A Roma il 25 gennaio l’inaugurazione di Moku, Japanese Food piatti dall’oriente da gustare in un giardino incantato

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Un giardino ristoratore. Sarà inaugurato il 25 gennaio alle 19, in via Tiburtina 440 a Roma, MOKU, un ristorante di 800 mq dove si potrà assaporare una cucina fusion orientale, con piatti tipici giapponesi, cinesi e thailandesi. L’idea di Marisa Jiang Kefeng, imprenditrice proveniente da Zhejiang, regione della Cina del sud, è quella di fondere e intrecciare la ricerca del benessere con la natura, valore fortemente presente nella cultura giapponese, e il gusto del cibo. Per questo MOKU, che in giapponese significa albero, appare come un vero e proprio giardino dove il legno e le piante sono gli elementi che dominano regalando serenità ed equilibrio.
La cura dei piatti è studiata nei minimi dettagli, con un menù ricco di proposte.
Ricercatezza e qualità del cibo accompagnano il piacere di gustare ed assaggiare, per scoprire sapori sempre nuovi e diversi della tradizione orientale.

MOKU sarà aperto tutti i giorni, a pranzo e a cena, offrendo ai suoi clienti anche la possibilità di un apericena. All’inaugurazione, giovedì 25 gennaio alle 19, hanno confermato la presenza Anna Falchi e Matilde Brandi.
Oltre a numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, sarà presente anche Fabio Barone, pilota detentore di due Record del Mondo di velocità che si sta preparando per una nuova spettacolare sfida in Marocco ad ottobre. Per l’occasione Barone porterà all’ingresso del ristorante tre modelli esclusivi della Rossa di Maranello che potranno essere ammirati da ospiti e invitati.
 

Santa Brace, ha aperto a Roma l’8 dicembre il nuovo ristorante dedicato alla carne

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Nella zona dei Colli Portuensi è arrivato Santa Brace, locale che mira a diventare un nuovo luogo di riferimento per gli amanti della “buona carne”. Nel menu, un grande viaggio gastronomico che declina la carne in tutte le sue sfumature, dai crudi alle lente cotture, dalla brace alle marinature, ridefinendo in modo contemporaneo il concetto di ristorante di carne. Due piani, con un grande spazio esterno, accolgono il cliente in un ambiente inaspettato, dai dettagli intimi e dagli spazi estremamente curati.

LA STORIA
Santa Brace nasce dalla volontà di una giovane imprenditrice cinese e grande appassionata di cucina italiana, che decide di avvicinarsi al mondo della ristorazione affidandosi alla Laurenzi Consulting, società leader nell’ideazione e realizzazione di format food & beverage.
Santa Brace sarà un ristorante italiano, dedicato alla carne in chiave assolutamente attuale. Sin dal nome, un omaggio giocoso alla brace, che diventa “Santa” perché la carne viene riabilitata nell’alimentazione di tutti i giorni, purché sia scelta con attenzione, ben lavorata e ben cotta.

LA CUCINA
La cucina di Santa Brace è un inno a questo grande prodotto, dove anche i vegetariani possono trovare comunque valide alternative, nell’idea che il cibo sia sempre elemento di condivisione e non di esclusione. La materia prima è al centro, come evocano le immagini selezionate per le pareti che rimandano non solo al prodotto ma anche all’identità delle macellerie d’epoca.
Come partner nella proposta della carne, Santa Brace ha scelto la storica Macelleria Bombelli, che dal 1931 ha tramandato di padre in figlio un’autentica scienza della carne. Il padre Maurizio con i figli Fausto e Mauro Bombelli lavorano carni da tutto il mondo e hanno selezionato per Santa Brace, con grande attenzione a tagli e razze, la migliore materia prima. Anche per questo motivo la sala inferiore ospita una cella a vista per il controllo della frollatura dei lombi.
COSA SI MANGIA
Così da Santa Brace il concetto di “Tagliati per la carne” si esprime in un menu goloso e succulento, che offre un ampio spettro di tecniche di lavorazione del prodotto: crudo, marinato, brasato, stagionato, alla brace, alla griglia e affumicato.
Si parte dalla gastronomia a vista, con una ricca scelta di affettati e formaggi, italiani e spagnoli, che compongono sontuosi taglieri. Si passa poi agli antipasti di crudi, con piatti di carpacci e tartare, come la Tartare di manzo con castagne, porcini e tartufo nero, o il Carpaccio di Black Angus Affumicato. Il Grand Plateaux permette inoltre agli amanti del crudo di carne di assaggiare una selezione più ampia di tartare e carpacci.
La griglia di Santa Brace è interpretata in chiave tecnologica e moderna, grazie alle cotture in X-Oven, forno a brace a tre cassetti alimentato a carbone di legna, che permette di sperimentare diversi tipi di cotture all’interno della stessa macchina contemporaneamente, mantenendo sempre un alto grado di succulenza.
La brace è il regno dei tagli di carne: qui si può scegliere tra varie razze, come Black Angus, carne rinomatamente succulenta e saporita come solo quella scozzese sa essere, Scottona Bavarese Kaiserin, carne tedesca delicata con almeno il 15% di marmorizzazione del grasso e un minimo di 21 giorni di frollatura, Danese Extra, una variazione più grassa e più saporita della classica danese, e infine le razze nazionali, una selezione delle migliori razze del nostro territorio. Per queste proposte sono disponibili tre diversi tagli, entrecote, fiorentina, costata, con le loro grammature.
Si passa poi ai piatti speciali, con cotture di diversi stili e contorni che si abbinano al carattere delle carni. Qui abbiamo Picanha Danese Extra con funghi alla brace, ma anche Pluma di maiale iberico Joselito con patate novelle, Petto d’anatra con prugne, patate e zenzero, Filetto alla Rossini con Foie Gras e tartufo, Tagliata di agnello con carciofo alla giudia. Tra la selezione di lente cotture, proposte brasate e salsate “alla vecchia maniera”, la Pancia di maiale con verdure alla soia o Cinghiale brasato al vino rosso.
Non può mancare una selezione di burger serviti con una cascata di patate fritte, ma anche una piccola proposta di primi per accontentare proprio tutti. Presto la proposta si arricchirà anche di un succulento Sunday Roast.

COSA SI BEVE
La carta dei vini è molto ampia e trasversale, e comprende un’attenta selezione di vini soprattutto rossi che si sposano con le varie gradazioni di gusto della carne, senza dimenticare bianchi e bollicine. La mescita è ricca e comprende ogni giorno 6 scelte, che si possono gustare al banco gastronomia all’ingresso, tra i tavoli più intimi del primo piano, oppure sui grandi conviviali del piano inferiore.
Orari di apertura: dal martedì alla domenica, dalle 12.30 alle 15.00, dalle 19.30 alle 23.00. Chiuso il lunedì.

Santa Brace – Via Isacco Newton 100 - 00151 Roma - Tel: 06.8693 3527


 

Apre a Largo Argentina il salotto di Mercerie: il format innovativo firmato Igles Corelli

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Inaugura il 15 dicembre - a largo Argentina a Roma- il “salotto del gusto” di Mercerie, l’innovativo progetto di high street food firmato Igles Corelli.
Lo chef stellato del ristorante Atman di Lamporecchio vuole, con questo concept, dare il via a una vera e propria rivoluzione nel food proponendo un modo nuovo di avvicinarsi all’esperienza dell’alta cucina. E lo fa con un format senza precedenti, recentemente premiato da Puntarella Rossa come “miglior format innovativo dell’anno”.

