Made in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica

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Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali dal 13 maggio al 20 novembre 2016

Marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti esposti nella mostra archeologica MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell’Impero Romano, vanno menzionati in particolare il Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia), l’Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato) e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

L’esposizione, resa ancora più suggestiva grazie alla splendida cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, è nata da un’idea di Claudio Parisi Presicce, curata da Lucrezia Ungaro, Marina Milella e Simone Pastor e sarà aperta al pubblico dal 13 maggio al 20 novembre 2016. Sponsor tecnologico della mostra Softlab Spa.
MADE in Roma, che già comprende un'importante serie di oggetti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, avrà una seconda tappa nella città friulana. La mostra, voluta e sostenuta dalla Fondazione Aquileia, si terrà a Palazzo Meizlik e il suo titolo sarà "MADE in Roma and in Aquileia", mettendo in particolare risalto i pezzi provenienti dall'antica città romana e dalle località vicine.
Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell'antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Essere MADE in Roma, quindi, significò amalgamare tradizioni e storie verso una cultura multietnica negli stili, nelle tecniche, nei valori.

Il percorso espositivo, animato da apparati multimediali, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di attività didattiche, si divide in due macro sezioni.

Nella prima viene analizzato l’aspetto “industriale”del marchio, facendo particolare riferimento a marchi e signa di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti come, ad esempio, i bolli laterizi, prova anche della vitale attività imprenditoriale delle donne romane, vetri e lucerne, coppe e piatti in ceramica e terracotta. Tra questi ultimi, la lista graffita sul fondo di un vaso attesta l’intensa attività di un mastro fornaciaio che aveva messo a cuocere un totale di 1540 piatti, 300 coppe e 790 scodelle o coppette, fabbricati da sei diversi vasai. I bolli impressi su ciascuno degli oggetti servivano a restituire i vasi, una volta cotti, ai loro proprietari e la registrazione del carico a ripartire in modo equo i costi della cottura tra di loro.

Alla seconda macro sezione, dedicata alla produzione e al commercio marittimo, appartengono botti, anfore e alcuni marmi segnati dai cavatori. In mostra anche un focus sui medicamenta - i cui preziosi contenitori con marchio impresso potevano essere quasi delle miniature, come quelli del costoso lykion, il collirio, che veniva trasportato in vasetti alti meno di 4 cm – e uno sul marchio della guerra dove sono esposte alcune glandes (proiettili) sulle quali vengono riportati non solo i nomi dei produttori, ma anche vere e proprie ingiurie contro i nemici, come la famosa invettiva contro Lucio Antonio, fratello del triunviro Marco Antonio, oppostosi al giovane Ottaviano e causa del Bellum Perusinum. Ma il segno della guerra viene impresso anche sulla pelle dei legionari. Le fonti ricordano i signa delle legioni impressi sui soldati, simboli di orgogliosa appartenenza ma anche mezzi per scoraggiarne la diserzione. E, ancora, saranno ricordati stigma e signa utilizzati per determinare il possesso di un oggetto o di una persona o dichiararne l’appartenenza (voluta o meno) a una categoria, come i collari degli schiavi, i marchi sui condannati o i tatuaggi fatti da Caligola sulle persone per puro diletto.

Ma MADE in Roma è un viaggio che dall’antico apre uno sguardo sul mondo moderno. L’ultima sezione, infatti, approfondisce come il concetto di marchio sia giunto fino a noi. Qui verranno analizzati i marchi di forma dei primi prodotti artigianali, il design del logo industriale e l’utilizzo della forma del prodotto come veicolo di memoria del suo creatore.

