a casa”, svela Antonella. Del resto, lo stesso nome del ristorante, VERVE, vuol dire, brio, entusiasmo e brillantezza, pensati per animare un luogo che sia pieno di gioia e di cose buone per chi lo raggiunge.

“Anche i dolci in menu li abbiamo messi sulla brace. - racconta la pastry chef - Uno è Non una semplice crostatina di frutta, l’altro il Babà al rum con l’ananas cotta alla brace e il cioccolato bianco e, l’ultimo, il Cookie gelato, un biscotto con gelato di caramello affumicato sul barbecue, cioccolato e anacardi. Idee più semplici per finire bene il pasto con delle dolci sorprese”.

Resta anche per questa nuova avventura di VERVE la proposta degustazione con il menu di quattro o sei portate tutte a scelta del cliente: il primo è “Fate Vobis” (50 euro più 30 di abbinamento vino); il secondo è “Famo Nobis” (70 euro più 45 di vino, ma i calici da 4 salgono a 6).

Insomma, con i prezzi calmierati ma la qualità sempre eccellente dei prodotti, l’ambiente esclusivo di una bella terrazza (con le distanze garantite) nel centro storico e il servizio impeccabile, VERVE riparte con l’atmosfera giusta, pronto ad accogliere romani, per vivere insieme un’estate piena di entusiasmo!

LO CHEF E LA PASTRY CHEF
Adriano Magnoli, romano di origine, muove i primi passi nella sua città, ma armato della sua grande curiosità si spinge fino all’altra parte del mondo, per iniziare a collezionare importanti esperienze che lo portano a costruire un curriculum di tutto rispetto tra Londra, Miami, Salina e Roma. A Londra si afferma nella brigata di Zafferano, 1 Stella Michelin, e a Roma lavora con importanti chef come Severino Gaiezza e Marco Milani, fino ad approdare nella cucina di All’Oro come Sous-chef, al fianco di Riccardo Di Giacinto, che ha segnato più di ogni altra esperienza la sua carriera. Ed è con la prima consulenza dello chef di All’Oro che a soli 26 anni dirige la cucina di un resort 5 stelle a Salina (Capofaro Malvasia e Resort).

È qui che durante un percorso decennale inizia a lavorare con Antonella Mascolo, pastry chef. Anche lei ha maturato importanti esperienze al fianco di pasticceri come Thierry Tostevint ed Elnava De Rosa nel 2 stelle Michelin di Oliver Glowig, esperienze che le hanno dato basi importanti sulla pasticceria classica che Antonella ha poi applicato sulla pasticceria moderna, tirando fuori così tutto il suo carattere.

Verve Restaurant
Via Giulia, 131 - Roma
Tel. 06.31.07.68.28
Aperto tutte le sere - Chiuso il lunedì

 

Osteria dell'Ingegno Estate romana in piazza di Pietra, 25 anni dopo

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Nel 2019 Osteria dell'ingegno ha festeggiato il suo venticinquesimo compleanno, anniversario raccontato dalla voce e dagli aneddoti dell'oste Gianmarco Nitti, tra i fondatori di questo longevo locale a piazza di Pietra di cui oggi è anche l'unico proprietario. Dopo mesi di stop forzato l'Osteria ha riaperto al pubblico con una grande novità: il dehors su piazza. Grazie alle nuove concessioni comunali è stato possibile, infatti, occupare il suo pubblico di Piazza di Pietra, una delle più storiche della capitale di cui si possono ammirare le bellezze dell'antica Roma come il secolare tempio di Adriano.

Il toponomino di questa piazza deriva proprio dai resti del tempio Hadrianeum costruito nel 145 d.C. al centro del Rione Colonna, nella triangolazione romana tra Pantheon, Montecitorio e Barberini, e dietro la sfilata delle sue 11 colonne sorge l'odierno edificio sede della Borsa. Da quest'estate, oltre ai coperti interni, confermati 32 sulla base delle norme di distanziamento, c'è la possibilità di mangiare all'esterno immersi nello scenario di Piazza di Pietra. L'esclusivo spazio all'aperto allestito davanti all'ingresso del locale conta circa 30 coperti ed è fruibile sia a pranzo che a cena ma anche per un suggestivo aperitivo in attesa del calare del sole tornando, così, alle origini del concept nato come vineria.

In cucina sempre una brigata di sole donne con Francesca, Anna e Lucia, rispettivamente mamma, figlia e zia che dopo diverse esperienze lavorative in Abruzzo, loro terra di origine, hanno sposato il progetto di Osteria dell’ingegno. Ad accogliere in sala c'è il volto rassicurante di Sabrina e il fare sicuro di Marco, quest'ultimo memoria storica del posto. Paolo Latini, invece, l'ultimo a entrare in brigata, è la punta di diamante del servizio dopo importanti esperienze da Gusto e all'Osteria degli Amici.

Il menu continua a celebrare la tavola italiana in un trionfo di ricette regionali che percorrono tradizioni e valorizzano il made in Italy. Tra gli antipasti la Parmigiana estiva con bufala, i Totanetti di Civitavecchia, il Fiore di zucca ripieno di ricotta mantecata con salsa alla puttanesca o anche un copioso Tagliere di formaggi e salumi artigianali da condividere. Rimangono in carta i capisaldi della cucina romana, e quindi Amatriciana, Carbonara, Cacio e pepe ma non mancano ricette più ricercate come il Risotto saltato allo zafferano, zucchine romanesche e filetto di Triglia scottato. Tra i secondi piatti il Pescato del giorno proveniente dal mercato, il Polpo arrosto su purea di fave e cicorietta ripassata e le grandi carni della Macelleria Feroci: le Polpettine di vitello alla saltimbocca con pancetta croccante e patate schiacciate, il Kebab di pollo con salsa Bbq, foglie amare, guacamole e noci o la Tiella di Gaeta con scarola, indivia, olive e colatura di bufala al fumo. Tutti i dolci sono molto tradizionali, fatti in casa e preparati espressi mentre per chi desidera tenersi leggero ci sono le Insalatone del giorno.
La carta dei vini parla solo italiano: 300 etichette con una forte presenza laziale che si aprono anche al mondo del naturale del biologico. In mescita almeno 25 referenze che ogni quindici giorni si alternano sulla lavagna. Punto di forza è il rispetto dell'ambiente e la sostenibilità del menu: tra le curiosità l'utilizzo di accessori plastic free come le cannucce in cellulosa.

Contatti:
Osteria dell'Ingegno
Piazza di Pietra 45
00186 Roma
Tel 06 6780662
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Aperto tutti i giorni dalle 12.00 alle 24.00 (tranne il lunedì) chiuso 24 e 25 dicembre e dal 14 al 15 agosto.
 

Luce, il nuovo ristorante-pizzeria nel Parco Archeologico dell'Appia Antica

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A meno di un chilometro dalla Chiesa 'Domine, quo vado?' si trova un crogiolo di strade che collega l'Appia Antica, via delle Sette Chiese e l'Ardeatina. Proprio al civico 164 di quest'ultima, all'altezza delle Catacombe di San Callisto, le più grandi di Roma e primo luogo di sepoltura collettivo della Chiesa attestato dalla fonti, c'è Villa dei Cesari, dimora storica di antichissima costruzione. Ribattezzata come 'Nuova', all'interno del complesso vengono ospitati eventi privati, cerimonie e meeting, con uno dei servizi di alta banquettistica più rinomati e storici della capitale, Ambrosini Banqueting dal 1925. Parallelamente a questo nasce Luce, un ambizioso progetto fortemente voluto dalla proprietaria Iolanda Ambrosini grazie al quale la Villa è stata convertita a ristorante raffinato e poliedrico.