L’idea di Mercerie High Street Food nasce dal desiderio di proporre la qualità dei piatti stellati in piccoli assaggi che rendano accessibile a tutti un percorso culinario generalmente piuttosto costoso.
Una serie di ricette di alto livello -riassunte in praline, bottoni e lasagnette, sempre diverse anche in base alle stagioni - viene presentata in un formato accattivante e di facile consumo, ideale anche per l’asporto o per uno spuntino durante una passeggiata tra le bellezze di Roma.

Nel locale di piazza Argentina si potrà consumare le prelibatezze dello chef comodamente seduti nel salotto che un tempo ospitava uno storico negozio di stoffe al quale è ispirato il nome del progetto stesso.
In un ambiente che mantiene l’antico fascino della bottega(grazie alla conservazione dei pavimenti d’epoca con cementine originali del 1900) si fondono stili contrastanti tra il moderno e il visionario, come lo sono le ricette proposte. Il filo conduttore del progetto, realizzato dagli scenografi milanesi Cavalletti-Pagliericcio, è la cucina circolare di Igles Corelli, richiamata dai due banconi a forma tonda. Nel salotto al centro della città, i cocktail sono firmati da uno dei migliori bartender emergenti della Capitale. Riccardo Colasanti crea e rivisita nuovi e antichi drink da associare ai migliori assaggi dello chef. L’aperitivo, sempre accompagnato da 3 ricette soddisferà la vostra voglia di sperimentare. Per la cena invece fatevi accompagnare dagli abbinamenti studiati dal premiato sommelier Samuele del Carlo che ha selezionato decine di etichette di vino rigorosamente naturali.

Molte esperienze in un solo locale.
Dalla colazione, all’aperitivo, fino al dopocena una proposta sempre diversa per ogni momento della giornata.
La piccole porzioni, accostabili in diverse declinazioni, permettono di assaggiare più sapori, a volte contrastanti, e di abbinarli in base al gusto personale. L’obiettivo è un menù sartoriale, su misura del gusto e del budget del cliente.
"Con questa nuova ambiziosa sfida - spiega lo Chef Corelli - desidero dare il mio contributo ad una ristorazione che, senza rinunciare alla qualità, sia anche veloce e facilmente fruibile, ma sempre rigorosamente elegante e sorprendente”.

Roma, Via S. Nicola de' Cesarini n. 4/5 – Largo di Torre Argentina- inaugurazione il 15 dicembre 2017

 

Bulzoni, ha riaperto la storica enoteca di Viale dei Parioli

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Dopo la ristrutturazione, finalmente ha riaperto la storica Enoteca Bulzoni. Grazie all’intervento voluto dai due fratelli Alessandro e Riccardo Bulzoni, gli appassionati di vino ritrovano uno dei luoghi di riferimento in città.
All’enoteca si aggiunge una piccola cucina e un banco che completeranno a 360° l’esperienza di scegliere, acquistare e fruire il vino. Una cucina pensata per accompagnare il vino, che sa ridefinire gli spazi dello storico negozio del 1929.
LA STORIA
E’ proprio nel 1929 che Emidio Bulzoni, nonno di Alessandro e Riccardo e autore di un trattato di “Consigli e pratica del commercio vinicolo”, aprì nell’allora periferico quartiere Parioli, il “Vini e Oli” al civico 36. Il negozio vendeva soprattutto vino, aceto e olio sfuso destinate agli operai e alle famiglie che allora abitavano la zona.
Negli anni ’50 subentra nel negozio il padre Sergio, che introduce i primi vini imbottigliati e i prodotti dall’estero. Nel frattempo anche il quartiere evolve, con i suoi abitanti. Parioli diventa meta ambita per un ceto sociale benestante, che acquista vino quotidianamente per il fabbisogno dell’intera famiglia. Ma è con il 1972 che arriva un nuovo cambiamento: i vini si vendono ormai esclusivamente in bottiglia, con una piccola mescita al bicchiere che permette al cliente di assaggiare il vino sul posto. Bulzoni diventa ufficialmente “Enoteca”.
Alessandro lavora nel negozio dalla metà degli anni ’80, mentre Riccardo dall’inizio del 2000. I due fratelli sono dunque la terza generazione di Bulzoni a guidare l’attività e hanno dato all’enoteca un’identità unica nel mondo del vino. In questi ultimi 20 anni infatti, hanno operato una selezione nella proposta dei vini molto personale, e per primi hanno portato sugli scaffali bottiglie di produttori artigiani e piccoli artisti del vino. Bulzoni è diventato quindi un punto di riferimento per la vendita di vini artigiani, prodotti senza l’aggiunta di sostanze chimiche, né in vigna né in cantina, veri e propri “vini di esperienza”.
Il 2017 è l’anno della svolta per l’enoteca, che introduce il concetto di “Vini e Cucina”. Dal lavoro della proprietà con Laurenzi Consulting - società leader nell’ideazione e nella realizzazione di format per la ristorazione – in collaborazione lo studio di architettura Strato, nasce una nuova Enoteca Bulzoni.

L’intervento sugli spazi ha puntato infatti alla creazione di una “nuova esperienza” che ruota sempre intorno al vino, ma passa dal concetto di negozio a quello di wine bar, da luogo d’acquisto a luogo di destinazione. Nel nuovo Bulzoni, si può comprare una bottiglia, dalle 10 del mattino a mezzanotte. Ma oggi si può anche sedersi, scegliere un piatto dal menu o un assaggio dal banco e gustare un bicchiere immersi tra le oltre 1000 etichette dell’enoteca.
L’ARCHITETTURA
All’interno lo spazio è completamente ridefinito, in favore della nuova natura dell’attività. Cucina, tavoli e sedie – ce ne sono 30 interne, escludendo il grande tavolo della piccola sala per degustazioni, che ospiterà circa 10 persone – un grande bancone per la mescita e per la gastronomia: queste novità accolgono il cliente in una sala centrale dai toni rosso vinaccia avvolta da due piani di bottiglie.
I VINI
La proposta vinicola si fruisce sia dalla lavagna al banco con la mescita del giorno, sia dalla carta dei vini, con una selezione voluta da Alessandro e Riccardo, sia dall’intero ventaglio degli scaffali dell’enoteca, che mantiene la sua natura di negozio, al piano superiore e a quello inferiore, dove si nasconde una cantina in fermento sin dal 1929.
La carta riassume in poche parole “la logica del vino” della famiglia Bulzoni. Il vino è raccontato in tre diverse categorie: vini moderni, prodotti secondo tecniche di enologia moderna; vini come una volta, prodotti secondo modelli legati al passato, quando l’intervento umano era poco aggressivo sia in vigna che in cantina; vini estremi, prodotti da vignaioli artigiani senza l’addizione di sostanze chimiche. “Sono i vini che noi amiamo”, dice Alessandro, che ha dedicato ai vini estremi la piccola sala per le degustazioni.