Made in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica (2)

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Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali dal 13 maggio al 20 novembre 2016

Marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti esposti nella mostra archeologica MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell’Impero Romano, vanno menzionati in particolare il Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia), l’Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato) e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

L’esposizione, resa ancora più suggestiva grazie alla splendida cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, è nata da un’idea di Claudio Parisi Presicce, curata da Lucrezia Ungaro, Marina Milella e Simone Pastor e sarà aperta al pubblico dal 13 maggio al 20 novembre 2016. Sponsor tecnologico della mostra Softlab Spa.
MADE in Roma, che già comprende un'importante serie di oggetti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, avrà una seconda tappa nella città friulana. La mostra, voluta e sostenuta dalla Fondazione Aquileia, si terrà a Palazzo Meizlik e il suo titolo sarà "MADE in Roma and in Aquileia", mettendo in particolare risalto i pezzi provenienti dall'antica città romana e dalle località vicine.
Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell'antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Essere MADE in Roma, quindi, significò amalgamare tradizioni e storie verso una cultura multietnica negli stili, nelle tecniche, nei valori.

Il percorso espositivo, animato da apparati multimediali, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di attività didattiche, si divide in due macro sezioni.

Nella prima viene analizzato l’aspetto “industriale”del marchio, facendo particolare riferimento a marchi e signa di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti come, ad esempio, i bolli laterizi, prova anche della vitale attività imprenditoriale delle donne romane, vetri e lucerne, coppe e piatti in ceramica e terracotta. Tra questi ultimi, la lista graffita sul fondo di un vaso attesta l’intensa attività di un mastro fornaciaio che aveva messo a cuocere un totale di 1540 piatti, 300 coppe e 790 scodelle o coppette, fabbricati da sei diversi vasai. I bolli impressi su ciascuno degli oggetti servivano a restituire i vasi, una volta cotti, ai loro proprietari e la registrazione del carico a ripartire in modo equo i costi della cottura tra di loro.

Alla seconda macro sezione, dedicata alla produzione e al commercio marittimo, appartengono botti, anfore e alcuni marmi segnati dai cavatori. In mostra anche un focus sui medicamenta - i cui preziosi contenitori con marchio impresso potevano essere quasi delle miniature, come quelli del costoso lykion, il collirio, che veniva trasportato in vasetti alti meno di 4 cm – e uno sul marchio della guerra dove sono esposte alcune glandes (proiettili) sulle quali vengono riportati non solo i nomi dei produttori, ma anche vere e proprie ingiurie contro i nemici, come la famosa invettiva contro Lucio Antonio, fratello del triunviro Marco Antonio, oppostosi al giovane Ottaviano e causa del Bellum Perusinum. Ma il segno della guerra viene impresso anche sulla pelle dei legionari. Le fonti ricordano i signa delle legioni impressi sui soldati, simboli di orgogliosa appartenenza ma anche mezzi per scoraggiarne la diserzione. E, ancora, saranno ricordati stigma e signa utilizzati per determinare il possesso di un oggetto o di una persona o dichiararne l’appartenenza (voluta o meno) a una categoria, come i collari degli schiavi, i marchi sui condannati o i tatuaggi fatti da Caligola sulle persone per puro diletto.

Ma MADE in Roma è un viaggio che dall’antico apre uno sguardo sul mondo moderno. L’ultima sezione, infatti, approfondisce come il concetto di marchio sia giunto fino a noi. Qui verranno analizzati i marchi di forma dei primi prodotti artigianali, il design del logo industriale e l’utilizzo della forma del prodotto come veicolo di memoria del suo creatore.

Mostra Casa della Memoria e della Storia 2 giugno 1946 - Appunti sulla nascita della Repubblica Italiana

  • Scritto da Redazione

La mostra 2 giugno 1946 – Appunti sulla nascita della Repubblica Italiana è un percorso per immagini e testimonianze giornalistiche, ricavate dai maggiori quotidiani e riviste dell’epoca, che precedettero e seguirono il referendum e successiva affermazione repubblicana dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Fu un grande e coinvolgente momento popolare che vide per la prima volta la partecipazione delle donne al voto. La mostra, dunque, oltre a rendere omaggio alle donne, ancor più “fotografa” quelle dichiarazioni, quelle tensioni degli schieramenti politici che hanno governato i giorni prima e dopo il voto. E infine, ricorda la straordinaria partecipazione di donne e uomini liberi e ne ricostruisce lo spirito.

