L' esercizio fisico come farmaco naturale per tutela della nostra salute

di Gerardo Ruberto e Flaminia Pastori

Risuona ormai quasi come scontata l’importanza dell’attività fisica quale strumento per stare in salute. La scienza è ormai concorde nel riconoscere all’attività fisica un’importanza pari a quella riconosciuta alla più tradizionale terapia farmacologica, soprattutto in ambito di prevenzione primaria e in relazione alle sempre più diffuse patologie croniche: sindrome metabolica, diabete tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari.
I numerosi benefici dell'attività fisica sono continuamente promossi e sostenuti dalla crescente ricerca scientifica mondiale, per ricordarne solo alcuni: riduzione dell’incidenza di ictus, di diabete tipo 2, riduzione dei livelli di colesterolo LDL e innalzamento di quelli HDL, riduzione dell’incidenza di cancro al seno e al colon, attivazione e miglioramento dei livelli di attenzione, di concentrazione e di resistenza, miglioramento dello stato umorale e del ritmo circadiano.

Qualche anno fa “BBC News” riferiva che: “l’esercizio fisico può essere una buona medicina, come le pastiglie prescritte alle persone che soffrono di malattie cardiache.” Mentre “The Times” esortava i medici a prescrivere l’esercizio fisico come strumento di prevenzione delle malattie, piuttosto che giungere alla cura, attraverso i farmaci tradizionali.
Già da tempo, ma negli ultimi due decenni con più determinazione, il settore del wellness si sta orientando verso un concetto olistico di Salute, intesa come sensazione di benessere vissuta e percepita come tale, laddove sorge la ricerca e il mantenimento dell’Equilibrio psicosomatico di ogni componente dell’individuo: corpo, psiche ed emotività. Il paradigma “Esercizio Fisico come farmaco naturale” è ormai presente in molti Paesi; negli Stati Uniti, ad esempio, l’espressione “l’Esercizio Fisico è una medicina” viene utilizzata correntemente da medici, da specialisti della salute e da Personal Trainer che hanno la mission di ispirare le persone ad essere fisicamente attive.
La domanda che naturalmente bisogna porsi è se l’efficacia dell’esercizio fisico possa essere paragonata alle terapie farmacologiche allopatiche, solitamente prescritte dai medici. Il dott. I-Min Lee, professore della Harvard Medical School, - studioso del ruolo dell’attività fisica nella prevenzione delle malattie non trasmissibili - considera l’esercizio fisico una medicina, e, in molti casi, ancora migliore della farmacopea tradizionale, perché ha pochissime controindicazioni.

Alcuni autorevoli studi riferiti a ictus e insufficienza cardiaca sostengono la soluzione dell’esercizio fisico associato alle cure farmacologiche, poiché, se ben dosato, sia in fase di terapia, sia in fase di prevenzione, riduce la mortalità dopo ictus, unitamente alla terapia farmacologica che riduce il tasso di mortalità nei casi di insufficienza cardiaca. (London School of Economics and Political Science, della Harvard Medical School e dell'Harvard Pilgrim Health Care Institute e della Stanford University School of Medicine). Un altro studio - aprile 2014 del British Journal of Sports Medicine - ha rilevato che l'esercizio aerobico regolare sembra aumentare le dimensioni dell'ippocampo, l'area del cervello coinvolta nella memoria verbale e nell'apprendimento. Considerando che, In Italia, circa due milioni di persone da 0 a 18 anni si affidano a psicologi e psichiatri per curare la depressione, sembrerebbe presto dimostrata la scarsa conoscenza, e ancor più scarsa consapevolezza, dei benefici che l’attività fisica apporta, anche nel caso di una così fastidiosa e pericolosa malattia.
Nonostante la differenza ormai ben definita tra attività fisica (qualunque movimento del corpo che coinvolga gruppi muscolari maggiori e che determini consumo di energia, incluse attività occupazionali e del tempo libero come: camminare, fare la spesa, fare giardinaggio, salire le scale etc..) ed esercizio fisico (attività fisica strutturata, ripetuta e finalizzata a migliorare determinate performance dell’organismo) si deve sottolineare che soprattutto l’esercizio fisico strutturato interviene nella stimolazione di endorfine (neurotrasmettitori prodotti dal cervello, nel lobo anteriore dell’ipofisi) che hanno proprietà analgesiche, più potenti di molti prodotti da banco e degli stessi principi attivi, spesso prescritti come terapia in fase di acuta. Infatti, svolgere esercizio fisico strutturato con regolarità, si è scoperto innalza la soglia di sensibilità al dolore. In generale un effetto ipoalgesico è stato riscontrato in esercizi aerobici di intensità media-elevata o di lunga durata, mentre per gli sforzi isometrici versioni contrastanti riferiscono casi di ipoalgesia e altri iperalgesia; del resto sono note le controindicazioni dell’esercizio fisico isometrico, negli ipertesi, per esempio.