Bulzoni,  ha riaperto la storica enoteca di Viale dei Parioli

LA CUCINA
La cucina, completamente a vista, sia su strada che dall’interno, sembra il tassello mancante di questo luogo storico. Da qui arrivano tapas, pintxos e vassoi di salumi e formaggi che riempiono il banco e lo spuntino durante l’intero arco della giornata. A pranzo e a cena sarà possibile scegliere da una carta di piatti espressi che lascia ampio spazio alla sostanza. Quindi pappardelle con le frattaglie, ossobuco e riso al salto, pollo con i peperoni, lasagna con le verdure, ma anche insalate con sott’olio e altri prodotti della gastronomia.
“Questa cucina ci permetterà di comunicare meglio con il cliente, di comunicare il vino, soprattutto il vino che noi chiamiamo estremo”, aggiunge Alessandro, da qui il concetto di “cucina per il vino”. Non a caso nell’ingresso della cucina, l’unica scelta ferma è stata quella di selezionare produttori e fornitori che perseguissero gli stessi ideali di artigianalità che la famiglia Bulzoni ha da sempre professato: per alcuni piatti di carne Bottega Liberati, la pasta di Verrigni, i salumi e i formaggi di DOL e le Orme, la pasta fresca di Aldo Manzo.
Infine, tra gli scaffali è possibile scovare anche l’olio e il vino Bulzoni, del casale a Torri in Sabina, nell’alto Lazio, della famiglia Bulzoni. Qui il vino rosso si è sempre fatto, ma adesso arriva anche il bianco e in primavera il nuovo vino frizzante, naturalmente artigiano.

Enoteca Bulzoni è aperta al pubblico
Ora di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 10 a mezzanotte. Chiusi la domenica
 

Lo Scholars Lounge di Roma incoronato miglior pub irlandese al mondo

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Si trova nel centro storico di Roma il miglior pub irlandese del mondo. Lo Scholars Lounge di Roma, noto locale di Via del Plebiscito, lo scorso 10 ottobre è stato incoronato “Irish Pub Of The Year” agli “Irish Pubs Global Awards”. La cerimonia si è tenuta nella Mansion House, residenza ufficiale del sindaco di Dublino, presente alla manifestazione insieme a molte altre personalità. Il pub della capitale ha trionfato su oltre 16 mila candidature provenienti da tutto il mondo, conquistando un titolo che rappresenta per l’Italia un assoluto primato. Il premio è stato decretato da un panel di esperti che ha valutato i pub in gara sulla base di numerosi criteri (musica, staff, atmosfera, birra, whiskey ecc.).

Lo Scholars Lounge, che già nel 2015 grazie alla sua importante selezione di whiskey (circa 250 etichette) è stato insignito del premio “Irish Whiskey Bar of theYear-International”, si conferma un’importante e autentica realtà per la capitale. Il pub, nato nel 2005 si è affermato negli anni come uno dei più importanti luoghi per la musica dal vivo a Roma.

E’ il luogo ideale per prendersi una meritata pausa dalle visite turistiche. Il segreto è mettersi comodi e godere della famosa ospitalità irlandese dello Scholars Lounge: vengono serviti piatti caldi tutto il giorno e tutti i giorni (dalle 11 fino a mezzanotte), da una ricca colazione irlandese al tipico stufato irlandese fatto in casa.

Marialuisa Roscino
 

Ai Castelli Romani arriva una stella, una stella dei fornelli del calibro di Oliver Glowig.

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Lo chef tedesco sarà l’Executive del ristorante Barrique, mentre Daniele Corona, suo secondo per quasi 10 anni, gestirà il bistrot Epos Wine&Food e ricoprirà il ruolo di Resident Chef dell’intero progetto.

I due gioielli sono entrambi incastonati all’interno della struttura Poggio le Volpi, l’azienda vitivinicola situata su una verde collina alle pendici di Monte Porzio Catone, solo a pochi chilometri da Roma, e nata nel 1996 dall’intuizione di Armando e Felice Mergè.
Immerso tra i vigneti troviamo un elegante edificio su più piani e con un ampio dehors dal quale si può godere di un magnifico panorama sulla Città Eterna. La padrona di casa, impeccabile nell’accogliere ogni visitatore, è Rossella Macchia.
“È per noi un onore – dichiara Rossella – avere in cucina un fuoriclasse come Oliver e un talento come Daniele. Siamo sicuri che questo rappresenterà un plus per tutto il territorio circostante, bellissimo ma troppo spesso sottovalutato. Poggio le Volpi vuole essere il luogo ideale per fuggire dallo stress cittadino (pur essendo davvero poco distante dal centro della Capitale) e immergersi in esclusivi percorsi enogastronomici, potendo scegliere tra la cucina raffinata e d’autore di Barrique e quella più smart e conviviale proposta da Epos Wine&Food”.
Al livello inferiore un boschetto curato nei minimi particolari introduce nella splendida barricaia, palcoscenico ideale per le performance culinarie di Oliver Glowig e Daniele Corona. Materico, elegante, con arredi che giocano sui toni dell’oro e del nero e con foglie di vite usate come stencil, Barrique è una luogo ricercato - con soli 30 coperti - che offre un’atmosfera esclusiva per un’esperienza gourmet capace di coinvolgere tutti i cinque sensi. La tecnica e la professionalità teutonica di Glowig sono al servizio della cucina tricolore, per la quale nutre curiosità e amore fin da ragazzo. Una conoscenza perfezionata nei quasi 20 anni di permanenza, e di successi, nella Penisola. Caviale con uovo, patate schiacciate e storione affumicato, Spaghettoni con ostriche, trippa di baccalà e cavolfiori, Bottoni ripieni di stracotto d’anatra con salsa di fegato grasso d’oca e fichi secchi, Branzino al vapore con ostriche e gelatina di mare al profumo di anice stellato, Piccione con crema di cipolla bianca e scalogno alla pancetta, sono solo alcune delle prelibatezze frutto della fantasia e dell’originalità dello chef tedesco.
“Sono felice di iniziare questa nuova esperienza qui a Poggio le Volpi – afferma Oliver Glowig – un progetto in cui credo fermamente e per il quale mi sono sentito emotivamente coinvolto fin dal principio grazie al feeling instauratosi con Rossella Macchia e la famiglia Mergè, senza dimenticare quello già lungamente collaudato con Daniele. Sono convinto che sia il luogo ideale per esprimere in libertà la mia idea di cucina. E di farlo proponendo piatti di alto livello ma, come i nostri ospiti potranno appurare, a costi assolutamente accessibili”.

E l’animo gourmet ed elegante di Poggio le Volpi non viene meno nei due piani superiori della struttura, dove Daniele Corona guida la brigata di Epos Wine&Food. Un bistrot dal tono casual e adatto a molteplici occasioni; 50 coperti - più 60 esterni – in uno spazio moderno dal look total white capace di accogliere gli ospiti in un’atmosfera familiare ma dal gusto decisamente glamour. La proposta food è curata e gustosa, con un forte radicamento territoriale e un legame che non prescinde mai dal concetto di stagionalità. Si parte con golose selezioni di salumi e formaggi provenienti dalla “parete del gusto”: varie celle di stagionatura a temperatura controllata dove riposano prodotti di primissima scelta, dai migliori prosciutti italiani al jamon iberico, passando per i latticini firmati da artigiani del Lazio, d’Italia e non solo. In alternativa Storione affumicato con insalata di finocchi e arancia, Tartare di branzino con Avocado e mela verde. Tra i primi non può mancare un richiamo alla romanità, ed ecco i Tonnarelli cacio e pepe e il Risotto all’amatriciana, come ancora il Pollo e peperoni tra i secondi piatti. Oppure Minestra di ceci e scarola con lumachine di mare, Pasta e patate con provola affumicata e gamberi, Filetti di triglia all’acqua pazza, Guancia di vitello con pappa di pomodoro, pecorino e menta. Capitolo a parte merita la carne, data la presenza della griglieria con dry aging a vista, potendo così scegliere varietà (chianina, marchigiana, fassona, manzetta prussiana, angus australiana), taglio e frollatura desiderata. Un vero e proprio paradiso per tutti gli amanti del genere.
“È con grande entusiasmo – sottolinea Daniele Corona – che mi lancio in questo nuovo progetto. Mi piacerebbe, attraverso la nostra proposta, dare nuova voce al territorio laziale, così ricco, dalla costa all’entroterra, di materie prime eccellenti. Per questo cerchiamo sempre di prediligere, laddove possibile, i piccoli produttori locali. La nostra, nelle due varianti Epos e Barrique, sarà una cucina di ricerca, ma al contempo golosa e adatta a tutti, sia in termini di gusto sia, consentitemi, per quanto riguarda la spesa finale”.