Una pratica ormai diffusa lungo i sampietrini della Regina Viarum, quella di trasformare le dimore, in senso estetico e funzionale, in una sorta di ristoville, incentivata anche dagli effetti della pandemia che fanno i conti con l'assenza di grandi eventi solitamente organizzati qui. Un'idea imprenditoriale in cui Iolanda ha investito non solo a livello socio-economico ma anche umano, assumendo più di dieci persone in un momento generale di crisi post-lockdown. 

Il percorso inizia con un alberato e illuminato ingresso, preceduto da un ampio parcheggio riservato agli ospiti: qui, dopo anni di assenza, questa estate sono ricomparse le lucciole, una coincidenza che inevitabilmente è poi stata legata all'etimologia stessa del posto. Arrivati al polmone verde della location, il giardino è stato adibito a dehors di Luce e può contare ben 200 posti a sedere con distanziamento, a fronte di due saloni interni che attualmente vantano una capienza complessiva di 150 coperti. Grandi numeri che non sminuiscono il format ristorativo giocato tra ricette 'di una volta' contestualizzate in una cucina ricercata e creativa a cui si affiancano la pizzeria e l'angolo cocktail bar. L'area esterna è stata completamente decorata con installazioni aperte di legno a forma di igloo, arredate lucine sospese, tappeti di diverse dimensioni e cuscini color ottanio, mentre i tavoli più alti disposti sempre nel giardino tra i banani sono bianchi, in uno stile shabby chic, quindi lasciati al naturale per agevolare la sanificazione delle superfici. Alla postazione cocktail, supervisionata dal bar manager Edoardo Mattarino e attiva dalle ore 19.00 si può iniziare con un aperitivo a scelta tra drink classici, 6 diversi Gin Tonic e signature, come Luce, cocktail fresco con base Vodka e liquore all'arancia, Blue Curaçao, pompelmo, limone, zucchero e soda, tutto accompagnato da sushi, qualche frittino o una selezione di focacce.

A coordinare la cucina Mirko Pagani, cuoco romano con un'esperienza ventennale sul curriculum che ha personalizzato questo menu a forte vocazione territoriale con creatività ed equilibrio, riportando in auge i piatti poveri della cucina laziale. Una vera e propria esperienza degustativa a prezzi democratici in cui piatti della tradizione vengono rinnovati nel gusto e nella presentazione. Mirko per la nuova carta si è ispirato all'iconico film "Un americano a Roma" di Sordi con l'idea di mettere a colori piatti intoccabili del patrimonio gastronomico regionale che possono, però, essere sicuramente esaltati. Tra questi il supplì di riso Carnaroli, ossobuco alla romana con zafferano e sentori di timo, il tipico fritto romano al telefono in versione più gourmet con il suo ripieno semiliquido; alla voce antipasti anche il tris di crocchette con patate viola, tartufo e maionese allo zenzero. Immancabile la Carbonara e, sebbene la sua ricetta resti tale, con un grande lavoro che mantiene inalterato il sapore del guanciale di Norcia e la cremosità, è stata messa a punto una seconda versione vegetariana che gioca sulla croccantezza delle verdure dell'orto e sulla sapidità della polvere di cappero. La particolarità sono i tagli di pasta utilizzati, un po' più insoliti rispetto al solito formato, mentre come vezzo Mirko ha voluto marinare il tuorlo e dare ariosità al piatto con una spuma di pecorino, mantenendo inalterati i sapori originari e concentrandosi sull'estetica.

Nella postazione esterna è stata costruita una brace a vista, a fianco al forno a legna utilizzato per la cottura della pizza e del pane, con esposizioni di vari tagli di carne fresca, dalla Danese all'Argentina oppure il galletto cotto precedentemente a bassa temperatura e rigenerato proprio sul fuoco. Dalla cucina rispondono con un tentacolo polpo caramellato e brasato con una cottura molta lenta nei suoi stessi umori. La linea della pizzeria si divide tra gusti Tradizionali, quindi Margherita, Napoli con Bufala, Amatriciana, poi Focacce come la Cesari a base di stracchino naturale al miele, mortadella, granella di pistacchio o una ancora più esclusiva con Burrata di Andria, Patanegra e olio al tartufo. Infine, in tutte le Gourmet prevale il lato più gastronomico e tecnico come per Luce, ad esempio, condita con un tuorlo marinato su fondant di pecorino a buccia nera, coriandoli di guanciale di Norcia IGP e zest di lime. La carta del beverage per il vino conta selezionate etichette a prevalenza laziale e comprende anche delle birre artigianali del Birrificio Fiorucci. Aperto tutti i giorni a cena e nel fine settimana anche a pranzo, Luce è una location unica e senza tempo che coniuga l'eleganza del posto a una cucina espressa e versatile.

Contatti:
LUCE Dinner & Cocktail Bar
Location: Via delle Sette Chiese, 293 – Rm
Parcheggio: in Via Ardeatina, 164 - Rm
Reservations: (+39) 338 8983 667 oppure (+39) 06 5141199
Luce Cocktail Bar: 19:30 - 2:00
Luce Dinner: 19:00 - 00:00
  

A Roma nel quartiere Prati inaugura Dafne Garden Cafè

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All'interno del nuovo Apollo Boutique Hotel è nascosto un esclusivo caffè dove trovare il proprio angolo di ristoro nella giungla urbana della capitale dalla colazione all'aperitivo. La famiglia Pontecorvi continua a scrivere la sua storia nel settore dell'hotellerie, trovando il luogo ideale tra le vie del romano quartiere Prati. Dopo 70 anni di attività iniziati con la direzione di una piccola pensione nel rione Monti, la terza generazione di questa famiglia ha rilevato una struttura ricettiva trasformandola in un boutique hotel di categoria superiore. A via Fornovo 2 c'è oggi Apollo Boutique Hotel, dal design unico che si distingue per la qualità e l’esclusività dei servizi, con 14 camere diverse tra loro per colori e arredo. La fase di ristrutturazione è stata seguita dall’architetto Antonio Gabriele, che ha curato con particolare attenzione tutti i dettagli.

Nel dehors di questo palazzo c'è Dafne Garden Cafè, incastonato tra gli alti edifici del più recente quartiere romano, un luogo ideale dove prendersi una pausa dai ritmi frenetici della città. Con un ingresso indipendente da quello dell'hotel, Dafne sviluppa il concetto di condivisione e ritrovo dalle prime luci del mattino fino all'ora dell'aperitivo e conquisterà il cuore dei romani grazie alla location esclusiva che accoglie questo giardino segreto in perfetto stile urban jungle. La sua progettazione è stata affidata allo studio Doppio Tratto di Francesca e Valentina Angelini che, insieme al suo partner storico Fleur Garden Trastevere, è stato chiamato per curare l'allestimento del garden design e dello spazio esterno del bar. «Dialogare con i lavori svolti dall’architetto è stato il nostro primo pensiero. Trovare la chiave giusta per legare gli ambienti interni creando un fil rouge con l’esterno». Infatti, la scelta è stata di mantenere l’eleganza mentre le sfumature sono valorizzate non solo dal verde del giardino ma anche dai giochi cromatici dei tavoli con forme geometriche, dal bianco al grigio antracite passando per il tortora, inserendo vasi che creano armonia trasformandosi in elementi architettonici da cui innestare la luce. Una macchia mediterranea in cui gli ospiti si sentiranno immersi ritrovandosi in un ambiente davvero singolare e quasi impensabile da trovare tra il cemento dei palazzi, dove le piante ossigenano l’aria naturalmente. Le lanterne luminose sono in ottone, come le gambe delle sedie, e illuminano l'atmosfera donando un tocco retrò che si aggiunge alle note orientali dell'acero rosso posizionato in uno dei quattro angoli.