La mostra vuole recuperare quelle tracce che segnarono il passaggio alla democrazia dopo la dittatura fascista sostenuta dalla monarchia, un’occasione per tornare, a settanta anni di distanza, alla fondazione di un’idea di Stato che vedrà nella Costituente una della massime espressioni di libertà. L’esposizione è costituita da una serie di pannelli nei quali sono riproposte alcune pagine della stampa italiana ma anche le immagini delle riviste straniere, gli originali dei giornali della Resistenza e una selezione di libri che affrontano dal punto di vista storico quella narrazione, quella nuova idea di cittadinanza.

La mostra è suddivisa in quattro sezioni, ognuna delle quali cerca di restituire gli umori che segnarono la nascita della Repubblica: Aspettando il voto, con quel senso di trepida attesa che accompagnò la giornata del 2 giugno 1946; Il grande giorno, con le dichiarazioni incrociate dei protagonisti; È nata la Repubblica, l’affermazione nel referendum e un parallelo con le contemporanee votazioni francesi; Donne protagoniste, nuove interlocutrici sociali, politiche e morali di questo Paese.
In onda la puntata di “Correva l’Anno, 2 giugno 1946 ”, realizzata e concessa da Rai TRE, racconta la storia italiana e gli umori di quei giorni.

Ad apertura della mostra si svolgerà il convegno “L’idea repubblicana in Italia dalla fine del ‘700 al 2 giugno 1946” a cura di Lauro Rossi.
Interverranno :
Le repubbliche dell’Italia napoleonica /Lauro Rossi; Giuseppe Mazzini /Giuseppe Monsagrati: Carlo Rosselli e Giustizia e Libertà /Zeffiro Ciuffoletti; Il movimento federalista europeo /Adolfo Noto; Il 2 giugno degli ebrei /Georges de Canino; L’Italia, il referendum e le donne /Annabella Gioia.

Inoltre, il 15 giugno 2016 si svolgerà il convegno: “1946, la costruzione della cittadinanza”. Di seguito il programma

Alle ore 10: Presiede Paola Carucci. Dalla “crisi di regime” alla Repubblica democratica. Itinerari di formazione della nuova classe politica/Mariuccia Salvati; Appunti sulla crisi di una repubblica. Gli anni Novanta di Lanaro e Scoppola/Umberto Gentiloni; Attraversare una soglia: generazioni e forme della cittadinanza delle italiane dal dopoguerra agli anni Settanta/Elda Guerra; La nascita della Repubblica nei filmati del Luce/Patrizia Cacciani.
Alle ore 15: Presiede Alessandra Staderini. Il lavoro prima di tutto/Lorenzo Gaeta; Il ripudio della guerra nella Costituzione italiana: genesi ed elaborazione dell'art. 11/Gianluca Fiocco; Il distacco della famiglia dal modello costituzionale/Alessandra Pescarolo; La scuola e l’art. 3 della Costituzione. Quando i luoghi dell’educare sono stati moltiplicatori di democrazia/Franco Lorenzoni; Il diritto d’asilo in Italia dalla Costituzione ad oggi/Nadan Petrovic.
La mostra ideata da Bianca Cimiotta Lami e curata dalla FIAP- Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane, dalla Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia e dall’Irsifar – Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza, è promossa da Roma Capitale – Dipartimento Attività Culturali e Turismo, Direzione Programmazione e Regolamentazione Attività Culturali, Servizio Spazi Culturali, dall’Istituzione Biblioteche di Roma in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Si ringraziano per la collaborazione alla realizzazione della mostra: la Digiteca e l' Emeroteca della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, l’Archivio storico de La Stampa, l’Archivio storico de l’Unità, Rai Tre/Correva l’Anno, Toni Garbasso, Filippo Senatore. Si ringrazia Istituto Luce Cinecittà per per la collaborazione al convegno “1946, la costruzione della cittadinanza” a cura di Irsifar. 