Ad occuparsi dei dessert, sia di Barrique che di Epos, c’è il pastry chef Andrea Riva Moscara, giovane ma già con diverse e importanti esperienze alle spalle. Estroso ma al contempo legato alla tradizione, ama rivisitare la pasticceria classica, soprattutto tramite l’uso di colori e consistenze differenti. Alla base una materia prima sempre top, legata ai concetti di stagionalità e, laddove possibile, di territorialità. Ed ecco che in carta, in Barrique, troviamo creazioni come la Mousse al cioccolato al latte, arachidi salate e more o la sua Tatin“tutta mela”. In Epos Wine&Food grandi classici, come Ricotta e visciole, il Tiramisù e la Zuppa inglese. Grande importanza riveste naturalmente la carta dei vini, unica per entrambe le realtà ristorative. Si parte, ça va sans dire, da quelli “a metro zero”, con tutte le etichette Poggio le Volpi; seguono quelle dell’azienda pugliese, di proprietà Mergè, Masca del Tacco . Ma il volume è davvero ampio e variegato: spazia dalle migliori cantine italiane a nomi blasonati del panorama internazionale, con la Francia a farla da padrona grazie alle prestigiose referenze di Champagne, Bordeaux e Borgogna. Plus fondamentale le “dritte d’autore” firmate da un sommelier del calibro di Luca Boccoli, con alcuni vini dall’incredibile rapporto qualità prezzo. A rotazione il servizio al calice.
 

Il Fonclea, tempio della musica dal vivo romana, compie 40 anni

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Il 29 e il 30 settembre il Fonclea Pub e Ristorante celebrerà i suoi 40 anni di attività con due giorni di festeggiamenti nella storica sede di via Crescenzio nel quartiere Prati.
“La nostra avventura iniziò nel 1977. Erano gli anni di piombo ma guardavamo al futuro con entusiasmo e volevamo creare un luogo dove i nostri i amici potessero incontrarsi e divertirsi. Prima aprii il Falcone, poi trovai questo spazio in via Crescenzio e nacque il Fonclea. Da allora e per 40 anni mi hanno affiancato tre moschettieri, compagni di vita e di lavoro: Massimo Alfano, Marco Caroni e Francesco Ghidoli". A parlare è Claude Mage che, con i suoi soci, venerdì 29 e sabato 30 settembre porterà al traguardo i quarant'anni dello storico luogo di ritrovo capitolino con una festa a porte aperte.
"Frequentavamo l'università – ricorda Claude - ma la conduzione del locale ci assorbì così tanto da farci trascurare gli studi. Lavoravamo anche diciotto ore al giorno ma poi, dopo l'orario di chiusura, rimanevamo ore ed ore a discutere della nostra vita, di ipotetici orizzonti politici e sociali, confrontando le nostre idee di futuro”.
Tanti gli artisti che hanno spiccato il volo proprio dal loro palco: Giorgia, che iniziò nel coro del gruppo del padre, Giulio Todrani, per poi continuare con un suo quartetto, fino a volare in alto come solista; Lillo & Greg che, da sconosciuti, decidemmo di fare esibire prima un mercoledì al mese, e poi due, e poi tre, fino a quando i loro impegni di spettacolo invertirono le parti. E poi Sergio Caputo, Dado, Riccardo Rossi, Max Gazzè, Niccolo Fabi, Max Paiella e Luca Laurenti il quale, cosa ormai nota, da loro aiutante in cucina balzò sul piccolo ma ambito palco proseguendo poi in radio, affermandosi definitivamente con una brillante carriera televisiva.
Così, tra la creazione dei menu e l'ascolto delle proposte dei musicisti da inserire nel calendario dei concerti, gli anni sono passati. Già, perché sul palco del Fonclea la musica dal vivo ha fatto da padrona, ogni sera in tutti questi lustri.
“Abbiamo vissuto il tempo meraviglioso dell'Estate Romana ideata da Renato Nicolini” - ricorda con nostalgia Claude - e così il pubblico ha seguito i concerti e la nostra ristorazione anche sotto le stelle di Roma per ben 35 estati. “Siamo certi che con il nostro lavoro non accumuleremo mai fortune in denaro” - dice Claude ridendo – ma continueremo, imperterriti, a coltivare il nostro amore per la musica e il nostro sogno che rimane quello di divertirci insieme alle migliaia di persone che ogni anno trascorrono le loro serate qui, al Fonclea".
E per la due giorni, con la presenza straordinaria del critico e storico musicale Dario Salvatori, oltre a Greg, Dado e tanti amici dello spettacolo, attese le Tribute Band più seguite della Capitale: Piu Bestial che Blues, Tree Gees, Four Vegas, Statale 66, Rock’in the stones, Riding Sixties, Square Dance,Vintage People e molte altre.

Marialuisa Roscino
 

All’Osteria Sette il premio della miglior carbonara di Roma

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La storica osteria di Montesacro si è aggiudicata il più alto scalino del podio in occasione della prima edizione del Campionato di Carbonara, che si è tenuto ad Eataly .

Dopo un'accurata selezione ed una lunga fase di qualificazioni, Osteria Sette, storico locale di Montesacro, vince il Primo campionato di carbonara. Tra giugno e luglio, la capitale ha ospitato una delle più sentite competizioni della tradizione della cucina romana. A colpi di guanciale e spadellamenti, si sono sfidati tra i fornelli tanti celebri ristoranti romani, ognuno con la sua ricetta e i suoi segreti nella preparazione. La gran finale, che si è tenuta la settimana scorsa, ha visto l’Osteria Sette aggiudicarsi il primo premio, grazie ai voti degli avventori accorsi in gran numero per degustare le due carbonare arrivate all’ultimo step dell’avvincente sfida.

“Per chi fa questo lavoro – ha detto Loris Sette, titolare dell’Osteria(insieme al fratello Claudio) aperta nel 1952 dal nonno Antonio -, vincere il primo premio per la miglior carbonara di Roma è il massimo riconoscimento. Questo piatto ha radici lontane nel tempo, parla del territorio e delle sue tradizioni come pochi altri, racconta di antiche origini pastorali e passione del suo popolo per la cucina verace e genuina: insomma, la carbonara è uno dei simboli di Roma e noi siamo felici di riuscire ad onorarla, con impegno quotidiano, umiltà, passione e una sempre rigorosa selezione delle materie prime”.

