Museo Civico di Zoologia. A tu per tu con la natura

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"A tu per tu con la Natura", per immergersi nella bellezza degli ultimi paradisi selvaggi e coglierne l'anima ed il respiro. La mostra ospitata nella Sala della Balena del Museo Civico di Zoologia di Roma dall’8 luglio al 18 settembre 2016, è promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Continua il viaggio di Simone Sbaraglia intorno al Pianeta Terra, che questa volta ci offre il punto di vista della natura attraverso colori, forme, sguardi, panorami mozzafiato.
Ecosistemi, Volti, Luoghi, Momenti, Ritmo, Amore, Forme, le sette sezioni in cui è divisa la mostra, sono la declinazione estetica del mondo naturale, un'ode all'armonia, un percorso emozionale attraverso le meraviglie del nostro Pianeta con la speranza che possa essere preservato per le generazioni future.

"Anche questa volta alla base del mio lavoro c'è la bellezza, mia personale ossessione - dice Simone Sbaraglia - quella bellezza senza la quale tutto diventa degrado e corruzione, quella bellezza che fa da contrasto al dilagare di superficialità e ingiustizia e che è sinonimo di equilibrio e armonia. Il mondo è immerso nel caos eppure nel caos c'è ordine, eleganza e perfezione".

Il titolo di questa mostra trae spunto dall'approccio di Sbaraglia alla fotografia naturalistica che è quello di essere proprio "a tu per tu", ovvero a stretto contatto, a breve distanza. Annullare le barriere fisiche ed emotive tra il fotografo e i suoi soggetti, entrare a far parte del tutto è l'unico modo per andare oltre il caos e riuscire a trasformare quell'istante in un messaggio universale di amore, armonia, equilibrio e semplicità.

"Qualunque sia il soggetto ritratto - continua Sbaraglia - la fotografia è sempre un dialogo tra fotografo ed osservatore, in questo dialogo il fotografo deve essere disposto a mettere a nudo se stesso, i suoi sentimenti, le sue emozioni.
Perché questo dialogo possa avvenire è necessario un certo grado di consapevolezza da parte del fotografo, che deve fare lo sforzo di analizzare le proprie emozioni per poterle poi comunicare tramite un’immagine fotografica. La fotografia è dunque innanzitutto un mezzo di comprensione: si fotografa per capire meglio se stessi, per dare un nome a quel tumulto di sensazioni. Solo una volta assolto questo compito la fotografia può diventare un mezzo di comunicazione in cui queste emozioni vengono condivise con l’osservatore".

Non manca in questo lavoro anche un risvolto curioso, infatti molti di questi scatti, risultato di incontri ravvicinati con gli animali, sono sì il frutto di un lavoro duro e costante, fatto di studio e osservazione e di grande sacrificio fisico, ma a volte anche di momenti divertenti. I primati sono gli animali che più di tutti entrano in confidenza. Simone ci racconta alcuni episodi.
"Nel viaggio a Sulawesi per fotografare i Macachi Neri, specie ad altissimo rischio d'estinzione, ho vissuto per tre settimane seguendo lo stesso branco. Inizialmente al mio arrivo la mattina scappavano tutti, andandosi a nascondere fra gli alberi, pian piano si sono abituati alla mia presenza fino a considerarmi uno di loro. L'emozione più grande l'ho vissuta dopo qualche giorno quando un giovane maschio, tra l'altro con una mano invalidata da una tagliola, vedendomi arrivare è sceso dal suo ramo per venirmi in braccio, dandomi delle pacche sulla spalla in segno di amicizia e accettazione.
Anche con gli oranghi ho vissuto momenti molto emozionanti. Mario, un piccolo di orango era molto diffidente nei miei confronti e per spaventarmi si appese fra due rami mostrandomi i denti, prendendo una posizione di una perfezione geometrica tale da regalarmi la fotografia con cui ho poi vinto il Glanzlichter 2013".
 

Il quartiere Coppedè Venerdì 15 luglio - Ore 20.30

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Più che un vero e proprio quartiere, il nome Coppedè può delineare le forme di un grande, meraviglioso sogno urbanistico: quello di Gino Coppedè e del Liberty italiano, della sua sensazionale contestualizzazione nel cuore pulsante della Capitale. Attraversare e scoprire questo angolo urbano rievoca suggestioni di un’epoca trascorsa e, come respirando in una fiabesca atmosfera gli ideali romantici e gli energici sogni visionari di inizio XX secolo, ci accompagna di casa in strada, di finestra in arcata, attraverso originalissime scelte decorative, fra bizzarre creature fantastiche ed inaspettate ambientazioni naturali. In un’atmosfera che oscilla fra stile Liberty e Art Decò, fra spinte di rinnovamento e nostalgiche ricerche di illusioni antiche, i marmi, i log-giati, le decorazioni multicolori e i vetri intarsiati invitano a scoprire con occhi sempre nuovi e pronti alla meraviglia questo insolito angolo nascosto della Città, reso ancora più magico e suggestivo dalla luce calda della notte estiva romana.

RAGNI E FATE FRA LE ARCHITETTURE. UN SOGNO INNOVATIVO, MAGICO E MAESTOSO  Quota di partecipazione: Euro 12,00 per persona  La quota include: visita guidata da Storico d’Arte e il noleggio degli auricolari (durata della visita: 90 minuti circa - inizio e fine all’ingresso del quartiere, nei pressi di Via Tagliamento )  Info Prenotazioni Cristina Associazione Culturale Irradiazioni Viale Manzoni, 22 00185 Roma C.F. 97640900581 Tel. 06/70493835 Cell. 338/9553314

Venerdì 15 luglio - Ore 20.30  Appuntamento presso l’Arco d’ingresso del Quartiere, in Via Tagliamento-Roma
 

Le opere di Ruben Kano in mostra a Roma

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“Les Dames dans l'aura - Percorso d'epigrammi prosaici (non immagini in serie, ma serie di immagini)” il titolo della mostra di Ruben Kano, in programma a Roma al Muef Art Gallery. L’esposizione, che sarà aperta al pubblica dal 6 all’8 luglio, sarà inaugurata mercoledì 6 luglio, alle ore 19, nei locali del Muef Art Gallery, in Via Angelo Poliziano 78/B.

Della sua vita non si sa molto. Venuto al mondo in Uruguay, come un vagabondo, o un "centravanti anarchico dei due mondi" - come direbbe lui -, ha percorso con la sua reflex mezza America, prima di approdare in Europa - luogo natio dei “padri della fotografia”.

Questa in sintesi la presentazione ancora vaga di Ruben Kano, misterioso personaggio che utilizza le immagini quale medium espressivo di ricerca (letteraria) e di conoscenza (filosofica). Non tanto un fotografo ma un "cercatore d’oro"; ma non d'oro duro, vero, cerca un oro fatto di luce, fluido di colore, colto tra le vie indifferenti del mattino. Ed anche, l'oro rilucente scoperto nell’indecifrabile, rigenerativo universo femminile.

Alcune suoi lavori saranno visibili, per la prima volta a Roma, nell’esposizione Les Dames dans l'aura. Percorso d'epigrammi prosaici: un’iniziativa curata da Stefania Valente e organizzata da Et Arte in collaborazione con Francesco Giulio Farachi e la Muef Art Gallery, spazio espositivo che accoglie questa serie di immagini.