A oggi è difficile stabilire se l’esercizio fisico possa concretamente incrementare l’efficacia terapeutica dei farmaci, ma certamente si può affermare che l’attività fisica dovrebbe essere considerata uno strumento indispensabile per combattere le patologie del benessere, almeno coadiuvando il trattamento farmacologico. Il dott. Lee sostiene che “è ormai giunto il tempo di aggiungere l’attività fisica all'elenco delle esigenze di salute quotidiane, come indossare la cintura di sicurezza alla guida o lavarsi i denti.”
È scontato, pertanto, che l’attività fisica possa essere inserita in qualsiasi programma di prevenzione, di “cura” o di supporto farmacologico, senza nulla togliere all’efficacia terapeutica, ma anzi come valore aggiunto a quest’ultima, che riconduce più facilmente a un nuovo stato di salute adattato. Non è più tempo di parole, si necessita di fatti, di eventi e di sinergie professionali utili a diffondere maggiormente la cultura e la consapevolezza che svolgere esercizio fisico è realmente un modo per vivere meglio, non solo quando si è in salute, ma anche quando le terapie sono già scritte. Attualmente le persone, per motivarsi all’esercizio fisico, devono “inciampare” in due fattori indispensabili, capaci di condizionare scelte e decisioni:
- avere un problema
- vivere un’esperienza piacevole
Nel primo caso, tutti i professionisti della salute devono lavorare sinergicamente al fine di rendere consapevoli le persone che non si deve agire solo quando si riscontra un problema fisico e/o metabolico, ma bisogna agire per prevenire, riducendo al minimo la possibilità di trovarsi in situazioni critiche. Per rendere consapevoli le persone - consapevolezza: fattore determinante per cui si compiono azioni - è necessario che gli operatori della salute (medici, farmacisti, specialisti del movimento, fisioterapisti, nutrizionisti, etc..) adottino una comunicazione capace di orientare le persone nella giusta direzione, coinvolgendole nel processo di azioni, rivolte a migliorare le condizioni di vita!
Le persone credono nei risultati ottenuti e sperimentati personalmente, ma spesso si sentono abbandonate dai tecnici del mondo wellness che spesso peccano nel non spiegare e non condividere le singole modificazioni intercorse durante l’allenamento, o durante tutto il percorso benessere, dimostrando scarsa professionalità.
Nel secondo caso, far vivere esperienze positive, può dipendere dall’accoglienza, dalla capacità di ascolto del tecnico, dall’ambiente, o dall’aderenza dei risultati ottenuti, con quelli che le persone desiderano ottenere! Senza vivere esperienze positive, o pensare di poterle vivere, nessuno è disposto ad agire, per cambiare abitudini. Come tutti i farmaci, anche l’esercizio fisico deve essere dosato, per evitare di incorrere in alcune controindicazioni. Compito degli operatori wellness è non solo prescrivere esercizi, ma programmare interi percorsi, dosandoli in base alle necessità, alle aspettative, alle capacità, agli obiettivi perseguibili, ma soprattutto dosandolo in base all’andamento di eventuali patologie in atto.

In conclusione, come si raccomandano gli esperti, sia le terapie farmacologiche, sia il farmaco naturale dell’esercizio fisico, sono entrambi fortemente utili alla salute; sono le giuste medicine, che, se ben dosate, potrebbero comparire come singoli principi attivi di una stessa potentissima ricetta, prescritta da medici 4.0.
Tuttavia, il dato scoraggiante è che ancora troppe persone non perseguono stili di vita e abitudini sane; pertanto ogni professionista della salute dovrebbe rivolgersi ai suoi target, spronandoli a fare esercizio fisico, almeno 3 volte a settimana, per un totale minimo di 150’ di attività fisica settimanale, così come prescritto dall’OMS. In un futuro non troppo lontano, sarebbe auspicabile che ogni medico aggiungesse alla sua prescrizione il farmaco naturale dell’esercizio fisico e che ogni farmacista, oltre a dispensare la terapia, incoraggiasse alla potenza terapeutica del farmaco naturale, come medicina compatibile a fare prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
 

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