Osteria Sette è amore. Amore per sette elementi: la cucina della tradizione, la convivialità buona, i sapori antichi reinterpretati con rispettosa devozione, una famiglia con la vocazione all’ospitalità e al servizio, un quartiere da disegnare negli anni e da cui lasciarsi disegnare, le materie prime genuine e stagionali, selezionate con la cura e il rigore di veri artigiani del gusto, e, non ultimo, l’amore per Roma e per la solennità dei suoi piatti.
L’eredità che Loris e Claudio custodiscono è quella di più di sessant’anni di tradizione in cucina, dall’apertura nel 1952 ad opera di nonno Antonio, fino ad oggi. Tanto è cambiato in 65 anni di attività: nomi, forme, intenzioni… Ma ciò che persiste e che non si è mai spento è la voglia di fare, con umiltà, passione e un’integrità “antica”, il mestiere più bello del mondo: l'oste.

Roma Capitale - Ripresa dei flussi turistici negli hotels gestiti a Roma della Necci Hotels

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Vi è senza dubbio una ripresa dei flussi turistici sulla città di Roma , gli hotels che fanno parte del nostro gruppo stanno registrando importanti aumenti in termini di fatturato e presenze nel mese di luglio, afferma Roberto Necci Chairman della Necci Hotels , compagnia di Asset Management alberghiero che gestisce fra consulenza, proprietà dirette e gestione, 10 hotels a Roma; la diminuzione dei flussi in altre città europee dovuta ai noti eventi terroristici stanno premiando l'Italia come destinazione di viaggio per questa estate, è tuttavia evidente che vi è necessità costante di individuare per ogni struttura alberghiera il giusto target di clientela visto che gli aumenti delle presenze non sempre significano aumento della capacità di spesa; i nostri hotels a Roma stanno tuttavia centrando gli obiettivi di budget che ad inizio anno ci eravamo posti, abbiamo dovuto intensificare nei mesi scorsi l'azione commerciale e operando sui diversi canali delle distribuzione attivando le leve su ogni segmento in particolare Mice e Gruppi; notiamo continua Roberto Necci che vi è un recupero anche sul target famiglie sulla città di Roma.
Gestendo varie strutture con diversi target di riferimento il nostro punto di vista afferma Roberto Necci è senza dubbio privilegiato visto che le strutture all'interno del nostro portafoglio riescono a coprire quasi per intero i target presenti nella nostra città; vi è tuttavia necessità che la nostra città migliori globalmente il livello generale dei suoi servizi per rendere al turista una sempre più piacevole esperienza di viaggio.
 

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo

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Il 7 febbraio Roma e America si uniscono per festeggiare uno dei piatti italiani più amati nel mondo: le Fettuccine Alfredo
Nel 1920 due divi di Hollywood, Douglas Fairbanks e Mary Pickford, detta “la fidanzatina d’America”, festeggiano la loro luna di miele in Europa. Durante il viaggio di nozze assaggiano le Fettuccine Alfredo presso il ristorante Alfredo alla Scrofa di Via della Scrofa, in pieno centro di Roma. Il piatto, preparato con estrema semplicità ma dal gusto unico e genuino, li conquista subito. Al loro ritorno in America racconteranno a tutti delle famose Fettuccine e suggelleranno il ricordo con il dono di una coppia di posate d’oro, forchetta e cucchiaio, con la loro dedica.  Da qui comincia la storia delle Fettuccine nel mondo, un piatto capace di travalicare i confini dell’Italia per conquistare gli Stati Uniti che omaggiano ancora oggi questa pasta con una festività nazionale, il National Fettuccine Alfredo Day. Per la prima volta dalla sua apertura, il ristorante Alfredo alla Scrofa che ha dato i natali alle famose fettuccine, vuole celebrare questa ricorrenza in ricordo delle origini assolutamente romane della pasta.

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
LA STORIA
Nel 1914 in Via della Scrofa compare un giovane dagli inconfondibili baffi neri. Alfredo Di Lelio trasforma la precedente bottega di oli e vini in un vero e proprio ristorante: Alfredo alla Scrofa. Negli anni il locale diventa talmente famoso e apprezzato da conquistare una fama internazionale, arrivando ad attirare l’attenzione di tutti gli ospiti illustri che transitano per la grande città.  A guidare oggi l’attività sono Veronica Salvatori e Mario Mozzetti, eredi del ristorante ceduto da Alfredo ai propri bisnonni, abili imprenditori capaci di portare alle stelle il locale proprio negli anni d’oro della capitale, quelli della Dolce Vita. Veronica e Mario promuovono oggi il valore delle Fettuccine Alfredo non solo come piatto della cultura gastronomica ma come patrimonio nazionale e storico italiano. Proprio per questo Alfredo alla Scrofa incarna anche un progetto di internazionalizzazione del brand per esportare il marchio all’estero e portare la vera italianità nel mondo. “Il 7 febbraio vogliamo celebrare le Fettuccine come un simbolo del nostro paese che ha saputo attraversare indenne oltre un secolo di storia – afferma Mario - un piatto che hanno gustato i personaggi più importanti del mondo, un piatto per cui gli americani vanno pazzi senza conoscerne neanche le origini.”

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
LE FETTUCCINE
Le Fettuccine Alfredo nascono nel 1907 in Via della Scrofa 104. Quello che è oggi rinomato come uno dei capolavori della cucina italiana, venne creato da Alfredo per esaudire il desiderio della moglie Ines, incinta e desiderosa di un boccone che desse a lei e al suo bimbo energia, sapore, calore.
Una ricetta semplicissima che comprende tre soli ingredienti, ma di qualità straordinaria: la pasta, di una sottigliezza particolare, che richiede un tempo di cottura inferiore ai 30 secondi, il burro fresco e il parmigiano. Fin dalla sua apertura il ristorante realizza ogni giorno a mano le famose fettuccine, servite poi in tavola dal “mantecatore” che, amalgamando con un gesto abile le fettuccine con la salsa, realizza il “miracolo” delle Fettuccine Alfredo.

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
GLI OSPITI
I tanti volti che popolano le pareti del ristorante, così come la galleria con gli oltre 50 libri delle firme, testimoniano la risonanza internazionale del luogo, meta prediletta di personaggi come Salvador Dalì, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Federico Leopoldo Principe di Prussia, oppure il Gaetano Borbone principe di Parma che firma la dedica “Alfredo l’imperatore delle fettuccine” nella piccola e intima Sala dei Reali.

National Fettuccine Alfredo Day: il 7 febbraio Alfredo alla Scrofa festeggia le Fettuccine Alfredo
Ma Alfredo alla Scrofa fu soprattutto luogo d’elezione di attori, registi e personaggi del cinema del panorama internazionale, che venivano qui a mangiare le famose Fettuccine di cui parlavano tutti in America. Ancora oggi si ricorda di quando Tony Curtis, vestito da cameriere, si divertiva a servire ai tavoli, Ava Gardner e Walter Chiari venivano per il loro tavolo segreto, oppure Brigitte Bardot nell’uscire veniva assalita dai flash di mille obiettivi, come testimonia una delle foto della Sala Hollywood.
Alla Dolce Vita è dedicato il National Fettuccine Alfredo Day di Alfredo alla Scrofa che vuole ricordare gli anni in cui Roma, e non Hollywood, era la capitale del cinema mondiale, gli anni in cui attori di grande fama lavoravano nella capitale e si facevano ispirare dalla bellezza della città eterna, gli anni in cui Roma era il palcoscenico del mondo.
 