Saranno esposti 20 scatti – suddivisi in 5 gruppi tematici, in forma di "serie"– che puntano il fuoco dell’obiettivo su una moderna figura di Venere: a volte sensuale e seducente, altre dolce e malinconica, la modella ritratta appare sempre come avvolta da un'aura, un alone magico che le conferisce qualità eteree, incorporee, pur mantenendo integra la sua potenza, intrisa nella sensualità.

Poiché Ruben Kano cerca l'immagine di una "Venus proxima", d'una Venere cioè vicina, appunto prossima - non di quella "perfetta", stereotipata dal cliché piatto celebrato nel mondo fashion o dal cinema. Un’idea di donna diversa, però attraverso il suo corpo di luce capace di esprimerne un'essenza profonda, ritrovando, magari, alcune vie nuove o perdute dell’erotismo femminile.

Marialuisa Roscino
 

Museo Napoleonico. Minute visioni. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli

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“Il musaico in piccolo è un industrioso e pazientissimo lavoro che ripete la sua origine dall’aver immaginato di filare que’ medesimi smalti di cui si eseguivano i quadri nella basilica di San Pietro”. Così nel 1847 lo storico Gaetano Moroni ricostruiva la nascita de mosaico minuto in smalti filati, avvenuta durante la seconda metà del Settecento a Roma, fulcro della rinascita dell’arte musiva in età moderna.

Tecnica tipicamente romana, il micromosaico raggiunse il suo apice tra la fine del XVIII e la metà del secolo seguente, quando in città operavano decine di botteghe specializzate, la cui produzione era in massima parte destinata ai viaggiatori stranieri del Grand Tour. Presso questi studi d’arte e negozi di belle arti, per lo più situati tra piazza del Popolo e Piazza di Spagna, operavano numerosissimi artigiani, spesso sotto la guida di maestri affermati, come Giacomo Raffaelli (cui Moroni attribuiva l’invenzione del micromosaico), Antonio Aguatti, Clemente Ciuli, Luigi Moglia, Gioacchino e Michelangelo Barberi, forse parenti fra loro, Guglielmo Chibel.

Allo sviluppo dell’arte del micromosaico tra Sette e Ottocento, il Museo Napoleonico dedica la mostra MINUTE VISIONI. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli, aperta dal 25 giugno al 31 dicembre 2016.
L’esposizione, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata dalla Società Mosaici Artistici con il supporto di Zètema Progetto Cultura ed è curata da Maria Grazia Branchetti, Fabio Benedettucci e Marco Pupillo.

In mostra circa cento oggetti – tra quadri, tavoli, tabacchiere, placchette, gioielli e fermacarte – che mostreranno l’evoluzione del mosaico minuto attraverso le tematiche più diffuse: vedute romane, paesaggi del Grand Tour, nature morte, raffigurazioni di animali.

Nucleo dell’esposizione è una selezione di opere provenienti dalla collezione Ars Antiqua Savelli di Roma, una delle più importanti in ambito internazionale dedicate a questo peculiare genere artistico, frutto di oltre quarant’anni di acquisizioni e ricerche.
MINUTE VISIONI presenta anche il piccolo ma raffinatissimo nucleo di micromosaici appartenenti al Museo Napoleonico, tra cui due tabacchiere, una parure con placchette in mosaico minuto montate in oro, opera di Antonio Aguatti, un fermacarte in marmo nero del Belgio e una rara serie di pendenti per monili con emblemi della Prima Repubblica Romana.

Per la prima volta, inoltre, i mosaici saranno presentati in diretta relazione con opere pittoriche e stampe, per lo più provenienti dalle collezioni del Museo di Roma, in un confronto che consentirà al pubblico di cogliere le affinità iconografiche e le identità formali che caratterizzarono la produzione musiva romana e i contemporanei raggiungimenti nel campo delle arti maggiori. Oltre ad evocare riferimenti o inquadrature, è possibile anche riconoscere il prototipo dal quale il mosaico fu tratto, come nel caso dell’acquaforte di Bartolomeo Pinelli raffigurante una coppia di danzatori di saltarello, alla base di una raffinata, minuscola placchetta. Per altre opere, il riferimento è meno diretto, ma ugualmente significativo: con un piccolo quadro in mosaico è messa in relazione una tempera raffigurante Piazza San Pietro, datata 1824. Nel foglio, la scena è inquadrata entro una cornice ovale, caratterizzata da tralci d’edera posti ai quattro angoli: il bordo della cornice, realizzato imitando piccole sfere dorate, suggerisce che l’opera possa essere servita da modello per una decorazione in mosaico minuto destinata al coperchio di una scatola o di una tabacchiera.

Roma e i suoi maggiori monumenti furono il tema principe delle rappresentazioni in mosaico minuto. Destinate ai viaggiatori di passaggio in città, le vedute dell’Urbe, di ogni dimensione e forma, rappresentano uno dei temi principali della mostra. Tra le opere di maggior fascino è un’Allegoria di Roma di forma ovale. Ispirato ai Ricordi delle passeggiate romane, iconografia molto diffusa nella produzione musiva, il mosaico presenta le immagini del Colosseo e di San Pietro separate dalla figura della Dea Roma; ai lati di quest’ultima, allusione alla grandezza storica e al primato artistico dell’Urbe, la Lupa capitolina e i simboli delle arti. Un analogo tema ricorre in un dipinto esposto, nel quale le due vedute sono separate da un rigoglioso arbusto: davanti ad esso, in primo piano, la dea Roma di Villa Medici, Romolo e Remo allattati dalla Lupa e, ai lati, le personificazioni del Tevere e di una ninfa.

 

In occasione della mostra un artigiano specializzato nella realizzazione di micromosaici mostrerà al pubblico del Museo Napoleonico tutti i segreti di questa antica e raffinata tecnica.
 

Museo Napoleonico. Minute visioni. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli

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“Il musaico in piccolo è un industrioso e pazientissimo lavoro che ripete la sua origine dall’aver immaginato di filare que’ medesimi smalti di cui si eseguivano i quadri nella basilica di San Pietro”. Così nel 1847 lo storico Gaetano Moroni ricostruiva la nascita de mosaico minuto in smalti filati, avvenuta durante la seconda metà del Settecento a Roma, fulcro della rinascita dell’arte musiva in età moderna.

Tecnica tipicamente romana, il micromosaico raggiunse il suo apice tra la fine del XVIII e la metà del secolo seguente, quando in città operavano decine di botteghe specializzate, la cui produzione era in massima parte destinata ai viaggiatori stranieri del Grand Tour. Presso questi studi d’arte e negozi di belle arti, per lo più situati tra piazza del Popolo e Piazza di Spagna, operavano numerosissimi artigiani, spesso sotto la guida di maestri affermati, come Giacomo Raffaelli (cui Moroni attribuiva l’invenzione del micromosaico), Antonio Aguatti, Clemente Ciuli, Luigi Moglia, Gioacchino e Michelangelo Barberi, forse parenti fra loro, Guglielmo Chibel.