Casa della Memoria e della Storia
Via di S. Francesco di Sales, 5, 00165 Roma
 

Museo di Roma Palazzo Braschi. L’arte del sorriso. La caricatura a Roma dal seicento al 1849

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Sarti, cappellaie e rammendatrici di calze, accanto a soffiatori di vetro, burattinai e musicisti. Ma anche servitori gobbi che fanno bella mostra di sé a fianco a personaggi del calibro di papa Benedetto XIV e del cardinaleSilvio Valenti Gonzaga, immortalati nel celebre quadro di Giovanni Paolo Pannini. Sono le 120 opere esposte nella mostra L’Arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849, al Museo di Roma dal 9 giugno al 2 ottobre 2016, e provenienti da diverse istituzioni culturali (Palazzo Chigi di Ariccia, Accademia Nazionale di San Luca, Archivio Storico Capitolino, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, Istituto Centrale per la Grafica di Roma, Museo del Risorgimento di Roma e la Collezione d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca) oltre che dal Gabinetto delle Stampe di Palazzo Braschi. L’esposizione, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura diAngela Maria D’Amelio, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Simonetta Tozzi, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Catalogo a cura di Campisano EditoreA lungo ritenuta un genere minore, la caricatura è tuttavia presente nella produzione di molti grandi artisti, da Leonardo ad Annibale Carracci, a Gian Lorenzo Bernini che per molti aspetti è considerato il vero iniziatore di questo peculiare tipo di ritratto irriverente. Ma è solonel Settecento che l’arte della caricatura, forma artistica affidata quasi esclusivamente al disegno, ha iniziato ad affermarsi acquisendo una sempre maggiore impostazione intellettualistica.

Come già nel secolo precedente, la caricatura a Roma nel XVIII secolo mirava a ‘colpire’ non la collettività ma il singolo personaggio, com’è evidente nella prolifica produzione di Pier Leone Ghezzi (1674-1755), protagonista indiscusso di questo genere, soprannominato il ‘Cavaliere delle caricature’ per la sua abilità nel ritrarre con arguzia natura e costumi degli uomini di ogni ceto sociale. Altro magnifico interprete fu l’architetto pontificio Carlo Marchionni (1702-1786) che, con la sua penna bonaria, si dedicò alla caricatura per svago e diletto ma con grande qualità grafica e profondità d’introspezione psicologica. Anche un suo allievo, Giuseppe Barberi (1746-1809), coltiverà assiduamente questo genere parallelamente alla quotidiana attività di architetto raffigurando, oltre i membri della propria famiglia, molteplici personaggi tra nobili, intellettuali, diplomatici, collezionisti, prelati, artigiani e venditori ambulanti. Con differente stile i tre artisti ci offrono una capillare e sagace cronaca della loro epoca non solo attraverso le caricature ma anche, e soprattutto, con le annotazioni manoscritte poste a margine dei disegni, relative alla vita pubblica e privata dei personaggi ritratti. Una sorta di “diari figurati” che, con le loro microstorie, ci regalano uno spaccato sociale assolutamente inconsueto e affascinante. Con la fine del Settecento si conclude la fortunata stagione della caricatura a Roma, gradualmente soppiantata dalla vignetta satirica quale illustrazione di una stampa politica e strumento di critica sociale. Sull’esempio dei primi due giornali satirici francesi La Caricature (1830-35) e Le Chiarivari (1832-93) - entrambi fondati a Parigi da Charles Philipon e aperti alla collaborazione di disegnatori quali Honoré Daumier, Grandville, Paul Gavarni - a Roma ne nascono molti simili, tra i quali spicca il notissimo Don Pirlone. Di stampo socialista e anticlericale, esso abbandona definitivamente il tono indulgente della caricatura settecentesca per uno assai più immediato e incisivo, di forte impegno civile.