Le Asiatique, il nuovo tempio della cucina fusion nel centro di Roma

  • Scritto da Redazione

Ha aperto a Largo della Fontanella di Borghese, "Le Asiatique", il ristorante dedicato interamente alla cucina asiatica interpretata in chiave fusion.

In una delle sue piazze più belle, Roma accoglie un luogo dedicato al culto dell'Oriente attraverso un linguaggio gastronomico interculturale e contemporaneo, proprio nell’anno in cui l’Italia celebra il 150° anniversario del Trattato di amicizia con il Giappone e la città è stata profondamente influenzata dalle tradizioni gastronomiche asiatiche, con spunti coreani, giapponesi, thai, vietnamiti, cinesi. Le Asiatique nasce da un'idea di Michelle Sermoneta e Stefano Calò, giovane coppia dell'imprenditoria del Made in Italy.
“Questo locale è il frutto di anni di viaggi in Asia. In ogni viaggio ci siamo avvicinati a un aspetto diverso della cultura orientale - afferma Stefano - ma soprattutto ci ha colpito il valore dell’ospitalità. In Giappone esiste una parola, Omotenashi, che significa “intrattenere gli ospiti con tutto il cuore”, in modo quindi disinteressato e amorevole. Vorremmo che Le Asiatique fosse proprio questo”.
Il progetto, che si insedia in uno spazio di 300 mq, è stato sviluppato da Laurenzi Consulting mentre a curare l’ideazione e la realizzazione degli ambienti è l’architetto milanese Matteo Crippa. Il risultato è un unicum nel panorama romano: all’interno di un palazzo del ‘700, un labirinto di 6 stanze che si aprono come scrigni, dal carattere asiatico e romano al tempo stesso.  Il principio della fusione fa da linea guida anche nel caso dell’architettura. Le mura e i soffitti si presentano nudi, una scatola vuota che accoglie tessuti dai colori prugna – ricordo dell’aristocrazia romana - e pezzi d’arte orientali che creano ambienti intimi ed esclusivi, realizzati dall’artista Chiara Montagner.

Ogni stanza è dominata da un simbolo della cultura asiatica: lo specchio (a mosaico, riflette e amplifica lo spazio all’infinito), lo shoji (la parete scorrevole giapponese, qui composta da grafiche orientali surrealiste), il kimono (creato con migliaia di francobolli provenienti da tutto il mondo, esposto anche al Museo di Shanghai e alla Triennale di Milano nel 2007), le geishe e il ventaglio. In questo contesto unico, si inserisce una proposta gastronomica studiata da un team di cucina dall’esperienza internazionale, guidato dallo chef Daniel Cavuoto (prima allo Sketch di Pierre Gagnaire a Londra, Avenue 31 a Monaco, Restaurant La Laja a Tenerife): l’obiettivo è quello di contaminare le ricette della tradizione orientale con i prodotti della cultura mediterranea. Il menu tocca quindi tutte le corde della cucina asiatica, creando piatti e combinazioni uniche e spaziando liberamente tra crudi e cotti. Ci sono Gyoza di anatra e foie gras con fonduta di parmigiano 36 mesi oppure Fiore di zucca in tempura con mozzarella di bufala, ponzu e mayo e riduzione di soia tra gli antipasti; Poke di salmone con riso, tartare di salmone selvatico, mango e uova d salmone o Ramen di maiale grigio con noodles, pancetta di maiale, funghi e alga nori tra i primi. Carne e pesce per i secondi, come Black Cod “Le Asiatique”, ovvero Merluzzo nero marinato al miso su crema di cavolfiore; Guancia di Manzo brasata in salsa bordolese, pesto di Osaka, funghi selvatici e gel di lime; Wagyu Beef nella variante italiana o giapponese marinato in salsa di soia e gochujang, con gel ai frutti rossi e scorzonera; L’Astice in 3 consistenze ovvero Teppanyaki di astice in beurre blanc di crostacei, chela croccante e insalatina di guacamole e nocciole; Pancia di maiale, cotta a bassa temperatura e glassata in salsa agrodolce e poi Sashimi, Nigiri, Gunkan e Crispy Rice Sushi.

“Al centro di tutto deve esserci il cliente”, spiega Michelle, “i suoi bisogni, i suoi desideri, semplicemente la sua felicità”. Questa attenzione si trasforma in un caldo benvenuto, quello della prima sala, dove un grande bancone “saluta” il cliente e lo catapulta dalla strada alla dimensione del bar. Protagonisti assoluti i cocktail, creati con spezie, liquori e ingredienti orientali. Tra questi, quattro innovative proposte Asiatique Special, drink da bere ma anche da mangiare che uniscono la parte liquida alla parte di prodotto alimentare, come l’Oriental Bloody, con Tequila, I-sakè, Bloody morgan’s mix n. 1, succo di pomodoro e gamberone marinato, oppure La Perla Nera, con Vermouth dry, gin o vodka, Morgan’s Shrub N.1, acqua d’ostrica e ostrica.  Accanto ai cocktail, Le Asiatique propone anche una carta di vini e bollicine con 60 etichette di provenienza prevalentemente italiana e francese, con una particolare attenzione allo champagne; una selezione di tè per pasteggiare o accompagnare la pausa del pomeriggio; una lista di sakè e oltre 100 distillati, tra cui whiskey e shochu, che completano un’offerta assolutamente internazionale, pensata per un pubblico cittadino e cosmopolita, curioso ed esigente.

Orari: dalle 12.00 alle 24.00. Chiuso il lunedì

Largo della Fontanella di Borghese, 86/a 00186, Roma - Tel: 06.69330441

 


 

Assegnata a Roberto Necci la conduzione in management dell'Hotel Domidea di Roma

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Con la sigla di un accordo di management che assegna a Roberto Necci in prima persona la conduzione dell'Hotel Domidea di Roma si conclude il processo di riorganizzazione del prestigioso hotel romano caratterizzato per la sua vocazione business.
Sono particolarmente soddisfatto di questo rinnovo ed ampliamento dell'accordo afferma Roberto Necci che mi permetterà in qualità di Direttore Generale di gestire con un contratto di management pluriennale l' Hotel Domidea, mi sento di ringraziare innanzitutto il CdA della società ed i consulenti legali che hanno strutturato un accordo di reciproca soddisfazione, ora ci aspetta un 2017 che necessariamente sarà votato alla redditività ed al consolidamento, abbiamo riorganizzato in questo anno i processi, la distribuzione stringendo accordi con GDS e Consortia che ci hanno permesso di consolidare la posizione sul corporate, abbiamo implementato un ufficio dedicato agli RFP ed al coordinamento dei canali della distribuzione.
Oggi continua il manager, l' Hotel Domidea si contraddistingue per la sua ampia offerta per il business travel e per gli alti livelli reputazionali nell'ambito della brand reputation visibili anche sui principali social network , per questo siamo stati scelti dalle principali multinazionali del settore aerospazio, alta tecnologia e filmografia come hotel di riferimento per i viaggi d'affari dei loro dirigenti.
 