Allo sviluppo dell’arte del micromosaico tra Sette e Ottocento, il Museo Napoleonico dedica la mostra MINUTE VISIONI. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli, aperta dal 25 giugno al 31 dicembre 2016.
L’esposizione, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata dalla Società Mosaici Artistici con il supporto di Zètema Progetto Cultura ed è curata da Maria Grazia Branchetti, Fabio Benedettucci e Marco Pupillo.

In mostra circa cento oggetti – tra quadri, tavoli, tabacchiere, placchette, gioielli e fermacarte – che mostreranno l’evoluzione del mosaico minuto attraverso le tematiche più diffuse: vedute romane, paesaggi del Grand Tour, nature morte, raffigurazioni di animali.

Nucleo dell’esposizione è una selezione di opere provenienti dalla collezione Ars Antiqua Savelli di Roma, una delle più importanti in ambito internazionale dedicate a questo peculiare genere artistico, frutto di oltre quarant’anni di acquisizioni e ricerche.
MINUTE VISIONI presenta anche il piccolo ma raffinatissimo nucleo di micromosaici appartenenti al Museo Napoleonico, tra cui due tabacchiere, una parure con placchette in mosaico minuto montate in oro, opera di Antonio Aguatti, un fermacarte in marmo nero del Belgio e una rara serie di pendenti per monili con emblemi della Prima Repubblica Romana.

Per la prima volta, inoltre, i mosaici saranno presentati in diretta relazione con opere pittoriche e stampe, per lo più provenienti dalle collezioni del Museo di Roma, in un confronto che consentirà al pubblico di cogliere le affinità iconografiche e le identità formali che caratterizzarono la produzione musiva romana e i contemporanei raggiungimenti nel campo delle arti maggiori. Oltre ad evocare riferimenti o inquadrature, è possibile anche riconoscere il prototipo dal quale il mosaico fu tratto, come nel caso dell’acquaforte di Bartolomeo Pinelli raffigurante una coppia di danzatori di saltarello, alla base di una raffinata, minuscola placchetta. Per altre opere, il riferimento è meno diretto, ma ugualmente significativo: con un piccolo quadro in mosaico è messa in relazione una tempera raffigurante Piazza San Pietro, datata 1824. Nel foglio, la scena è inquadrata entro una cornice ovale, caratterizzata da tralci d’edera posti ai quattro angoli: il bordo della cornice, realizzato imitando piccole sfere dorate, suggerisce che l’opera possa essere servita da modello per una decorazione in mosaico minuto destinata al coperchio di una scatola o di una tabacchiera.

Roma e i suoi maggiori monumenti furono il tema principe delle rappresentazioni in mosaico minuto. Destinate ai viaggiatori di passaggio in città, le vedute dell’Urbe, di ogni dimensione e forma, rappresentano uno dei temi principali della mostra. Tra le opere di maggior fascino è un’Allegoria di Roma di forma ovale. Ispirato ai Ricordi delle passeggiate romane, iconografia molto diffusa nella produzione musiva, il mosaico presenta le immagini del Colosseo e di San Pietro separate dalla figura della Dea Roma; ai lati di quest’ultima, allusione alla grandezza storica e al primato artistico dell’Urbe, la Lupa capitolina e i simboli delle arti. Un analogo tema ricorre in un dipinto esposto, nel quale le due vedute sono separate da un rigoglioso arbusto: davanti ad esso, in primo piano, la dea Roma di Villa Medici, Romolo e Remo allattati dalla Lupa e, ai lati, le personificazioni del Tevere e di una ninfa.

 

In occasione della mostra un artigiano specializzato nella realizzazione di micromosaici mostrerà al pubblico del Museo Napoleonico tutti i segreti di questa antica e raffinata tecnica.
 

Mercoledì 22 giugno in arrivo al Museo Civico Archeologico di Anzio il mosaico "Erote desinente in racemi"

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Mercoledì 22 giugno, alle ore 11.30, arriverà al Museo Civico Archeologico di Anzio - Villa Adele il Mosaico "Erote desinente in racemi", proveniente dalle Terme di Diocleziano a Roma. Lo stato di conservazione è discreto. Prima di collocare il Mosaico definitivamente in una delle sale del Museo, si provvederà ad effettuarne il restauro completo in laboratorio. Ad accogliere il Mosaico nella sede del Museo Civico Archeologico ci sarà il Consigliere Comunale, Valentina Salsedo, delegata ai gemellaggi ed al patrimonio archeologico del Comune di Anzio.

 

La città incantata, il Meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo

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Dopo il successo dell’edizione 2015, dall’8 al 10 luglio torna a Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, La città incantata, il Meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo promosso dalla Regione Lazio con il Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, in collaborazione con Roma Lazio Film Commission, Lazio Innova, Comune di Bagnoregio e con la direzione artistica di Luca Raffaelli.
Tre giorni in cui disegnatori, fumettisti, storyborder, street artist, artisti visivi e animatori di livello internazionale incontreranno e si confronteranno con il pubblico per raccontare il proprio lavoro: stile, tecnica, creatività per un evento unico che, come ha sottolineato il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, è «dedicato alle eccellenze del mondo dell’animazione e della creatività presenti sulla grande scena internazionale».

La seconda edizione della kermesse promossa dalla Regione Lazio si svolgerà anche quest’anno nel borgo di Civita di Bagnoregio che – ha proseguito il Presidente Zingaretti – «è un luogo-simbolo del mondo da salvare, paesaggio unico e straordinario dove far vivere l'immaginario e ricreare l'energia dell'arte vissuta e condivisa: un luogo magico che ha ispirato molti artisti, influenzato diverse esperienze culturali e che abbiamo fortemente sostenuto con la candidatura presso l’Unesco affinché sia riconosciuto quale Patrimonio dell’Umanità. Si tratta di una scelta strategica per la nostra Regione, indirizzata a rilanciare un modello che metta in forte relazione la creazione e la fruizione di contenuti con gli inestimabili tesori di cui è ricco il Lazio».

Dislocato tra piazze, vicoli, strade, case e giardini privati aperti per l’occasione, il Meeting prenderà il via venerdì 8 luglio alle ore 16.00 e terminerà alle 18.30 di domenica 10 luglio: 72 ore di incontri, rassegne, proiezioni, esposizioni, workshop, a ingresso libero, durante le quali i visitatori potranno partecipare in maniera attiva e interattiva interfacciandosi con i disegnatori ospiti de La città incantata.
IL PROGRAMMA. L’edizione 2016 di La Città Incantata vedrà protagonisti grandi ospiti internazionali: da Mark Osborne, regista dei primi Kung Fu Panda e de Il Piccolo Principe, a François Bonneau, Presidente del Pôle Image Magelis Angoulême; una mostra collettiva raccoglierà alcuni tra i maggiori talenti dell’animazione e del fumetto italiano: Magda Guidi, Mara Cerri, Leonardo Carrano, Lorenzo Ceccotti, Donato Sansone e Virgilio Villoresi; uno spazio della mostra, in particolare, sarà dedicato al grande illustratore Roberto Innocenti. Come nella precedente edizione, sarà presente l’Officina Bonelli, la più popolare casa editrice del fumetto italiano, che porterà a La Città Incantata alcuni dei suoi grandi autori per realizzare dal vivo le proprie opere e illustrandole direttamente al pubblico; per l’edizione 2016, la Sergio Bonelli Editore dedica infatti un Albo speciale di Martin Mystère a Civita di Bagnoregio, e che sarà distribuito dal quotidiano la Repubblica.