L'offerta gastronomica è strutturata su diverse fasce orarie tra colazione, pranzo e aperitivo con un'attenta selezione di piccole aziende agricole laziali del circuito di Campagna Amica. La mattina l'appuntamento al bar è caratterizzato dal profumo dei cornetti e dei più classici dolci da pasticceria che possono essere accompagnati dalla caffetteria calda o da una delle fresche centrifughe. Tutti i lievitati e il pane, invece, provengono dallo storico forno Roscioli. A coordinare la proposta food nella sua fase di start-up c'è Federico Cari, chef freelance con un passato in ristoranti stellati come 'Il Convivio' , 'Caino' o 'Dal Pescatore' ma è stato anche socio e co-founder di 'Bompiani', pasticceria romana arrivata a ottenere le 3 Torte sulla guida del Gambero Rosso. Federico dal 2018 si occupa, appunto, di consulenze per la ristorazione ed è la voce della trasmissione radiofonica “Sweet Side” su Radio Food Live. "Ho voluto creare una proposta food adatta alla zona dove ci troviamo, molto dinamica e legata al lavoro, ma anche residenziale con ritmi più rilassati. Dafne è un garden cafè – aggiunge Federico – una micro oasi verde nel cuore di Prati e volevo che questo si riflettesse anche nelle proposte food; molte verdure ed erbe aromatiche, a partire dalle insalate, così come nei panini gourmet preparati al momento. Ho studiato un Club Sandwich Vegetariano, a base di pane integrale e verdure, profumato con erbette aromatiche estive fantastiche”.

Per l'aperitivo c'è una drink list classica con qualche personalizzazione come i due cocktail dedicati ad Apollo e Dafne, personaggi mitologici che valorizzano questo luogo. Mentre il primo è un drink più maschile con base Rum bianco, Blue Curaçao, sciroppo di cocco e succo d'ananas, quello che porta il nome della Ninfa esprime la massima sensualità della donna con un miscelato a base di Vodka, Campari e Passoà. L'impronta “naturale” si ritrova anche nella carta dei vini costruita su produttori di nicchia Made in Italy: in cantina sei rossi, sei bianchi, qualche spumante e la possibilità di ordinare la bottiglia, alla mescita o in modalità take away. Unico brand di birra presente è Birra del Borgo, con una postazione sia per la spina che per le bottiglie. Ad accompagnare il beverage una selezione di affettati e formaggi da degustare durante un raffinato aperitivo isolati dai rumori della caotica città.

Contatti
Dafne Garden Cafè
Indirizzo: Via Fornovo 2/a
Telefono +39 06.39745319
Orari: aperto tutti i giorni dalle 7 alle 21
Giorno di chiusura: Domenica
 

Confermata per il 1 Luglio 2020 l’attesa riapertura del ristorante La Pergola di Heinz Beck

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Dopo una pausa, doverosa per la salute degli ospiti e dello staff, riapre il 1 luglio il Ristorante La Pergola di Heinz Beck. La sua terrazza panoramica, da cui si può ammirare in un colpo d’occhio indimenticabile lo scenario unico della città Eterna fino ai Castelli Romani, è pronta a stupire nuovamente i suoi ospiti con rinnovata cura e perfezione. Gli ampi spazi de La Pergola permettono una ripartenza in assoluta sicurezza, con tavoli distanziati a tutela non solo della privacy degli ospiti, ma anche della loro sicurezza.

Gli elevati standard qualitativi che da sempre caratterizzano Heinz Beck e La Pergola sono ancora più puntigliosi sia nell’ineccepibile servizio che nella perfezione della pulizia e del rispetto del cliente, sotto tutti i punti di vista. Un ambiente organizzato e sicuro, un approccio positivo per trasmettere fiducia, con tutto il saper fare e la bellezza dell’Italia.
I piatti di Beck, famosi per essere salubri, perfetti nell’equilibrio e nell’originalità dei sapori, sublimi nella presentazione estetica, tornano con un menu per la bella stagione fresco e saporito.
Le materie prime, selezionate tra ciò che di meglio la stagione sa offrire, sono elaborate nelle preparazioni che caratterizzano la cucina di Beck e garantiscono il rispetto dei valori nutrizionali, in un percorso culinario che oltre a garantire un perfetto appagamento del gusto e della vista sa essere perfettamente salutare.
Tanti sono i nuovi piatti creati da Heinz Beck in questo periodo di pausa che lo chef ha dedicato interamente alla ricerca e alla creazione di nuove ricette e che sono presenti nel nuovo menu. Tra questi ricordiamo il piatto simbolo della rinascita: Frutti di mare su carpaccio di cocomero e pomodorini, e lo scampo su avocado con tapioca al lemongrass e lime con basilico.
Per godere al meglio la magia dell’estate italiana in un luogo sicuro, eccellente, e soprattutto gourmet.

 

Rose Tartare Bar, il nuovo bistrot in rosa a Trastevere

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Figlia, mamma e zia aprono a Roma un locale all day long con piatti colorati e fotogenici. Non sarà il pantone di questo 2020 ma di certo il rosa e tutte le sue sfumature hanno conquistato il mondo della ristorazione. Dalla carta da parati al colore degli ambienti, dai componenti d'arredo al design degli oggetti: tutto intorno diventa rosa. A Roma ha aperto Rose, un bistrot che evoca il tema del colore già nel nome e si carica maggiormente di significato quando si scopre che a gestirlo sono tre donne: Carlotta, Alessandra e Fabrizia.

Rispettivamente figlia, mamma e zia, Carlotta Santacroce, Alessandra e Fabrizia Cichetti hanno investito in un progetto tutto al femminile che unisce l'amore per il bello e la passione per la buona tavola. La più giovane del trio è Carlotta, ventiseienne romana uscita da poco dall'Accademia di Costume e Moda che già durante il proprio percorso universitario si lasciava ispirare dai suoi viaggi e dalle foto collezionate. Berlino, Amsterdam, Barcellona e Londra sono state le principali capitali europee che hanno contribuito a disegnare, almeno nella sua testa, il progetto di Rose - Tartare Bar. A dare forma e colore al sogno di Carlotta, le sue due socie: Fabrizia in qualità di interior designer ha sviluppato l'experience di Rose tra funzionalità del concept e senso estetico, mentre Alessandra, con una forte passione per la cucina, ha creduto fin da subito nelle ambizioni della giovane artista e imprenditrice. Be faithful to your dreams è, infatti, il claim con cui Rose valorizza la filosofia del locale, un luogo dove ciascuno può trovare una propria dimensione. Per di più Carlotta ha una sorta di sesto senso per intuire le debolezze del singolo e per consigliare il piatto giusto per ogni desiderio. Estremamente trendy e cosmopolita, il bistrot trasteverino è in via Angelo Bargoni, esattamente dove la domenica mattina allestiscono il mercato di Porta Portese. Un luogo attento all'estetica, pensato per chi ama tornare nel posto dov'è stato meglio, o nel quale ha scattato le foto migliori per luce, composizione dei piatti, design.