 

 

Vernissage mostra di arte contemporanea Spazi Aperti - Accademia di Romania a Roma

  • Scritto da Redazione

Accademia di Romania a Roma in collaborazione con Istituto Romeno di Cultura e Solèart Management sono liete di annunciare l'inaugurazione della mostra di arte contemporanea Spazi Aperti 2016. La manifestazione si svolge dal 10 al 19 giugno presso l'Accademia di Romania in Roma (Valle Giulia, Piazza José de San Martin 1, 00197 Roma).
L’edizione di quest'anno di Spazi Aperti riunisce artisti stranieri e italiani residenti presso le accademie e gli istituti di cultura con sede a Roma. L'evento si presenta come una piattaforma d’incontro tra i borsisti e la città, tra gli artisti e gli abitanti dell’urbe. L'Accademia di Romania torna così, come ogni anno, a sottolineare, con l'apertura della sede istituzionale, la sua volontà di consolidare le buone relazioni di cooperazione e partenariato tra le istituzioni artistiche e culturali che operano a Roma. Le risorse e gli spazi espositivi dell'Accademia saranno quindi anche quest’anno a disposizione degli artisti con il fine di riunire un grande numero di realtà ed evidenziare le diverse peculiarità di esse.
L'evento è organizzato negli spazi dell'Accademia di Romania in Roma e ospiterà le opere di quasi 50 artisti - borsisti di altre Accademie e Istituti culturali di Roma. Alcuni degli artisti hanno già partecipato alle edizioni precedenti, mentre altri sono provenienti da importanti centri d'arte emergenti ed infine una sezione a parte è dedicata agli ospiti speciali, tra cui, questo anno i maestri Achile Pace, Mihail Trifan e Giovanni Contri.
La XIVa edizione di Spazi Aperti è coordinata e curata da Roxana Mihaly (già borsista "Vasile Parvan" dell'Accademia di Romania a Roma) e gli eventi musicali sono sotto a cura di Alexandra Solea (già borsista dell’Accademia di Romania a Roma).
Per la sezione italiana, la curatrice Sabina Pecorella ha proposto quattro artisti italiani consacrati (Salvatore Alessi; Sergio Padovani; Felix Policastro; Davide Puma) mentre la curatrice Diana Alessandrini ha proposto tre importanti artisti romani (Giosetta Fioroni, Marta Czok, Sabrina Ventrella).

Inaugurazione: venerdì 10 giugno, ore 19:00 Ingresso libero
Accademia di Romania in Roma
Piazza Jose de S. Martin 1,
00197 Roma
PROGRAMMA DELL'EVENTO:

10 giugno INAUGURAZIONE
19:00 VERNISSAGE
20.00 Performance dell’artista: Antonio Biondi (digeridoo)
20:30 Concerto dell’Orchestra Giovanile di Monte Mario (O.G.M.M.),
direttore: Mo Alfredo Santoloci, solista: Tess Amodeo-Vickery
21:30 DJ Vlad Stoica (DJ concert di musica contemporanea)

11 giugno CONCERTO DI CHITARRA CLASSICA
12:00 Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma
Classe Mo Simonetta Camiletti

13 giugno WORKSHOP ARCHITETTURE
9:00 Water as hazard and water as heritage

16 giugno NOLI ME TANGERE
18:30 Azione multidisciplinare progettata da W. Mihuleac: poesia – David Napoli, musica - Cornelia Petroiu, danza - Isabelle Maurel, arte - Wanda Mihuleac
17 giugno JAZZ DAY
18:00 Conferenza: Prospettive Italo-Romene nell’ambito del jazz Europeo. Dialogo interculturale fra i jazzologi Virgil Mihaiu e Francesco Martineli
20:00 Concerto: Bixi Big-Band e Tess Amodeo-Vickery
19 giugno FINISSAGE
20:00 Concerto straordinario di Samuele Telari (fisarmonica)
 