Il programma delle giornate de La Città incantata alternerà gli incontri che si svolgeranno il sabato e la domenica con grandi ospiti e il grande schermo, un’arena appositamente dedicata ai protagonisti della manifestazione e alle loro creazioni, con particolare attenzione per le opere che hanno al centro i grandi temi sociali come la povertà, la schiavitù, l’ambiente e molto altro; non mancheranno workshop e laboratori per poter entrare meglio nel vivo delle tecniche e delle scelte di animazione. Ci saranno inoltre una sala proiezioni e uno spazio editori, con i libri realizzati dai grandi ospiti del Meeting, oltre alle novità proposte dalle maggiori case editrici specializzate. Sempre in occasione delle giornate de La Città Incantata 2016, si terrà un focus sulla creatività promosso dalla Regione Lazio nel territorio, che avrà al centro la presentazione del libro Le eccellenze creative del fumetto e dell’illustrazione di Roma e Lazio a cura di Stefano “S3KENO” Piccoli; un ruolo da protagonista lo avrà anche la tecnologia con workshop dedicati e la realizzazione di un grande Hackathon, a cura di BIC Lazio. Infine, con l’iniziativa speciale di Charity tutti i disegni realizzati nelle giornate del Meeting saranno messi all’asta e il ricavato andrà a sostegno di un’iniziativa benefica. La raccolta avrà anche il sostegno del Comune di Civita di Bagnoregio che destinerà le entrate provenienti dal pedaggio per il ponte a questa specifica iniziativa.
Alessandro Rak (già regista per Mad de “L’arte della felicità”) è l’autore dell’immagine della manifestazione.
 

Una giornata in Wolf House reportage fotografico di Barbara Frasca'

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Si terrà da lunedì 27 a mercoledì 29 Giugno al Varco - Pigneto di Roma, dalle ore 19:30 alle ore 24:00, "Una giornata in Wolf House", reportage fotografico dell’artista Barbara Frascà. La Wolf House è un punto di ritrovo per tanti amanti del surf, del mare e della natura. Casa mobile che dalle Canarie si è spostata in Spagna, nei pressi di Loredo. La Wolf House è gestita da Camilla ed Alessandro, che hanno fatto del surf un vero e proprio stile di vita. Questa giovane coppia ha aperto le porte della loro surf house all'obiettivo di Barbara Frascà, rendendo immortale il loro quotidiano.

Il percorso della mostra multimediale di Barbara Frascà inizia con uno spazio vuoto illuminato da un occhio di bue. Il visitatore lo attraversa e ne diventa il protagonista. Questo spazio vuoto, Camilla se lo ritaglia ogni giorno attraverso lunghe camminate riflessive e surfando. Il reportage ripercorre una giornata tipo di Camilla. Tutto ruota intorno alla Wolf House, che rappresenta la vita che desiderava e che ora vive. Le 46 fotografie che compongono il percorso, conducono ad un video in cui l'unico suono presente è il suono dell'oceano. Al centro della sala, posizionate a terra, vi sono otto mini tavole da longboard sulle quali sono incise le parole, domande e risposte, dell'intervista che l’artista romana ha rivolto a Camilla per mettere a nudo le sue passioni. Le mini tavole formano un vortice marino ad indicare il centro verso cui deve dirigersi l'attenzione finale della mostra.

Il percorso tracciato dalle fotografie è un'onda sinusoidale: secondo il teorema di Fourier, ogni onda può essere scritta come sommatoria (eventualmente infinita) di semplici onde armoniche. Una mostra dove la natura si concilia con l'uomo, dove trapela la quiete, la pace interiore, l'armonia di uno stile di vita lontano dal frastuono delle nostre città e lontano da quel modus vivendi dato culturalmente e che noi perpetriamo quasi inconsapevolmente.

Uno degli sponsor della mostra è YogAyur - Naturale Benessere che il 28 ed il 29 Giugno dalle 18.30 alle 19.30, farà sperimentare le virtù e i benefici dello Yoga. YogAyur - Naturale Benessere vi aspetta per un’ora di YOGA FLOW per imparare a conoscere e cavalcare la propria onda di energia interiore. La lezione sarà su prenotazione e ad offerta libera. 

"Una giornata in Wolf House" ha ottenuto il patrocinio della FISURF (Federazione Italiana Surfing) ed è realizzata in collaborazione con WOLF HOUSE, MALìKA, BANZAI SUP SCHOOL e SURF4CHILDREN. 

BIO ARTISTA

Barbara Frascà, vive e lavora a Roma. Artista poliedrica, spazia dal teatro alla scrittura. Si accosta al mezzo fotografico contaminando i vari linguaggi. Espone in varie gallerie la mostra fotografica interattiva Frammenti Metropolitani – indagine emotiva di una cittadina/turista al di sopra di ogni metropoli. Una mostra di fotografie il cui soggetto è la metropoli di oggi con le sue architetture e luoghi di incontro. Porta la sua seconda mostra a Roma, Visioni da un film – L'odio. Un lavoro fotografico che offre una nuova prospettiva sulle immagini del capolavoro in bianco e nero diretto da Mathieu Kassovitz nel 1995. In occasione del XX anniversario del film, la mostra è stata portata il 6 dicembre 2015 al Monk Club di Roma, insieme alla sonorizzazione live, da parte degli Asian Dub Foundation, della soundtrack originale che accompagna il film.

INFO MOSTRA

UNA GIORNATA IN WOLF HOUSE
Reportage fotografico di Barbara Frascà
Varco – Pigneto (Via Fanfulla da Lodi, 1C – Roma)
Inaugurazione 27 Giugno 2016 ore 19:30 – 24:00
Durata mostra: 27, 28, 29 Giugno 2016. Orario: 19:30 – 24:00
Free Entry
 

Bernini e Borromini . Mercoledì 15 Giugno – Ore 20.30

  • Scritto da Redazione

Dal confronto umano alla geniale competizione . Commissione dopo commissione, passo dopo passo hanno contribuito a disegnare il volto di Roma, imponendosi come le due personalità più celebri del Seicento per la maestria della tecnica e la competenza esecutiva. Molte sono le piazze e le opere di Roma che devono ai due celebri Artisti la loro creazione e fama.Ma la scoperta dell’essere umano dietro l’artista si dispiega oltre l’analisi esecutiva, ed immergendosi fra le pagine della vita dei due grandi uomini ne disegna i contorni, ricchi di passioni ed amori, di contrasti e competizioni. L’odio, l’astio, la rivalità si concretizzano in uno sviluppo umano che è specchio di personalità sempre sopra le righe, un’introspezione psicologica ed umana presente in ogni tratto lasciato dallo scalpello, in ogni piazza attraversata dalla loro contrastante e geniale verve.