Al suo debutto estivo Rose sarà aperto dal lunedì al sabato con orario spezzato 11.30-15.30 per il servizio del pranzo mentre il turno serale dalle 18 alle 23.30 coprirà aperitivo e cena. A secondo della stagionalità e della spesa, a pranzo si trova sempre una zuppa o un altro primo mai uguali al giorno precedente, ma anche il burger di scottona, di salmone o vegetariano e diversi appetizer come edamame, tortilla chips e guacamole home made, vegan o classic avocado toast, falafel di ceci e melanzane al profumo di curcuma con salsa chutney di mango, calamari in tempura con peperoncino e lime. Sono, invece, le tartare il vero core del menu, una preparazione che nasce in Medio Oriente e deve l’origine del nome alla popolazione dei tartari. Per contestualizzare la specialità anche a livello storico, la nascita della tartare si fa derivare proprio da questo gruppo etnico che, in continuo spostamento in lunghi viaggi, per ottimizzare i tempi di preparazione della carne la macinava sotto le selle dei cavalli, un consumo crudo approdato poi in Europa e che prima era, invece, totalmente inusuale. Rose, oltre alle tartare più comuni a base di salmone o tonno, ha inserito quelle con la ricciola, l’orata, la carne di chianina o di black angus, e un’altra totalmente veg con avocado, datterino giallo e rosso, basilico con hummus di barbabietola. Ruotano poi in base alla stagione, le portate principali del menu di Rose che valorizzano sempre le loro preparazioni crude declinate in tre primi piatti: gli spaghetti cacio e pepe con tartare di gamberi, i mezzi paccheri al profumo di limone con tartare di scampi e pistacchio o gli spaghetti aglio, olio e peperoncino con tartare di orata. A queste varianti servite al piatto si aggiungono i bao buns o i tacos, confezionati nel laboratorio e riempiti al momento, o il pokè di riso ed edamame personalizzabile. A completare i piatti riso pilaf, verdure saltate nel wok, quelle del giorno e le chips.

Tutte le sere c’è l’aperitivo per proseguire con uno degli special dinner come il polpo a la gallega, il carpaccio di orata al profumo di agrumi o quello di ricciola con pomodorini, origano e basilico oppure il tataki di tonno. Nella cucina a vista c’è uno chef di origini indiane con un bagaglio di importanti esperienze nella ristorazione romana di pesce come La Rosetta, Molo 10 e Chinappi dove ha perfezionato preparazioni più elaborate tra cui l’aragosta e le cotture di altri pesci d’acqua salata inclusi spigola, salmone e tonno. Una carta di vini esclusivi e di etichette di nicchia, prevalentemente bianchi e rosé, completa l’offerta di Rose.

A partire da settembre Rose sarà operativo dalle 10 del mattino, un luogo ideale per fare sane colazioni, organizzare riunioni, allestire postazioni di lavoro fuori casa o gestire lo smart working in una sala che conta 35 coperti più le sedute al bancone di marmo. Qui le energie potranno ricaricarsi con caffè, cappuccini, estratti e latti colorati, una moda statunitense in voga sui social: una latte art realizzata senza coloranti artificiali aggiunti, a base di soya, avena, mandorla, riso o senza lattosio. Il beverage sarà accompagnato da pancakes, muffin, crostate, yogurt con granola o ricette più esotiche come l'acai bowl.

Rose Tartare Bar
Indirizzo: Via Angelo Bargoni 62 - 00153 Roma
Telefono: +39 349.2193487
Orario: Lun-Sab (pranzo dalle 11.30/15.30 - aperitivo-cena 18.00/23.30)
Chiuso la Domenica

 

"Chef Senza Corona", arriva il contest di ricette per dimenticare il contagio

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In tempi di Coronavirus, agli italiani è tornata voglia di cucinare, si rincorrono gli chef nel chiedere le ricette dei piatti pubblicati, ci sono gare del miglior ragù tra vicini di casa, il lievito di birra è diventato introvabile: i lievitati creano magia nei più piccoli e soddisfazione negli adulti che riescono a sfornare una buona pizza o un pane casereccio croccante. 

Sette chef donnehanno deciso di uscire dall’inerzia e di lanciare un’iniziativa divertente e appassionante, che ci terrà compagnia nei prossimi giorni: Chef Senza CoronaUn corso di cucina online, con videoricette, che è anche un contestuna sfida per tutti. Per i lettori, che provano a fare tesoro dell’esperienza di cuoche professioniste, e per le chef, che escono dall’isolamento domiciliare e tornano a fare quello che sanno fare meglio.

Ecco chi sono:

Barbara Agosti – Eggs e Zum (Roma)

Anastasia Paris – Hotel Le Gole (Celano - Aquila)

Alessandra Ruggeri – L’Osteria della Trippa (Roma)

Ornella De Felice – Coromandel (Roma)

Martina Prospero – Va.Do al Pigneto (Roma)

Valentina Pistoia – Piazza 11 (Subiaco- Roma)

Ginevra Antonini – Mood Ginevra Catering /  Prova del Cuoco (Roma)

L’idea di “Chef senza Corona” nasce dalla voglia di creare un qualcosa che guardi avanti, " Noi non vogliamo solo tener compagnia oggi e creare un momento di svago, vogliamo che le persone ritrovino mano mano un concetto che è stato obbligatoriamente messo da parte: La Condivisione. Con chi partecipa al contest vogliamo creare un modo di ricominciare a camminare insieme, di lanciarsi in una video ricetta per partecipare ad un corso di cucina quando tutto sarà finito, vogliamo che seguano le lezioni insieme, che condividano con noi i loro dubbi, il perché il ciambellone a casa cuoce male, perché hanno seguito alla perfezione la ricetta per l’arrosto ma la carne diventa sempre dura e che insieme, ancora una volta, si torni a vivere ogni rapporto e momento senza paura".

Il contest è diviso in due fasi:

Prima fase

Bisogna inviare in posta privata sulla pagina Facebook “Chef Senza Corona“, due video ricette. La prima è stata scelta dalle chef e si tratta della “Carbonara” e la seconda una ricetta che riguardi la materia che si vuole seguire, nel caso di vincita, nei corsi. Entrambi della durata di 20 minuti al massimo.

Le Chef avranno quindi modo di vedere tutte e subito le video ricette per potersi confrontare e decidere insieme.Nella video ricetta devono essere specificati: ingredienti, procedimento, tempistica e dosi per 4 persone.

Oltre alle informazioni riguardanti la ricetta proposta verrà inviato, una volta ricevuta la video ricetta, un form da compilare con regolamento, trattamento dei dati e tutto quello che riguarderà le lezioni, che la persona interessata dovrà inoltrare compilata e firmata.Il contest si svolgerà dall’8 al 30 Aprile, entro e non oltre i 10 giorni successivi dalla fine, verrà comunicato tramite mail e messaggio, il nome dei vincitori.

Seconda fase

A ottobre cominceranno le lezioni del corso.  Per rimanere aggiornati sulle date e gli orari consultare la pagina Facebook del contest.I vincitori, durante le lezioni, saranno divisi in gruppi da 4. Per ogni lezioni il limite massimo di partecipante è di 16 persone per corso. Tutti i gruppi avranno modo di riprodurre le ricette proposte dalle chef. Le lezioni saranno 2 a settimana per un totale di 8 lezioni al mese. La durata sarà di 3/4 ore circa. A fine corso verranno lasciate le dispense con le ricette della lezione seguita.

Il contest è totalmente gratuito, tutte le chef hanno aderito all’iniziativa donando tempo ed esperienza per creare una catena solidale.