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

  • Scritto da Redazione

Il 22 ottobre 2016 apre Brylla, un locale rivolto ai winelovers della capitale che darà l’opportunità a tutti, in particolare agli appassionati del vino, di bere alla mescita tutti i vini in carta. Questo l’intento di Marcella Capaldo, grande amante dei vini, cresciuta fin dall’infanzia tra vigneti ed enoteche che ha deciso di realizzare un progetto originale, appassionato e di qualità. Laurenzi Consulting, società leader nell’ideazione di format per la ristorazione, ha progettato e realizzato Brylla insieme allo studio di architettura Strato e a Repubblica Gastronomica che ha disegnato la brand identity del locale.

Nasce così Brylla, un wine bar moderno che offre una selezione di oltre 200 etichette di ricerca e passione, un ampio panorama sul mondo del vino da scoprire e degustare. Con un gioco di parole, il nome Brylla richiama sia l’ebrezza che la brillantezza delle stelle, come quella di Sirio, astro che fin dai tempi antichi indica il periodo di inizio della vendemmia.

“Un posto dove bere bene, avere un’ampia scelta e sentirsi a casa. Brylla è il posto dove vorrei stare. Da noi qualsiasi vino presente nella carta, a esclusione delle bollicine, può essere bevuto alla mescita. Si può trovare una vasta gamma di etichette che rispecchiano molteplici realtà, dal piccolo produttore alle grandi cantine in prevalenza italiane ma anche francesi” dichiara Marcella.

L’ARCHITETTURA

Il locale è diviso in due parti, quasi a rappresentare le sue due anime. L’idea di spensieratezza e convivialità della sala centrale si riflette nella presenza di due banconi simmetrici, lunghi 4.5 metri, situati nel cuore della sala. Lo spazio di lavoro diventa quindi una sorta di grande tavolo sociale intorno al quale i clienti possono intrattenersi, bere e conversare. Il design e l’arredo interni riprendono e recuperano i materiali classici delle cantine, come ad esempio il legno utilizzato per i banconi e il cotto per il pavimento.
Intima ed elegante la saletta accanto, un ambiente più raccolto dal colore blu notte che evoca il cielo stellato sotto il quale degustare il proprio calice di vino. Nel piano inferiore si “nasconde” infine un piccolo gioiello, una cantina di circa 40 mq dove i clienti possono recarsi per scegliere la propria bottiglia e in futuro potranno riservare una cena avvolti in un’atmosfera unica.

L’OFFERTA: il vino

“La carta dei vini è un grande abbraccio sul mondo del vino degli ultimi trent’anni – precisa Marcella – Ci sono vini blasonati, etichette di nicchia, biologici, biodinamici e naturali. Nulla è escluso, purché sia buono”.

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

Da questo leitmotiv nasce una particolare carta dei vini dove lo stato d’animo diventa chiave di lettura per farsi guidare nella scelta. Questo approccio emozionale al vino ha portato alla creazione di tre suddivisioni: il vino Scacciapensieri, diretto e semplice, ideale per rilassarsi e liberare la mente; il Comfort Wine più avvolgente e perché no anche lussuoso, perfetto per una situazione familiare e rilassante; il Riflessivo, un vino complesso, intrigante da bere quando ci si vuol cimentare in un’esperienza più impegnativa e affascinante.

La carta è un grande viaggio attraverso le zone vinicole più importanti del mondo e produzioni più piccole di altissimo livello. Si comincia dalla Francia, partendo dai grandi rossi di Bourdeaux, per passare alla Cote d’Or in Borgogna, alla Côte du Rhônes e ai grandi bianchi della Val de Loire. Da Bordeaux e Bourgogne, Brylla ha tratto una selezione di Grand Cru, tutti golosamente al calice.

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

Spostandoci in Italia, troviamo Barolo e Barbaresco – selezionati “vigneto per vigneto” – Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e la Toscana. Altre etichette arrivano dall’Alto Adige, dalla Liguria con il Rossese di Dolceacqua, dal Molise con la DOC Tintilia, dalla Sicilia, con i bianchi e i rossi dell’Etna e da molte zone del Lazio. Particolare e corposa la bella selezione di Riesling tedeschi e italiani. Ben rappresentata la Campania, terra d’origine di Marcella, con Fiano d’Avellino, Greco di Tufo, l’Aglianico nelle sue diverse espressioni – tra cui il Taurasi – ma anche piccole produzioni ischitane e della Costa d’Amalfi. Champagne e grandi bollicine italiane chiudono il cerchio. Per esplorare al meglio questo colorato ventaglio enologico, Brylla si propone in forma di assaggio, calice, mezza bottiglia o bottiglia. I costi della degustazione sono proporzionali tra di loro: il prezzo del calice corrisponde a un quinto della bottiglia, l’assaggio alla metà del calice e così via.

L’OFFERTA: il cibo

L’offerta enologica di Brylla è accompagnata da una proposta gastronomica ugualmente unica, come recita il payoff “Leva la sete, placa la fame”. Il menu del bancone, spazia dai salumi, formaggi e sottolio della gastronomia, alle terrine, gli affumicati e i patè fino ad arrivare alla degustazione del Mare in Scatola, conserve provenienti da note aziende italiane, spagnole e portoghesi. Una carta delle tapas contiene piccoli e saporiti bocconi per accompagnare il vino, come Cozze alla brace, Guancia di manzo, Pancia di maiale e Terrina di carne d’oca con senape rustica.

Brylla - Una nuova stella nel cielo di Roma .

Nella saletta il menu à la carte è intrigante e goloso, pensato e realizzato per sporcarsi le mani e deliziare il palato. Include pietanze cucinate con il Josper, forno a brace di origine spagnola ideale per cotture veloci ma succulente, come ad esempio la Pluma di maiale iberico con insalatina radicchio, valeriana e cachi, il Galletto Spatchcock con macco di fave e cicoria, il Baccalà con crema di broccoli e pomodorini confit, il Midollo alla brace con insalatina di prezzemolo. L’altra faccia del menu di Brylla comprende piatti preparati a fuoco lento, dal gusto intenso e avvolgente, per mantenere tutti i succhi di cottura, tra cui Guancia di Manzo alle nocciole con sedano rapa fondente, Punta di petto di Vitella con schiacciata di patate e Filetto alla Rossini. Dalla lavagna, le proposte del giorno secondo la disponibilità del mercato e delle stagioni.

Orario: dal martedì alla domenica dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 18.00 alle 24.00. Chiuso il lunedì.

Brylla - Via Chiana 77 - 00199 Roma - Tel: 06 85355669 

 

Dalla matita alla tavolozza, si impara l’arte con il Maestro Paolo Sommaripa.

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Chi vuole iniziare a prendere la matita in mano e tuffarsi nel meraviglioso mondo dell’arte, questa è l’occasione giusta, si avrà la possibilità di acquisire sufficienti conoscenze per poter continuare un percorso di studio personale e approfondire lo studio di una o più tecniche.

Per ottenere un buon risultato, prima la prospettiva, poi il tratteggio, poi le forme e i chiaroscuri, gli oggetti dal vero. Così, oggi, inizia il nuovo ciclo di lezioni del maestro Paolo Sommaripa, “dalla matita alla tavolozza”, in Via Spoleto 7 a Pomezia. Molti arrivano spauriti, ma poi capiscono subito la particolare attenzione al disegno, che riveste grande importanza poiché aiuta a sviluppare la manualità e la capacità di osservazione, un aspetto fondamentale di tutte le arti. Infatti, dopo questo primo approccio, si passa allo studio del colore e delle tecniche classiche della pittura. Già collaudato lo scorso anno ad ottobre, ogni persona, a seconda delle proprie capacità e del tempo a sua disposizione, sceglierà cosa studiare insieme al maestro. Alla fine di questo stupendo laboratorio d’arte, si avrà acquisito sufficienti conoscenze per poter continuare un percorso di studio personale o approfondire lo studio di una o più tecniche. Paolo Sommaripa ha conseguito il Diploma Artistico al Primo Liceo Artistico di Via di Ripetta a Roma nel 1978, da allora non ha mai smesso di fare arte.