Quota di partecipazione: Euro 12,00 per persona . Appuntamento presso la Fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna. La quota include la di visita guidata da Storico d’Arte , noleggio degli auricolari (durata della visita: 2h circa - inizio Piazza di Spagna - fine Piazza Santa Maria sopra Minerva-Pantheon)

Info Prenotazioni Cristina Associazione Culturale Irradiazioni
Viale Manzoni, 22 00185 Roma C.F. 97640900581 Tel. 06/70493835 Cell. 338/9553314

 

Centrale Montemartini. Capolavori da scoprire

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Dal 1° giugno l’offerta museale si arricchisce con l’esposizione permanente del corredo funerario di Crepereia Tryphaena e di alcuni splendidi mosaici policromi Verrà presentato al pubblico anche un prezioso ritratto dell’imperatrice Agrippina Minore concesso in prestito temporaneo dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. La Centrale Montemartini presenta una serie di importanti e splendide novità che, dal 1° giugno 2016, andranno ad arricchire l’esposizione museale permanente con nuovi, straordinari capolavori da tempo conservati nei depositi ed esposti al pubblico solo in occasione di mostre temporanee. L’iniziativa è promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Il percorso alla scoperta delle “new entries” comincia al piano terra, con la piccola sala dedicata al prezioso corredo funerario di Crepereia Tryphaena e prosegue nell’adiacente Sala Colonne, con tre magnifici mosaici policromi di età repubblicana di raffinatissima fattura. Al piano superiore, in Sala Caldaie, ha trovato adeguata collocazione un altro splendido mosaico con la raffigurazione del ratto di Proserpina. Accanto a queste opere, appartenenti alle Collezioni Capitoline, l’evento “Capolavori da scoprire” consente di presentare al pubblico anche un prezioso ritratto in basanite dell’imperatrice Agrippina Minore, concesso in prestito alla Centrale Montemartini dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. Il ricco corredo funerario di Crepereia Tryphaena fu rinvenuto alla fine dell’Ottocento durante i lavori di scavo per realizzare le fondazioni del Palazzo di Giustizia. Apparteneva a una fanciulla morta prima delle nozze ed è costituito da una serie di raffinati gioielli in oro e pietre preziose e da altri pregevoli oggetti da toeletta. Il reperto più straordinario è certamente la deliziosa bambola di avorio con arti snodabili, vero capolavoro di intaglio di probabile manifattura egiziana, databile intorno alla metà del II secolo d.C. In Sala Colonne sarà esposto per la prima volta un mosaico dall’iconografia molto particolare, raffigurante un labirinto all’interno di una cinta muraria. Scoperto a Roma nel 1958 presso piazza San Giovanni in Laterano, è datato tra il 100 e l’80 a.C. Lo affiancheranno altri due piccoli e raffinatissimi mosaici: uno con un leone circondato da amorini, scoperto ad Anzio nel 1749; un altro raffigurante una scena ambientata lungo le sponde del Nilo, opera della seconda metà del I sec. a.C. rinvenuta nel 1882, durante la costruzione del Palazzo delle Esposizioni.

In Sala Caldaie sarà visibile un grande mosaico pavimentale della media età imperiale con la raffigurazione del rapimento di Proserpina da parte di Plutone, dio dell’oltretomba. Su intercessione della madre Cerere, alla fanciulla fu concesso di tornare sulla terra per sei mesi all’anno, alternando in tal modo la sua esistenza tra il mondo dei morti e quello dei vivi. Per questo motivo la raffigurazione ben si adatta al repertorio funerario: il mosaico fu infatti scoperto a Roma in una tomba della via Portuense nel 1885. Rimasto a lungo in deposito, ha finalmente trovato la sua collocazione definitiva alla Centrale Montemartini.  L’evento offrirà inoltre l’occasione per presentare al pubblico una preziosa testa-ritratto in basanite dell’imperatrice Agrippina Minore, moglie di Claudio e madre di Nerone, concessa in prestito temporaneo alla Centrale Montemartini dalla Gliptoteca Ny Carlsberg di Copenaghen fino a gennaio 2017.  La scultura sarà esposta in Sala Macchine, accanto alla statua femminile di “Orante” delle Collezioni Capitoline, realizzata nella stessa preziosa pietra scura di origine egiziana, alla quale apparteneva in origine. La pertinenza della testa di Copenaghen al corpo della statua capitolina è stata dimostrata nel corso di complessi studi scientifici condotti negli anni Novanta del Novecento che hanno consentito di individuare un preciso punto di attacco tra le due opere.

Centrale Montemartini Via Ostiense 106 - 00154 Roma  Martedì -domenica 9-19; 24 e 31 dicembre 9-14  (la biglietteria chiude mezz'ora prima) Chiuso: lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre Biglietti Intero € 7,50; Ridotto € 6,50 Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente Info Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9-21)

 

Roma sconosciuta: COPPEDE’, “il quartiere nascosto”…

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Coppedè, un quartiere di Roma meno noto ai turisti ma che merita di essere conosciuto per la straordinaria bellezza degli edifici e delle strade. Tra via Tagliamento e Piazza Buenos Aires, inglobata nel quartiere Trieste, sorge una perla rara nel panorama architettonico della nostra città. Il Quartiere Coppedè, pur essendo una piccola area urbana di Roma e non propriamente un quartiere, fu così chiamato dall’architetto e scultore fiorentino che lo progettò, Gino Coppedè. Nato nel 1866 e figlio di un artigiano mobiliere, da cui apprese l’arte dell’intaglio, Coppedè era un profondo conoscitore degli stili decorativi allora più in voga in Europa, il Liberty e l’Art Déco, e al tempo stesso padroneggiava perfettamente il repertorio italiano dei secoli passati, prediligendo il Medioevo, il Manierismo e il Barocco. Chiamato a Roma nel 1913 proprio per la realizzazione di questo complesso, commissionatogli dai finanzieri Cerruti e Becchi della Società Anonima Edilizia Moderna, Coppedè diresse i lavori fino alla sua morte, avvenuta nel 1927.

Nonostante la lunga interruzione dovuta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il nucleo principale del quartiere venne comunque ultimato nel 1921. Dopo la morte dell’architetto, i lavori furono portati a termine dal genero, Paolo Emilio André; tuttavia il progetto originario, che prevedeva la costruzione di un vero e proprio quartiere, rimase incompiuto. Probabilmente l’ultimo edificio di mano del Coppedè è quello al civico 2 di piazza Mincio, il cui ingresso è una fedele riproduzione di una scenografia del film “Cabiria” di Pastrone, del 1914. Ideato inizialmente per un ceto medio impiegatizio, il quartiere cambiò successivamente destinazione, adeguandosi a un possibile utilizzo signorile.
Così oggi il complesso appare costituito da 17 villini e 26 palazzine, che si snodano lungo vie a raggiera intorno a piazza Mincio, suo epicentro. I villini, alti fino a 19 metri e generalmente disposti su 2 o 3 piani, sono circondati da giardini con una folta vegetazione, delimitati da grandi cancellate di confine. Le facciate degli edifici presentano una commistione di motivi mitologici greci, archi, torrette, ponti e reggifiaccole medievali in ferro battuto, edicole sacre che rinviano all’iconografia classica cristiana, e vetrate in stile Liberty, con la stilizzazione di elementi naturali, come gigli, rose e rami intrecciati insieme. In una di queste villette aveva la sua dimora romana il tenore Beniamino Gigli. Le palazzine, invece, danno direttamente sulle strade e hanno più piani, alleggeriti e traforati da logge e balconi. L’ingresso principale del quartiere, dal lato di via Tagliamento, è costituito da un maestoso arco, con lampadario in ferro battuto, che congiunge due palazzi, dove elementi e simboli propri dell’arte rinascimentale, gotica e barocca si fondono armonicamente, dando vita a una sospensione temporale che ha quasi del surreale.

un’oasi irreale al centro del caos della giungla cittadina, dove le ricchezze artistiche e architettoniche intervallate da zone di verde danno per un attimo la sensazione di essere in un altro mondo, dove tutto è bello e curato, dove tutto è colorato e lascia spazio all’immaginazione e ai sogni. Su una delle due torri attigue all’arco, vi è un’edicola sacra che mostra una Madonna con un insolito bambino, giacché il suo sguardo non è rivolto alla madre, bensì a un ideale passante, come una sorta di benvenuto. Proseguendo per via Brenta si arriva a Piazza Mincio, nel cui centro si trova la Fontana delle Rane.