Ecco invece gli sponsor che hanno aderito fornendo location per le lezioni e materia prima, di seguito i nomi:
HQF (High Quality Food)”; “Gourmade”-Catering D’Autore; “Perle della Tuscia”; “Riso Acquerello”; “Pastificio Agricolo Mancini”; “Easy Fish”; “Bio Farm Orto di Arianna Vulpiani”; “FenArt3d Graphic Designer”; “Italiana Vera

Il Piano Lezioni (Il candidato può scegliere una tra queste lezioni)

  1. Abc lievitati
  2.  Dolci della credenza
  3. Uova e cucina vegetariana
  4. Primi piatti e minestre (da Nord a Sud)
  5. La pasta fatta in casa
  6. Carne
  7. Pesce
  8. Cucina vegana

Ecco alcuni dei piatti che verranno presentati nelle lezioni:
Vellutata di Barbabietola, sedano rapa, arancia e peperoncino con uovo 64°, Gnocchi di zucca conditi con pinoli tostati funghi trifolati e aglio nero, Pan Brioche, Focaccia Genovese, Tortino di Alici e Indivia su vellutata di patate dolci al finocchietto selvatico, Filetto di suino al miele e pepe bianco su vellutata di sedano rapa

Si parte con Roma ma l'idea è quella di coinvolgere tante altre città che verranno comunicate successivamente  sempre tramite la pagina Facebook

"Chef Senza Corona" inaugura così l'inizio di una serie di progetti che vorranno dare sostegno alla ristorazione e a chiunque, in una qualsiasi maniera, ne faccia parte.

Contatti:

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Trippa Osteria: a Trastevere la nuova insegna dedicata al piatto unico della tradizione romana

  • Scritto da Redazione

“Per tutta la mia infanzia non ho mangiato trippa”. Una confidenza contraddittoria se si pensa che Alessandra Ruggeri ha scelto proprio questo iconico piatto della tradizione per il nome del suo locale. Trippa Osteria è il nuovo indirizzo per tutti gli appassionati di cucina romana che vorranno mangiare “come una volta” ma con piglio contemporaneo.
La possiamo trovare da Nord a Sud, da Est a Ovest e sono tanti i modi in cui possiamo gustarla: Trippa Osteria propone almeno cinque varianti di uno dei tagli più poveri e sorprendentemente magri del bovino.

L’idea è di Alessandra, romana di nascita, cresciuta tra “le gonne di nonna Chiara” come lei stessa afferma nella sua bio e con una spiccata passione per il cibo. Un amore, quello che per la tavola, coltivato dall’età di 9 anni quando si dilettava con il dolce Forno ricevuto in regalo da zia Carla. Rubava sempre con gli occhi. Tra gli “incontri fortuiti”, come li definisce Alessandra, quello con Igles Corelli e Luisanna Messeri con la quale è nata anche una bellissima collaborazione. Si diploma Cuoca grazie al corso professionale di Tu Chef e a cinquant’anni cambia definitivamente vita: smette i panni da impiegata aziendale e, dopo aver dato una mano al ristorante del suo compagno, investe in un’attività tutta sua. Nasce così Trippa Osteria.
Il piatto più amato all’interno delle osterie romane, molto apprezzato soprattutto dalle donne, dà il nome alla neo-osteria trasteverina di Alessandra e padroneggia in molte voci del menu. E allora, trippa fritta, trippa alla romana con pecorino, uovo a trippa, ravioli di trippa, trippa con fagioli e polpette di trippa. Come antipasti taglieri con selezione di formaggi, ad esempio la Marzolina o il Caciofiore, e salumi laziali, ma anche Crostini con fegatini di pollo e Picchiapò. Per i primi pasta all’uovo fatta espressa con i Maltagliati al Ragù di cortile o lo stesso formato in proposta vegetariana con Pesto di broccoli romani, nocciole di Viterbo e pecorino romano. A seguire, tutti i classici regionali: Rigatoni con la Pajata o alla Carbonara, Spaghettoni Cacio e pepe o all’Amatriciana.

Sui secondi si ritorna nuovamente bambini, come quando cucinava la nonna: Coda alla vaccinara secondo tradizione, Cotoletta di abbacchio impanata e fritta, Coniglio in umido con pomodorini ed erbe aromatiche, Baccalà alla trasteverina (prima fritto e poi ripassato in padella con uvetta, cipolla e pinoli), Animelle con i carciofi.
Specialità alla griglia con Scottadito e Tagliata di Manzo arricchite da gustosi contorni come Patate al forno, Cicoria Ripassata o Carciofi alla romana, Puntarelle in salsa d’acciughe. Oltre alla Zuppa inglese e al Tiramisù, si chiude con Crostata ricotta e visciole, Sampietrino, Crema pasticcera, panna e biscotto alle mandorle, Crema cotta con prugna e Torta rovesciata di mele caramellate. Una cinquantina di referenze nella carta dei vini con etichette naturali, biologiche e biodinamiche, ma si può ordinare pure una classica Peroni o la Gazzosa. Ogni settimana, inoltre, Alessandra sorprenderà i suoi ospiti proponendo un fuori menu in rottura con la tradizione romana.
Un locale accogliente e dallo stile caldo, dove sentirsi a casa, esattamente come lo voleva Alessandra. Una reinterpretazione dell’osteria romana in chiave svecchiata, con un ambiente più ricercato senza risultare ingessato. Da Trippa Osteria è tutto autentico: il calore, i sorrisi e l’accoglienza sono i valori aggiunti che lasciano un’impressione positiva. La stessa che fa venire voglia di tornarci.

Trippa Osteria  Via Goffredo Mameli 15
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena
 

HSE - Habitation Saint-Etienne

  • Scritto da Redazione

Saint-Etienne fu costruita sulla base di "La Maugée", una raffineria di zucchero la cui terra si estese all'inizio del XIX secolo su 400 ettari, da Gros-Morne a Saint-Joseph. 

L'insieme architettonico testimonia il sistema abitativo specifico della Martinica ed è monumento nazionale. Nel 1882, Saint-Étienne fu acquistata da Amédée Aubéry, un giovane capitano industriale che sarebbe diventato una delle figure emblematiche dell'economia martinicana (perché fu lui a richiedere la “AOC” del rhum per la Martinica, che in Francia equivale alla denominazione d’origine controllata).

Trasformò la raffineria di zucchero in una distilleria agricola e iniziò la modernizzazione delle infrastrutture. Le ferrovie sono installate sul sito della distilleria: animali da tiro trainano carri che contengono canne da zucchero. L'energia idraulica viene fornita dal fiume Lézarde attraverso un canale di pietra che attraversa il giardino creolo. Numerose le sue peculiarità: il gruppo HSE è proprietario di maggioranza della distilleria “Le Simon” che produce per altri brand in commercio anche in Italia.

È quindi garantita una completa filiera produttiva ed è proprietaria terriera da molte generazioni, lavorando l’85% della canna da zucchero utilizzata e non acquistandola solo da altri come molti player dell’Isola.

È al terzo posto per vendite in Martinica: è quindi un prodotto che piace alla popolazione che “sa bere” rhum agricole. Ha un terroir/territorio che si divide in tre zone (una vulcanica più a ovest, un’altra più a est e marina, l’ultima è nel centro isola) per dare origine a prodotti diversi e a diversi sentori in un solo prodotto. Alcuni suoi rhum bianchi riposano fino a due anni in inox, caratteristica unica per stabilizzare il prodotto e ammorbidirlo. HSE presenta anche una referenza mono-varietale di canna da zucchero “d’oro” e mono-parcellaire, proveniente da uno speciale cru dalle qualità eccezionali. HSE è il precursore, rispetto a tutti i produttori in Martinica, degli invecchiamenti con botti speciali e dei finish di qualità (Porto, Sherry, Whisky) avendoli presentati per primi al RumFest di Parigi molti anni fa. La base di partenza degli invecchiamenti sono solo botti vergini di legno americano, di modo che non ci siano differenze nei prodotti invecchiati (derivanti invece dai diversi prodotti contenuti nelle botti utilizzate in precedenza, come ad esempio per le botti ex-bourbon). Poi sono impiegate botti di legno francese e, in alcuni casi, botti di Limousin.