Roma Capitale. Domenica 5 Giugno: ingresso gratuito nei Musei Civici per la prima domenica del mese - mostre e altre attività

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Domenica 5 giugno 2016, come tutte le prime domeniche del mese, torna l’ingresso gratuito nei Musei Civici della città per tutti i residenti a Roma e nell'area della Città Metropolitana, iniziativa ideata e promossa da Roma Capitale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali Zètema Progetto Cultura. Come sempre, arricchiscono l’offerta culturale di questa domenica attività gratuite e a pagamento per genitori e figli e molte mostre.

GLI EVENTI . "C'erano un italiano, un tedesco e... una capra!” ovvero: piccola storia del Campidoglio 

Visita guidata alla mostra “Campidoglio. Mito memoria archeologia” (Musei Capitolini) e lezione spettacolo (drammaturgia e recitazione a cura di Antonietta Bello, Teatro di Roma) ore 10.30 visita guidata, a seguire lezione-spettacolo (ore 11.30 circa).

Alla scoperta di Villa Torlonia . Visita giocata ore 11.00 per bambini dai 9 ai 12 anni nel Parco di Villa Torlonia. Dopo una breve introduzione sulla storia della famiglia Torlonia, ai bambini verranno consegnate una cartina del parco e un foglio con domande che li inducano a ricercare le diverse tipologie costruttive esistenti nella villa

Ci vediamo alle 11.00 – Visita guidata al museo con uno storico dell’arte
Visita guidata al Museo di Roma Palazzo Braschi con uno storico dell’arte.

Ci vediamo alle 11.00 – Visita guidata al museo con uno storico dell’arte
Visita guidata al Museo di Roma in Trastevere con uno storico dell’arte.

Ci vediamo alle 11.00 – Visita guidata al museo con uno storico dell’arte
Visita guidata alla Galleria d’Arte Moderna con uno storico dell’arte.

Gli Horti . Visita didattica ore 11.00 ai Musei Capitolini adatta ad adulti e bambini. oggetto della visita sono le grandi ville nobiliari, gli horti, quale espressione monumentale ai confini tra il pubblico e il privato, che si configura come una profonda trasformazione urbanistica. L’itinerario tematico si snoda tra le eleganti sale dell’ala nuova dei Musei Capitolini dove si trovano i celebri capolavori raccolti per provenienza.

Mamma Cult 0-3 Visita ai Mercati di Traiano  .Un percorso 100% formato famiglia per scoprire la Roma Antica nei Mercati di Traiano che raccontano contemporaneamente l’evoluzione dell’architettura romana e la storia della città, attraverso l’indubbio legame tra il complesso monumentale e l’area archeologica degli edifici forensi. Ore 16.00.

LE MOSTRE . Ai Musei Capitolini prosegue la mostra Campidoglio. Mito, memoria, archeologia in cui rari documenti d’archivio, dipinti, incisioni, sculture e inediti reperti archeologici narrano le trasformazioni urbanistiche del Campidoglio. In corso anche La Misericordia nell'arte Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani

La mostra Domon Ken presso lo Spazio Espositivo Ara Pacis è una monografica dedicata ad uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese: da non perdere.

Ai Mercati di Traiano MADE in Roma Marchi di produzione e di possesso nella società antica

Al Museo di Roma in Palazzo Braschi Antoine Jean-Baptiste Thomas e il popolo di Roma (1817-1818) raccolta di materiale grafico e fotografico che documenta la storia della città nel corso dei secoli.

Alla Galleria d'Arte Moderna di via Francesco Crispi uno sguardo alle Opere della Galleria d’Arte Moderna alle Quadriennali, con opere di eccezionale importanza, in parte mai esposte e sconosciute al pubblico, acquisite dal Governatorato negli anni delle prime Quadriennali del 1931, 1935 e 1939.