Costruita nel 1924, la fontana passò alla storia perché vi si buttarono vestiti i Beatles dopo un concerto tenuto nella vicina discoteca Piper. Le vasche sono popolate appunto da rane, quattro nella conca inferiore che versano acqua nelle conchiglie sorrette da quattro coppie di figure, e altre otto sul bordo della vasca superiore, su cui vi è pure un’ape, richiamo e tributo alla Fontana delle Api del Bernini. Elemento caratteristico della piazza è anche il Villino delle Fate, altro mirabile esempio di pastiche stilistico, in cui si alternano asimmetricamente loggiati, scalinate, archi e fregi multicolori. Molteplici sono pure i materiali impiegati: marmo, laterizio, vetro, terracotta, travertino. In legno e ferro battuto è invece la raffinata cancellatura, che racchiude alberi ad alto fusto, palme e cespugli. Sul lato opposto sorge la Palazzina del Ragno, la cui facciata è caratterizzata da archi sormontati da un faccione di chiara ispirazione assiro-babilonese. Pregevole è anche l’Ambasciata Russa, un villino turrito con fregi che evocano quelli dell’antica Grecia, ma con il tetto sorretto, come nel Medioevo, da grossi animali. Questo straordinario miscuglio di stili, peculiarità di tutto il quartiere, portò a ricondurre Gino Coppedè sotto la più vasta terminologia di Neoeclettismo, ma in realtà la sua arte è a sé stante, senza precedenti.

Marialuisa Roscino © RIPRODUZIONE RISERVATA

Made in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica

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Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali dal 13 maggio al 20 novembre 2016

Marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti esposti nella mostra archeologica MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell’Impero Romano, vanno menzionati in particolare il Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia), l’Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato) e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

L’esposizione, resa ancora più suggestiva grazie alla splendida cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, è nata da un’idea di Claudio Parisi Presicce, curata da Lucrezia Ungaro, Marina Milella e Simone Pastor e sarà aperta al pubblico dal 13 maggio al 20 novembre 2016. Sponsor tecnologico della mostra Softlab Spa.
MADE in Roma, che già comprende un'importante serie di oggetti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, avrà una seconda tappa nella città friulana. La mostra, voluta e sostenuta dalla Fondazione Aquileia, si terrà a Palazzo Meizlik e il suo titolo sarà "MADE in Roma and in Aquileia", mettendo in particolare risalto i pezzi provenienti dall'antica città romana e dalle località vicine.
Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell'antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Essere MADE in Roma, quindi, significò amalgamare tradizioni e storie verso una cultura multietnica negli stili, nelle tecniche, nei valori.

Il percorso espositivo, animato da apparati multimediali, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di attività didattiche, si divide in due macro sezioni.

Nella prima viene analizzato l’aspetto “industriale”del marchio, facendo particolare riferimento a marchi e signa di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti come, ad esempio, i bolli laterizi, prova anche della vitale attività imprenditoriale delle donne romane, vetri e lucerne, coppe e piatti in ceramica e terracotta. Tra questi ultimi, la lista graffita sul fondo di un vaso attesta l’intensa attività di un mastro fornaciaio che aveva messo a cuocere un totale di 1540 piatti, 300 coppe e 790 scodelle o coppette, fabbricati da sei diversi vasai. I bolli impressi su ciascuno degli oggetti servivano a restituire i vasi, una volta cotti, ai loro proprietari e la registrazione del carico a ripartire in modo equo i costi della cottura tra di loro.

Alla seconda macro sezione, dedicata alla produzione e al commercio marittimo, appartengono botti, anfore e alcuni marmi segnati dai cavatori. In mostra anche un focus sui medicamenta - i cui preziosi contenitori con marchio impresso potevano essere quasi delle miniature, come quelli del costoso lykion, il collirio, che veniva trasportato in vasetti alti meno di 4 cm – e uno sul marchio della guerra dove sono esposte alcune glandes (proiettili) sulle quali vengono riportati non solo i nomi dei produttori, ma anche vere e proprie ingiurie contro i nemici, come la famosa invettiva contro Lucio Antonio, fratello del triunviro Marco Antonio, oppostosi al giovane Ottaviano e causa del Bellum Perusinum. Ma il segno della guerra viene impresso anche sulla pelle dei legionari. Le fonti ricordano i signa delle legioni impressi sui soldati, simboli di orgogliosa appartenenza ma anche mezzi per scoraggiarne la diserzione. E, ancora, saranno ricordati stigma e signa utilizzati per determinare il possesso di un oggetto o di una persona o dichiararne l’appartenenza (voluta o meno) a una categoria, come i collari degli schiavi, i marchi sui condannati o i tatuaggi fatti da Caligola sulle persone per puro diletto.

Ma MADE in Roma è un viaggio che dall’antico apre uno sguardo sul mondo moderno. L’ultima sezione, infatti, approfondisce come il concetto di marchio sia giunto fino a noi. Qui verranno analizzati i marchi di forma dei primi prodotti artigianali, il design del logo industriale e l’utilizzo della forma del prodotto come veicolo di memoria del suo creatore.

Made in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica (2)

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Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali dal 13 maggio al 20 novembre 2016

Marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti esposti nella mostra archeologica MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell’Impero Romano, vanno menzionati in particolare il Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia), l’Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato) e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

L’esposizione, resa ancora più suggestiva grazie alla splendida cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, è nata da un’idea di Claudio Parisi Presicce, curata da Lucrezia Ungaro, Marina Milella e Simone Pastor e sarà aperta al pubblico dal 13 maggio al 20 novembre 2016. Sponsor tecnologico della mostra Softlab Spa.
MADE in Roma, che già comprende un'importante serie di oggetti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, avrà una seconda tappa nella città friulana. La mostra, voluta e sostenuta dalla Fondazione Aquileia, si terrà a Palazzo Meizlik e il suo titolo sarà "MADE in Roma and in Aquileia", mettendo in particolare risalto i pezzi provenienti dall'antica città romana e dalle località vicine.
Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell'antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Essere MADE in Roma, quindi, significò amalgamare tradizioni e storie verso una cultura multietnica negli stili, nelle tecniche, nei valori.

Il percorso espositivo, animato da apparati multimediali, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di attività didattiche, si divide in due macro sezioni.