Beverage: novità 2020 firmate Rinaldi 1957


 

Forte Street Sud - Il nuovo cibo da passeggio calabrese

  • Scritto da Redazione

Sull’onda del successo di Forte – Terra, Sole, Passione, punto di riferimento della gastronomia calabrese nato due anni e mezzo fa in via Giuseppe Marcotti 20, nel quartiere tiburtino, nasce oggi Forte Street Sud, il nuovo format ideato dal patron Giuseppe Marturano, che riscopre e ripropone l’autentico cibo da passeggio calabrese.

Rispetto al capostipite Forte, un locale dedicato insieme a ristorazione, pizzeria e gastronomia tipica, l’esperimento di via Catania 94, a due passi da Piazza Bologna, definisce un format più agile e contemporaneo, imperniato su un’offerta gastronomica meno estesa, con alcune importanti new entry e chicche culinarie tutte da scoprire.

In comune le due realtà hanno sicuramente l’attenzione per la qualità e l’autenticità delle materie prime, offrendo prodotti rari e artigianali, realizzati in larga parte da piccole aziende locali calabresi, che, dopo un lungo e approfondito lavoro di ricerca sul territorio, vengono selezionati e “importati” nella Capitale. Farine di grani antichi, salumi e formaggi tipici, prodotti sott’olio, birre artigianali, una lunga lista di piccole produzioni, in buona parte sconosciute, che a nord della Calabria è possibile trovare soltanto da Forte.

Ed è proprio con queste eccellenze gastronomiche - disponibili anche alla vendita diretta – che vengono realizzate tutte le ricette di Forte Street Sud.

Il menù si articola in quattro sezioni principali, a partire dai panini integrali, proposti in alcune versioni ispirate alla tradizione calabrese, oppure componibili a scelta, abbinando tra loro ingredienti singoli d’eccellenza.

Una novità assoluta, per Roma, è poi rappresentata dalla Lestopitta, una sorta di sottile piadina a base di farina, olio e sale, che viene fritta nell’olio bollente, fino a diventare croccante, e poi farcita a piacimento. Un tipico e antico cibo di strada, originaria dell’area grecanica dell’Aspromonte, che Forte ha riscoperto e declinato in una serie di varianti, farcite con alcune delle produzioni gastronomiche più interessanti della regione: dal capocollo al pecorino di Monte Poro, dalla ‘nduja alla provola silana, dalla cipolla di Tropea alle melanzane sott’olio.

Altro prodotto tipico della tradizione è poi la Pitta Chjina, ovvero la focaccia al forno farcita, che anche in questo caso viene realizzata in 6 varianti speciali, derivate dalle antiche tradizioni contadine della terra dei Bruzi.

Panini, Lestopitte e Pitte chjine vengono preparati impastando le farine artigianali di Mulinum – Il primo mulino dei contadini – coraggiosa realtà imprenditoriale nata nel 2016 in Calabria, grazie ad un crowfunding lanciato su Facebook.
Mulinum è il punto di riferimento di un’ampia filiera agricola specializzata in grani antichi. Grazie alla ruota idraulica che fa funzionare le macine, utilizza solo energia rinnovabile per lavorare i cereali, proprio come 100 anni fa. Per i prodotti di Forte, Mulinum fornisce farina 100% integrale di grano duro qualità Senatore Cappelli e farina integrale di grano tenero qualità Verna.
Altro capitolo del menu sono poi i fritti tipici del cartoccio calabro, con le zippule, nella versione con alici o a base di ‘nduja, le curude i patati, impastate con farina e patate, e fritte nella tipica forma a ciambella. E poi ancora supplì alla ‘nduja, vecchji, vrascioli, frittelle e peperone crusco: tutte prelibatezze semplici ma ricche di gusto, da assaggiare sempre rigorosamente bollenti.

Oltre a queste sezioni principali ci sono poi i tartufi di Pizzo come dessert, le birre artigianali, i vini calabresi, le conserve, il pomodoro e tante altre chicche gastronomiche che è possibile acquistare anche nelle confezioni originali e nella linea di vasetti sott’olio realizzata direttamente da Forte. Tutti prodotti che vengono selezionati direttamente in loco, nelle campagne calabresi, presso piccole aziende agricole familiari, per poi essere lavorati e riproposti nel mercato della Capitale.

Forte è quindi un progetto che affonda le proprie radici nella storia di alcuni territori troppo spesso trascurati, anche dal punto di vista gastronomico, ma che tenta al contempo di rilanciare certe tradizioni secolari in un contesto urbano e contemporaneo, votato sempre di più all’istantaneità della fruizione.
Le sue proposte sono in fondo di facile approccio e trasversali, richiamano il cibo semplice e i ricordi dell’infanzia, ma possono essere gustate e apprezzate anche in 10 minuti, passeggiando per strada o durante una veloce pausa pranzo.

Contatti:
Forte Street Sud
Via Catania 94 – Roma (Zona Piazza Bologna)
Tel . 06 8393 0974

Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena
La domenica solo a cena

 

Amaro VENTI - analcolico

  • Scritto da Redazione

L’unico amaro prodotto con botaniche raccolte solamente in Italia e da marzo sarà l’unico amaro presente anche nella sua versione analcolica. Un’alternativa da portare allo stesso tavolo di un ristorante o per creare cocktail con zero alcol. 

Sono sempre venti ingredienti botanici: una per regione, sapientemente scelte dalla famiglia Rivolta per raccontare una storia tutta Italiana: Campania (limoni), Sicilia (arance), Sardegna (mirto), Abruzzo (genziana), Veneto (achillea), Liguria (foglie di ulivo), Basilicata (basilico) e Piemonte (taraceto).

Un’interpretazione moderna dei classici amari, creato seguendo i metodi liquoristici tradizionali. VENTI nasce da una profonda conoscenza delle botaniche che lo compongono e delle loro proprietà aromatiche. Infatti, primo passaggio fondamentale per la realizzazione di VENTI è la corretta lavorazione, tritatura e assemblaggio delle erbe.

A seguire avviene una lavorazione attraverso la sola acqua, dato che è stato evitato qualsiasi utilizzo di alcol. Dopo processi di filtrazione c’è un periodo di riposo in bottiglia per permettere l’unione degli aromi e il raggiungimento del profilo di gusto definitivo.

Beverage: novità 2020 firmate Rinaldi 1957
 

A Roma arriva Homebeer.it, la piattaforma che consegna a domicilio la birra artigianale

  • Scritto da Redazione

Parte da Roma il servizio di Homebeer.it, la piattaforma per il delivery della birra artigianale e cibi di accompagnamento fondata da due giovani studenti romani, Andrea e Tommaso. In collaborazione con le birrerie della Capitale, Homebeer.it permette di ordinare e ricevere a casa la birra prodotta artigianalmente, grazie ai riders sostenibili dotati di scooter elettrici.

Unire la qualità della birra artigianale, la comodità di gustarla sul divano, la rapidità e la sostenibilità di riceverla a casa in soli 30 minuti con scooter elettrici: la formula di Homebeer.it, il primo delivery di birre artigianali, diventa realtà con lo sbarco ufficiale della sua piattaforma online e l'attivazione del servizio su Roma.