 

Japan Restaurant Week dal 17 giugno al 23 giugno 2016

  • Scritto da Redazione

Roma, Milano, Firenze dal 17 giugno al 23 giugno 2016 La cucina giapponese e la carne Wagyu diventano protagonisti  di una settimana di degustazioni in 16 ristoranti Italiani .Un evento voluto dal Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone (MAFF) per celebrare il 150°anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone

Nel corso dell’Esposizione Universale 2015 il padiglione del Giappone ha suscitato un grande interesse e il pubblico ha particolarmente apprezzato la cucina e la cultura del cibo del Sol Levante. Sulla scia di questo successo - in occasione della celebrazione del centocinquantesimo anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone - il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone (MAFF) ha deciso di organizzare la “Japan Restaurant Week”, una settimana dedicata alla promozione della food culture giapponese in Italia.
Dal 17 al 23 giugno infatti, in sedici ristoranti italiani, di cui cinque a Roma, sei a Milano e cinque a Firenze, gli chef dedicheranno un piatto fuori menu alla cultura gastronomica e ai prodotti del Giappone, in particolare alla carne Wagyu, con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico all’arte culinaria giapponese.
Tipica razza di manzo giapponese, il Wagyu produce una carne marmorizzata, dall’alta concentrazione di grassi insaturi, particolarmente gustosa e tenera. L’animale da cui è tratta questa preziosa materia prima, viene allevato in diverse aree del Giappone, ciascuna delle quali attribuisce il proprio nome agli animali e alla carne che produce.
Ciascun ristorante proporrà la propria interpretazione del Wagyu per una degustazione diffusa lungo tutta la penisola. Il MAFF, organizzatore della settimana con la collaborazione dell’Unione Centrale delle Cooperative Agricole del Giappone fornirà il Wagyu a ogni ristorante che dovrà provvedere alla creazione di uno o più piatti a base di manzo. Nel corso della settimana, verrà realizzata una breve intervista a ogni chef e uno scatto fotografico del piatto da loro ideato.
L’evento è anticipato da un importante appuntamento istituzionale che aprirà la “Japan Restaurant Week”. Il 16 Giugno si svolgerà infatti in forma privata il Rinfresco presso la residenza dell’Ambasciatore Giapponese in Italia, durante il quale, Luca Fantin – executive chef di “Bulgari Il Ristorante Luca Fantin”-, Kotaro Noda - chef del ristorante di Roma “Bistrot 64”- , Kazuo Takaghi - chef del ristorante tipico di Kyoto “Takaghi”-, Masatoshi Matsuda - chef dell'Ambasciatore del Giappone - realizzeranno dei piatti esclusivi a base di prodotti tipicamente giapponesi, come il wagyu, il riso, il latte di soia, il sakè e la grappa giapponesi. Quest’ultimo appuntamento sarà anche occasione per presentare i ristoranti che aderiscono all’iniziativa. Di seguito la lista:
ROMA
Baccano. Via delle Muratte, 23 – 06.69941166

Bistrot 64. Via Guglielmo Calderini, 64 – 06.3235531

Plancha. Via Bergamo, 28 – 06.31072361

Queen Makeda Grand Pub. Via di San Saba, 11 – 06.5759608

Retrobottega. Via della Stelletta, 4 – 06.68136310

FIRENZE

Cucina Torcicoda. Via Torta, 5 – 05.52654329

Gurdulù. Via delle Caldaie, 12 – 05.5282223

Konnubio. Corso dei Tintori, 12 – 05.5242327

Ora d’Aria. Via dei Georgofili, 11 – 05.52001699

Palagio Four Seasons. Borgo Pinti, 99 – 05.526261

MILANO

10 Corso Como. Corso Como, 10 – 02.29002674

Berton. Via Mike Bongiorno, 13 – 02.67075801

Essenza. Via Marghera, 34 – 02.4986865

Meat Yazawa
Via San Fermo, 1 – 02.36799710

Sadler. Via Ascagno Sforza, 77 – 02.58104451

Tokuyoshi. Via Calocero, 3 – 02.84254626


 

Mama Pasta. A Trastevere l’ultimo nato della Laurenzi Consulting

  • Scritto da Redazione

È Trastevere il luogo ideale per mettere in campo Mama Pasta, l’ultima proposta in fatto di ristorazione firmata Laurenzi Consulting. Un format esclusivo nel cuore pulsante della movida capitolina in grado di soddisfare gli appassionati alla tradizione e i bisognosi di divertimento e qualità: ecco quindi un nuovissimo concept in cui la pasta è cucinata espressa, abbinata al condimento preferito e shakerata all’istante per offrire la migliore delle mantecature. #youchooseweshake – ‘Tu scegli, noi shakeriamo!’ il claim del locale.

Ecco quindi che a tre tipologie di pasta (fresca, secca e ripiena), in diversi formati, si possono abbinare i molteplici condimenti, tra cui Amatriciana, Cacio e Pepe, Carbonara e… Alfredo, per poi vedersela shakerata e servita in pratiche confezioni adatte tanto all’asporto, quanto al consumo in loco.

Sì, perché Mama Pasta mette a disposizione dei suoi ospiti un’ampia sala interna con tanto di soppalco, dove, su richiesta, sarà possibile soffermarsi grazie ai comodi vassoi messi a disposizione dal locale.

Ampio spazio è stato riservato ai golosi dai palati più esigenti: l’opzione ‘scarpetta’. Tutti i sughi e i condimenti contrassegnati si possono chiedere ‘assoluti’ con pane fresco per la più soddisfacente delle scarpette.

Ma non è tutto. Punto di forza di Mama Pasta è la filosofia ‘help yourself’ legata al beverage. Ben nove tipi di cocktail, serviti in bottigliette, potranno essere completati a piacimento con i dispenser di sodati o portati con sé in qualunque luogo si preferisca berli.
E poi mescita di vino e birra a piacimento. Due tipologie di bianchi e altrettante di rossi sempre fresche perché servite da Enomatic, la cantinetta che mantiene inalterate le proprietà organolettiche e gustative del vino sino a esaurimento della bottiglia. Ma è il ‘reverse tap’, la novità per la spillatura della birra, a stupire i più curiosi. Basta appoggiare il bicchiere sul dispenser perché si riempia dal basso.

“Abbiamo preso spunto dall’idea del geniale chef stellato Davide Scabin – spiega Dario Laurenzi, fondatore di Laurenzi Consulting – e grazie alla sinergia tra le tante professionalità che costituiscono la Laurenzi Consulting, l’abbiamo tradotta in un nuovo concetto legato alla ristorazione. Ci rivolgiamo ai romani e agli stranieri allo stesso tempo parlando una lingua universale che è quella della pasta”.

“Mama Pasta si rivolge a tutti e in particolare ai giovani di ogni età – spiega sorridendo Alessio Bosi, classe 1989 e proprietario del locale -. In questa avventura metto in campo tutta l’esperienza acquisita all’estero, soprattutto lavorando in due ristoranti a Sydney”.