Nella prima viene analizzato l’aspetto “industriale”del marchio, facendo particolare riferimento a marchi e signa di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti come, ad esempio, i bolli laterizi, prova anche della vitale attività imprenditoriale delle donne romane, vetri e lucerne, coppe e piatti in ceramica e terracotta. Tra questi ultimi, la lista graffita sul fondo di un vaso attesta l’intensa attività di un mastro fornaciaio che aveva messo a cuocere un totale di 1540 piatti, 300 coppe e 790 scodelle o coppette, fabbricati da sei diversi vasai. I bolli impressi su ciascuno degli oggetti servivano a restituire i vasi, una volta cotti, ai loro proprietari e la registrazione del carico a ripartire in modo equo i costi della cottura tra di loro.

Alla seconda macro sezione, dedicata alla produzione e al commercio marittimo, appartengono botti, anfore e alcuni marmi segnati dai cavatori. In mostra anche un focus sui medicamenta - i cui preziosi contenitori con marchio impresso potevano essere quasi delle miniature, come quelli del costoso lykion, il collirio, che veniva trasportato in vasetti alti meno di 4 cm – e uno sul marchio della guerra dove sono esposte alcune glandes (proiettili) sulle quali vengono riportati non solo i nomi dei produttori, ma anche vere e proprie ingiurie contro i nemici, come la famosa invettiva contro Lucio Antonio, fratello del triunviro Marco Antonio, oppostosi al giovane Ottaviano e causa del Bellum Perusinum. Ma il segno della guerra viene impresso anche sulla pelle dei legionari. Le fonti ricordano i signa delle legioni impressi sui soldati, simboli di orgogliosa appartenenza ma anche mezzi per scoraggiarne la diserzione. E, ancora, saranno ricordati stigma e signa utilizzati per determinare il possesso di un oggetto o di una persona o dichiararne l’appartenenza (voluta o meno) a una categoria, come i collari degli schiavi, i marchi sui condannati o i tatuaggi fatti da Caligola sulle persone per puro diletto.

Ma MADE in Roma è un viaggio che dall’antico apre uno sguardo sul mondo moderno. L’ultima sezione, infatti, approfondisce come il concetto di marchio sia giunto fino a noi. Qui verranno analizzati i marchi di forma dei primi prodotti artigianali, il design del logo industriale e l’utilizzo della forma del prodotto come veicolo di memoria del suo creatore.

Mostra Casa della Memoria e della Storia 2 giugno 1946 - Appunti sulla nascita della Repubblica Italiana

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La mostra 2 giugno 1946 – Appunti sulla nascita della Repubblica Italiana è un percorso per immagini e testimonianze giornalistiche, ricavate dai maggiori quotidiani e riviste dell’epoca, che precedettero e seguirono il referendum e successiva affermazione repubblicana dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Fu un grande e coinvolgente momento popolare che vide per la prima volta la partecipazione delle donne al voto. La mostra, dunque, oltre a rendere omaggio alle donne, ancor più “fotografa” quelle dichiarazioni, quelle tensioni degli schieramenti politici che hanno governato i giorni prima e dopo il voto. E infine, ricorda la straordinaria partecipazione di donne e uomini liberi e ne ricostruisce lo spirito.

La mostra vuole recuperare quelle tracce che segnarono il passaggio alla democrazia dopo la dittatura fascista sostenuta dalla monarchia, un’occasione per tornare, a settanta anni di distanza, alla fondazione di un’idea di Stato che vedrà nella Costituente una della massime espressioni di libertà. L’esposizione è costituita da una serie di pannelli nei quali sono riproposte alcune pagine della stampa italiana ma anche le immagini delle riviste straniere, gli originali dei giornali della Resistenza e una selezione di libri che affrontano dal punto di vista storico quella narrazione, quella nuova idea di cittadinanza.

La mostra è suddivisa in quattro sezioni, ognuna delle quali cerca di restituire gli umori che segnarono la nascita della Repubblica: Aspettando il voto, con quel senso di trepida attesa che accompagnò la giornata del 2 giugno 1946; Il grande giorno, con le dichiarazioni incrociate dei protagonisti; È nata la Repubblica, l’affermazione nel referendum e un parallelo con le contemporanee votazioni francesi; Donne protagoniste, nuove interlocutrici sociali, politiche e morali di questo Paese.
In onda la puntata di “Correva l’Anno, 2 giugno 1946 ”, realizzata e concessa da Rai TRE, racconta la storia italiana e gli umori di quei giorni.

Ad apertura della mostra si svolgerà il convegno “L’idea repubblicana in Italia dalla fine del ‘700 al 2 giugno 1946” a cura di Lauro Rossi.
Interverranno :
Le repubbliche dell’Italia napoleonica /Lauro Rossi; Giuseppe Mazzini /Giuseppe Monsagrati: Carlo Rosselli e Giustizia e Libertà /Zeffiro Ciuffoletti; Il movimento federalista europeo /Adolfo Noto; Il 2 giugno degli ebrei /Georges de Canino; L’Italia, il referendum e le donne /Annabella Gioia.

Inoltre, il 15 giugno 2016 si svolgerà il convegno: “1946, la costruzione della cittadinanza”. Di seguito il programma

Alle ore 10: Presiede Paola Carucci. Dalla “crisi di regime” alla Repubblica democratica. Itinerari di formazione della nuova classe politica/Mariuccia Salvati; Appunti sulla crisi di una repubblica. Gli anni Novanta di Lanaro e Scoppola/Umberto Gentiloni; Attraversare una soglia: generazioni e forme della cittadinanza delle italiane dal dopoguerra agli anni Settanta/Elda Guerra; La nascita della Repubblica nei filmati del Luce/Patrizia Cacciani.
Alle ore 15: Presiede Alessandra Staderini. Il lavoro prima di tutto/Lorenzo Gaeta; Il ripudio della guerra nella Costituzione italiana: genesi ed elaborazione dell'art. 11/Gianluca Fiocco; Il distacco della famiglia dal modello costituzionale/Alessandra Pescarolo; La scuola e l’art. 3 della Costituzione. Quando i luoghi dell’educare sono stati moltiplicatori di democrazia/Franco Lorenzoni; Il diritto d’asilo in Italia dalla Costituzione ad oggi/Nadan Petrovic.
La mostra ideata da Bianca Cimiotta Lami e curata dalla FIAP- Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane, dalla Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia e dall’Irsifar – Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza, è promossa da Roma Capitale – Dipartimento Attività Culturali e Turismo, Direzione Programmazione e Regolamentazione Attività Culturali, Servizio Spazi Culturali, dall’Istituzione Biblioteche di Roma in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Si ringraziano per la collaborazione alla realizzazione della mostra: la Digiteca e l' Emeroteca della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, l’Archivio storico de La Stampa, l’Archivio storico de l’Unità, Rai Tre/Correva l’Anno, Toni Garbasso, Filippo Senatore. Si ringrazia Istituto Luce Cinecittà per per la collaborazione al convegno “1946, la costruzione della cittadinanza” a cura di Irsifar. 