Ideata da due giovani studenti romani, Tommaso Aguiari e Andrea Longhi di 19 e 20 anni, Homebeer.it permette di ordinare e ricevere a casa la migliore birra artigianale direttamente dalla birreria più vicina, il tutto accompagnato da cibi selezionati in base alla birra scelta.

Gli italiani infatti si confermano amanti della birra: a berla sono oltre 3 su 4 (77%) e sono sempre più attenti alle varietà e alle novità del settore nonché alla scelta di cibi da abbinare (48,3%). Il luogo preferito per gustarla è il divano di casa o il tavolo della cucina (64%). Ma nonostante il mercato del food delivery sia in rapida espansione e abbia registrato 566 milioni di euro nel 2019, mancava fino ad oggi una piattaforma interamente dedicata alla birra artigianale a domicilio.

"Homebeer.it è il servizio che mancava a tutti gli appassionati di birra artigianale, è un progetto a cui lavoriamo da molto e che siamo di fieri di lanciare ora ufficialmente su Roma", dichiarano Andrea e Tommaso, fondatori di Homebeer.it. "Volevamo creare qualcosa che ci rendesse fieri e che mettesse insieme i nostri interessi più grandi: l'informatica e il mondo della birra artigianale. In questo momento così difficile per tutti, vogliamo lavorare per supportare le birrerie ed i pub e permettere loro di continuare la propria attività, invertendo il flusso tradizionale e arrivando direttamente nelle case dei propri clienti".

Scopo di Homebeer.it è quello di offrire un servizio di delivery e di e-commerce non tradizionale, capace di far incontrare l'offerta di piccoli birrifici, spesso poco conosciuti e a conduzione familiare, con la domande di clienti esigenti o semplicemente curiosi e alla ricerca di sapori nuovi.

Ad oggi, per il servizio di consegna a domicilio di Homebeer.it collabora su Roma con 16 birrerie ed esercizi commerciali del territorio, sostenendo anche progetti a vocazione sociale come il birrificio Birra Vale la Pena, nato nel 2014 dalla Onlus Semi di Libertà con la mission di contrastare le recidive delle persone in esecuzione penale all'interno dell'istituto di Rebibbia.

Il servizio di delivery è facile e intuitivo da utilizzare. Dopo essersi geolocalizzato, l'utente può individuare la birreria affiliata più vicina e scoprire la grande varietà di birre artigianali disponibili, nonché - grazie agli algoritmi presenti nell'applicazione - trovare i match perfetti tra bevanda e cibo, per una pausa o una cena completa. Una volta selezionati birra, stuzzichini e pietanze d'accompagnamento, si completa l'ordine e si paga tramite piattaforma direttamente con carta di credito.

La birra sarà consegnata all'indirizzo e all'orario desiderato dai riders sostenibili di Homebeer.it: grazie alle partnership con iCarry ed eCooltra per consegnare gli ordini Homebeer.it si affida soltanto a riders regolarmente assunti e che utilizzano motorini elettrici. "In questo modo vogliamo garantire ai nostri clienti che le persone che porteranno a casa gli ordinativi siano fidate e conosciute e soprattutto che lavorino rispettando le leggi nazionali e azzerando le emissioni di CO2", spiegano Tommaso e Andrea.

"Abbiamo proprio in questi giorni dimezzato le nostre fee e le spese di spedizione perché vogliamo dare il nostro contributo alla sopravvivenza del settore", concludono Andrea e Tommaso. "Abbiamo inoltre stabilito degli standard altissimi per la sicurezza e l'igiene dei prodotti da noi consegnati. Tutte le nostre birre e il food sono consegnati da riders dotati di mascherina e guanti ed i pacchetti possono essere consegnati al portone di casa o nell'androne dei palazzi, così da limitare il più possibile il contatto diretto".

Per le zone non ancora servite dal delivery di Homebeer.it, è comunque possibile utilizzare il servizio di e-commerce, realizzato in collaborazione con 18 birrifici nazionali, dislocati in Sardegna, Sicilia, Calabria, Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Veneto.


 

Nuova apertura a Prati - Bencò, tra memoria della nonna e tecnica dello chef

  • Scritto da Redazione

Dal Sud Italia a Roma, una storia di che corona il sogno imprenditoriale di zio e nipote con l’apertura del loro primo ristorante a conduzione familiare

Nel quartiere Prati, l'ultimo in ordine di tempo dei rioni di Roma, tra gli eleganti palazzi in stile liberty e il fermento ristorativo degli ultimi anni, apre Bencò, un lucido approccio alla tavola contemporanea. Dietro una piccola porta nascosta alla fine di via Fabio Massimo, al civico 101 si cela una rampa di scale che conduce al cuore di una cucina a vista dove la materia prima incontra la sensibilità di mani esperte. L’idea nasce dal sogno di Arturo Converso e Manuel Bennardo, rispettivamente zio e nipote, che con la crasi dei propri nomi hanno brandizzato l’identità del nuovo ristorante. Dopo alcune esperienze ristorative in Calabria, coronano il loro sogno di un’attività a conduzione familiare nella capitale. Stampata in una nicchia a parete un’immagine significativa del loro album di famiglia: la foto della casa di campagna della nonna calabrese, quasi un monito a ricordare le buone tradizioni della loro tavola senza stravolgere le proprie origini. 

I due padroni di casa hanno investito sulla sala per offrire agli ospiti un servizio caldo e familiare, costruito su misura del cliente. A dare forma e colore al progetto di Bencò Nicola Servidio, architetto conterraneo di Arturo e Manuel che ha scelto un arredamento semplice dal design minimal che amplifica l’esperienza del gusto e del piacere per i suoi 35 commensali, puntando tutto sulla condivisione. In cucina si sono affidati all’esperienza e alla serietà di Paolo Cappuccio chef pluripremiato e docente di cucina mediterranea. Se la mente che ha studiato il menu è Cappuccio, il braccio ce lo mette il giovane Gennaro Pernìce. Dopo un’ esperienza nella ristorazione gourmet romana (al ristorante Perpetual), un lavoro che per alcuni mesi lo spinge nelle cucine di un ristorante in Sardegna, la scelta di tornare a Roma. La cucina di Gennaro è fedele alla tradizione ma punta tutto sulla tecnica grazie ad una strumentazione all’avanguardia ed una mise en place ricercata, giocando con le consistenze degli ingredienti, abbinando ad esempio morbido a croccante. Il suo è un manifesto di semplicità e tradizione mediterranea con ingredienti che valorizzano la regione Calabria.

Tra questi il rosso Petraro della Val di Neto utilizzato per brasare il guanciale soffice, ancora la spalla di maialino nero calabro cotta a bassa temperatura o la liquirizia Amarelli di Corigliano - Rossano che impreziosisce il soffice di cioccolato con cuore di cioccolato bianco e la polvere dell’inimitabile oro nero.  Il menu alterna mare e terra, con un’attenzione particolare alla lavorazione della pasta tutta fatta a mano da Gennaro. Tra i primi piatti: le fettuccine con la coda di manzo, condimento che omaggia Roma, o i tortelli di zucca e mostarda alla pera, gli spaghetti ruvidi alla polpa di riccio, broccolo invernale e pomodoro confit, ma anche riso carnaroli riserva Salera al nero di seppia, crudo di gambero rosso al lime (nel laboratorio è stata anche prevista un’area per il gluten free). In ogni portata lo chef Gennaro si distingue in tecnica e creatività, con esclusive preparazioni che valorizzano cotture a bassa temperatura, emulsioni, fondi alla francese, trafilature in bronzo per la pasta. In carta una selezione di circa 70 etichette, custodite nella cantina che si trasforma in una saletta privata per intime degustazione da massimo 10 persone.