Casa della Memoria e della Storia
Via di S. Francesco di Sales, 5, 00165 Roma
 

Museo di Roma Palazzo Braschi. L’arte del sorriso. La caricatura a Roma dal seicento al 1849

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Sarti, cappellaie e rammendatrici di calze, accanto a soffiatori di vetro, burattinai e musicisti. Ma anche servitori gobbi che fanno bella mostra di sé a fianco a personaggi del calibro di papa Benedetto XIV e del cardinaleSilvio Valenti Gonzaga, immortalati nel celebre quadro di Giovanni Paolo Pannini. Sono le 120 opere esposte nella mostra L’Arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849, al Museo di Roma dal 9 giugno al 2 ottobre 2016, e provenienti da diverse istituzioni culturali (Palazzo Chigi di Ariccia, Accademia Nazionale di San Luca, Archivio Storico Capitolino, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, Istituto Centrale per la Grafica di Roma, Museo del Risorgimento di Roma e la Collezione d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca) oltre che dal Gabinetto delle Stampe di Palazzo Braschi. L’esposizione, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura diAngela Maria D’Amelio, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Simonetta Tozzi, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Catalogo a cura di Campisano EditoreA lungo ritenuta un genere minore, la caricatura è tuttavia presente nella produzione di molti grandi artisti, da Leonardo ad Annibale Carracci, a Gian Lorenzo Bernini che per molti aspetti è considerato il vero iniziatore di questo peculiare tipo di ritratto irriverente. Ma è solonel Settecento che l’arte della caricatura, forma artistica affidata quasi esclusivamente al disegno, ha iniziato ad affermarsi acquisendo una sempre maggiore impostazione intellettualistica.

Come già nel secolo precedente, la caricatura a Roma nel XVIII secolo mirava a ‘colpire’ non la collettività ma il singolo personaggio, com’è evidente nella prolifica produzione di Pier Leone Ghezzi (1674-1755), protagonista indiscusso di questo genere, soprannominato il ‘Cavaliere delle caricature’ per la sua abilità nel ritrarre con arguzia natura e costumi degli uomini di ogni ceto sociale. Altro magnifico interprete fu l’architetto pontificio Carlo Marchionni (1702-1786) che, con la sua penna bonaria, si dedicò alla caricatura per svago e diletto ma con grande qualità grafica e profondità d’introspezione psicologica. Anche un suo allievo, Giuseppe Barberi (1746-1809), coltiverà assiduamente questo genere parallelamente alla quotidiana attività di architetto raffigurando, oltre i membri della propria famiglia, molteplici personaggi tra nobili, intellettuali, diplomatici, collezionisti, prelati, artigiani e venditori ambulanti. Con differente stile i tre artisti ci offrono una capillare e sagace cronaca della loro epoca non solo attraverso le caricature ma anche, e soprattutto, con le annotazioni manoscritte poste a margine dei disegni, relative alla vita pubblica e privata dei personaggi ritratti. Una sorta di “diari figurati” che, con le loro microstorie, ci regalano uno spaccato sociale assolutamente inconsueto e affascinante. Con la fine del Settecento si conclude la fortunata stagione della caricatura a Roma, gradualmente soppiantata dalla vignetta satirica quale illustrazione di una stampa politica e strumento di critica sociale. Sull’esempio dei primi due giornali satirici francesi La Caricature (1830-35) e Le Chiarivari (1832-93) - entrambi fondati a Parigi da Charles Philipon e aperti alla collaborazione di disegnatori quali Honoré Daumier, Grandville, Paul Gavarni - a Roma ne nascono molti simili, tra i quali spicca il notissimo Don Pirlone. Di stampo socialista e anticlericale, esso abbandona definitivamente il tono indulgente della caricatura settecentesca per uno assai più immediato e incisivo, di forte impegno civile.

 

 

Vernissage mostra di arte contemporanea Spazi Aperti - Accademia di Romania a Roma

  • Scritto da Redazione

Accademia di Romania a Roma in collaborazione con Istituto Romeno di Cultura e Solèart Management sono liete di annunciare l'inaugurazione della mostra di arte contemporanea Spazi Aperti 2016. La manifestazione si svolge dal 10 al 19 giugno presso l'Accademia di Romania in Roma (Valle Giulia, Piazza José de San Martin 1, 00197 Roma).
L’edizione di quest'anno di Spazi Aperti riunisce artisti stranieri e italiani residenti presso le accademie e gli istituti di cultura con sede a Roma. L'evento si presenta come una piattaforma d’incontro tra i borsisti e la città, tra gli artisti e gli abitanti dell’urbe. L'Accademia di Romania torna così, come ogni anno, a sottolineare, con l'apertura della sede istituzionale, la sua volontà di consolidare le buone relazioni di cooperazione e partenariato tra le istituzioni artistiche e culturali che operano a Roma. Le risorse e gli spazi espositivi dell'Accademia saranno quindi anche quest’anno a disposizione degli artisti con il fine di riunire un grande numero di realtà ed evidenziare le diverse peculiarità di esse.
L'evento è organizzato negli spazi dell'Accademia di Romania in Roma e ospiterà le opere di quasi 50 artisti - borsisti di altre Accademie e Istituti culturali di Roma. Alcuni degli artisti hanno già partecipato alle edizioni precedenti, mentre altri sono provenienti da importanti centri d'arte emergenti ed infine una sezione a parte è dedicata agli ospiti speciali, tra cui, questo anno i maestri Achile Pace, Mihail Trifan e Giovanni Contri.
La XIVa edizione di Spazi Aperti è coordinata e curata da Roxana Mihaly (già borsista "Vasile Parvan" dell'Accademia di Romania a Roma) e gli eventi musicali sono sotto a cura di Alexandra Solea (già borsista dell’Accademia di Romania a Roma).
Per la sezione italiana, la curatrice Sabina Pecorella ha proposto quattro artisti italiani consacrati (Salvatore Alessi; Sergio Padovani; Felix Policastro; Davide Puma) mentre la curatrice Diana Alessandrini ha proposto tre importanti artisti romani (Giosetta Fioroni, Marta Czok, Sabrina Ventrella).

Inaugurazione: venerdì 10 giugno, ore 19:00 Ingresso libero
Accademia di Romania in Roma
Piazza Jose de S. Martin 1,
00197 Roma
PROGRAMMA DELL'EVENTO:

10 giugno INAUGURAZIONE
19:00 VERNISSAGE
20.00 Performance dell’artista: Antonio Biondi (digeridoo)
20:30 Concerto dell’Orchestra Giovanile di Monte Mario (O.G.M.M.),
direttore: Mo Alfredo Santoloci, solista: Tess Amodeo-Vickery
21:30 DJ Vlad Stoica (DJ concert di musica contemporanea)

11 giugno CONCERTO DI CHITARRA CLASSICA
12:00 Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma
Classe Mo Simonetta Camiletti

13 giugno WORKSHOP ARCHITETTURE
9:00 Water as hazard and water as heritage

16 giugno NOLI ME TANGERE
18:30 Azione multidisciplinare progettata da W. Mihuleac: poesia – David Napoli, musica - Cornelia Petroiu, danza - Isabelle Maurel, arte - Wanda Mihuleac
17 giugno JAZZ DAY
18:00 Conferenza: Prospettive Italo-Romene nell’ambito del jazz Europeo. Dialogo interculturale fra i jazzologi Virgil Mihaiu e Francesco Martineli
20:00 Concerto: Bixi Big-Band e Tess Amodeo-Vickery
19 giugno FINISSAGE
20:00 Concerto straordinario di Samuele Telari (fisarmonica)