Contatti:
Bencò – Via Fabio Massimo 101 Roma (Quartiere Prati)
Tel 06 3972 8933
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena
Giorno di chiusura: Lunedì

 

Costrini Italian flavour: 10 anni di gastronomia e cucina abruzzese

  • Scritto da Redazione

Dopo il terremoto del 2009, l'omonima famiglia di Pescasseroli amplia l'offerta del suo locale all day long: dalla colazione alla cena un angolo di Abruzzo a Roma

Da più di 10 anni il quartiere di Conca d'Oro ha il proprio angolo di Abruzzo a Roma. Costrini è l'omonima attività a conduzione familiare nata nel 2009 subito dopo il terremoto dell'Aquila. "Abbiamo passato un periodo molto difficile: avevamo già due locali e tutti noi ristoratori siamo stati messi in ginocchio dalle conseguenze di quella calamità naturale".

Prima di aprire nella capitale, in Abruzzo la famiglia Costrini era già proprietaria di un ristorante tipico e di un forno di dolci, entrambi attualmente aperti. Il format portato a Roma da Michele è, invece, un ibrido tra una classica gastronomia e la somministrazione in loco con una tavola calda che la sera diventa ristorante. Nella periferia nord di Roma, già dalle prime luci del mattino schiumano cappuccini e sfornano torte e brioche, oltre a diversi biscotti e al Parrozzo, dolce abruzzese alle mandorle e cioccolato citato anche da D'Annunzio e introvabile qui nella sua versione originale. Verso la tarda mattinata, il bancone a vista viene imbandito di pizza al taglio e di altri prodotti da forno.

Non solo specialità abruzzesi: c'è grande attenzione e ricerca sulle tipicità regionali come formaggi e salumi per i prodotti freschi, mentre a scaffale si trova una selezione di nicchia con tutte eccellenze italiane. Quindi, spazio a pasta, passate, legumi, sott'olio e a una carta dei vini con circa 90 referenze. In orario di pranzo Costrini si trasforma in tavola calda: a rotazione si prepara un primo tradizionale del giorno cucinato espresso ma c'è anche il menu con bistecca e contorno, immancabili poi gli arrosticini. Recentemente hanno comprato le mura confinanti per estendersi su un totale di 200 metri quadrati e comunicare finalmente la loro proposta serale. Dopo più di 10 anni di attività la novità del 2020 è la formula della cena che accoglie circa 40 coperti. Nel nuovo spazio c'è una braceria a vista e tutte le carni sono selezionate da HQF o dal Gruppo Galli: polacca, danese, scozzese tutte già frollate dai 30 ai 90 giorni.

Tra i piatti più caratterizzanti c'è l'hamburger abruzzese di arrosticini con ventricina spalmabile, scamorza di vacca pezzata rossa e patate di Avezzano o lo stinco cotto a bassa temperatura servito sempre con le patate. Per restare in tema di cucina di estrazione pastorale, il pezzo forte sono le 5 tipologie di arrosticini: fegato, lardo, classico, manzo, al tartufo.

La sera anche le voci dei primi piatti aumentano e tutte le paste ripiene sono fatte a mano e ripassate in padella con burro e parmigiano di vacca bruna 36 mesi. Alcune sono state trasposte nel gusto abruzzese, come per i pici, formato toscano che qui raccoglie il sugo bianco di agnello, ricetta della famiglia Costrini. Molte preparazioni sono state riprese dal ricettario della nonna come gli gnocchi ripieni, primo da bis grazie al cuoco Annino.

A parte, una carta dei dolci molto copiosa che, se si alleggerisce con quelli al cucchiaio. Sotto le festività la produzione aumenta: qui si impastano e si sfornano tantissimi lievitati, su tutti il panettone e a breve anche la colomba arriverà a scaffale.

Contatti:

Costrini - Italian Flavor
Via Val Maggia 40 (zona Conca D’Oro)
Aperto tutti i giorno dalle 6.30 alle 23.3o
Tel . 06 8976 1092
 

Luca Mastracci entra a far parte dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi e dei Pizzaioli Pupillo Pura Pizza mette in tavola un futuro migliore

  • Scritto da Redazione

Luca Mastracci entra a far parte dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi e dei Pizzaioli: una scelta in linea con il profilo e l’approccio della sua pizzeria verso materie prime e cultura gastronomica. Dopo l’alleanza tra produttori e cuochi italiani, sono i maestri della pizza a stringere patti di garanzia con i Presìdi Slow Food. Secondo il Manifesto dei Pizzaioli dell’Alleanza, chi entra a far parte di questa rete deve rispettare regole di qualità e tradizione, utilizzare ingredienti naturali, farine di alta qualità e avere la conoscenza ed una trasparenza per la lievitazione e maturazione degli impasti.

Per tutte le pizze firmate Pupillo il filo conduttore è da sempre una fedele mappatura delle specialità gastronomiche regionali e locali. L’entrata nel progetto, dunque, non fa altro che mantenere vivo e rafforzare il patto di riconoscenza che Luca ha con il suo territorio: Pupillo Pura Pizza, infatti, è nato tre anni fa a Priverno (Lt) non come una semplice pizzeria, ma come un progetto sulla pizza e sul territorio che gli gira intorno.
La pizza, per Luca ed i suoi soci, è un giusto companatico per raccontare l’altissima qualità della materia prima del Basso Lazio e non solo. Gli ingredienti nella dispensa Pupillo arrivano da vicino: sono meno stressati e, per questo, più buoni, in quanto provengono da produttori che conoscono la propria terra. E, dove il territorio non arriva, le altre regioni vengono in aiuto con le loro specialità.
Il crescente consenso da parte del pubblico ha permesso alla pizzeria non solo di svilupparsi rapidamente inaugurando la seconda sede su Frosinone, ad un solo anno dall’apertura del primo, ma di dar vita a dei veri e proprio progetti di filiera in cui la pizzeria e Luca sono impegnati in prima linea. Ultimo, ma non meno importante, è stato il progetto di “Italiana”, la farina di tipo 1 prodotta con solo grani italiani e nata da un'idea di Luca Mastracci e dalla tenacia della Famiglia Polselli del Molino Polselli di Arce (Fr). “Nel nostro menu mettiamo sempre in chiaro la provenienza e la stagionalità dei nostri ingredienti – spiega il nuovo pizzaiolo dell’Alleanza −: sono presenti già molti presidi laziali, come “i Chiacchietegli”, una varietà di broccoletti, coltivati nella piana di Priverno, caratterizzata dal colore viola e da un sapore delicato. L’ingresso nell’Alleanza Slow Food sarà per me e per il mio staff un’occasione di conoscenza e di valorizzazione di piccole produzioni provenienti da tutte le regioni d'Italia. Grazie al continuo lavoro di ricerca e di selezione ogni pizza si arricchisce di nuove storie da raccontare.”

CONTATTI:

PUPILLO PURA PIZZA - PRIVERNO
Via Giacomo Matteotti 29
Priverno (Lt) 04015 - Tel + 39 3394143148 Lunedì - Domenica 19:00 PM – 00:00 PM

PUPILLO PURA PIZZA - FROSINONE
Viale Giuseppe Mazzini 220
Frosinone (Fr) 03100 Tel + 39 331 961 0793
Lunedì - Domenica 19:00 PM – 00:00 PM