Al Museo Pietro Canonica di Villa Borghese mostra di arte contemporanea dell'artista Tillman Kaiser: pitture, disegni, sculture spesso declinati sul binomio bianco/nero

Al Museo Carlo Bilotti Barbara Salvucci (INK) presenta i suoi ultimi lavori. In corso anche Salvarsi dal naufragio - Fraddosio/Marini. Nello spazio esterno Bizhan Bassiri - Specchio Solare NOOR.

La Casina delle Civette di Villa Torlonia con la mostra I ritorni, l'artista romano Giuseppe Salvatori, propone una serie di lavori che riprendono i motivi decorativi delle ceramiche italiane degli anni '50 '60. In corso ancora Patrizia Dalla Valle. MetaMosaico. Al Casino dei Principi Benvenuto Ferrazzi (1892-1969): la prima antologica di un artista finora poco trattato negli studi sulla Scuola romana, uno tra i maggiori esponenti della prima metà del Novecento.

Al Museo di Roma in Trastevere, Patagonica: in mostra il progetto fotografico di Luca Bragalli realizzato tra dicembre 2014 e gennaio 2015 in Cile e in Argentina,.

Colori profondi del Mediterraneo al Museo Civico di Zoologia con 30 foto di organismi marini mai fotografati prima.

Alla Centrale Montemartini l’esposizione permanente si è arricchita di nuovi straordinari capolavori da tempo conservati nei depositi. Da ammirare anche il prezioso ritratto in basanite dell’imperatrice Agrippina Minore in prestito dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

Molte possibilità, come sempre, al MACRO di via Nizza con APPUNTI DI UNA GENERAZIONE #3 Matteo Basilè - Gioacchino Pontrelli; Segni, Alfabeti, Scritture. Percorsi nell'Arte Contemporanea attraverso la Collezione MACRO; Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea; VIDEOCRACY: Bruce Nauman > Cheryl Donegan; WILLIAM KENTRIDGE - Triumphs and Laments: a project for Rome; MARISA e MARIO MERZ

Non rientrano nelle gratuità le mostre a La Pelanda e le attività del Planetario Gonfiabile presso Technotown. Fanno parte dei Musei in Comune: Musei Capitolini; Centrale Montemartini; Mercati di Traiano; Museo dell'Ara Pacis; Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco; Museo delle Mura; Museo di Casal de' Pazzi; Villa di Massenzio; Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina; Museo di Roma Palazzo Braschi; Museo Napoleonico; Casa Museo Alberto Moravia; Galleria d'Arte Moderna; MACRO- MACRO Testaccio; Museo Carlo Bilotti; Museo Pietro Canonica; Museo di Roma in Trastevere; Musei di Villa Torlonia; Museo Civico di Zoologia.

Casa del cinema . Quando il Garda era un mare dal 6 giugno al 6 luglio

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Il Centro Culturale “La Firma” di Riva del Garda fa rivivere attraverso una mostra e un documentario l'avventura della “Bertolazzi Film” di Peschiera del Garda. Da questa “Cinecittà sul lago” negli anni Sessanta iniziò la carriera di Fabio Testi. Poster e cimeli storici saranno esposti dal 6 giugno al 6 luglio presso la Casa del Cinema di Roma.
Lunedì 6 giugno alle ore 18, con la proiezione del documentario Quando il Garda era un mare si inaugurerà alla Casa del Cinema di Roma una mostra dedicata ad un periodo in cui il lago di Garda fu trasformato nel mare dei Caraibi. Accadeva negli anni Sessanta quando a Peschiera del Garda erano attivi dei veri e propri “studios” galleggianti che per quasi un decennio ospitarono produzioni cinematografiche e televisive. Protagonista di questa straordinaria avventura fu Walter Bertolazzi che a partire dal 1959 allestì una vera e propria flotta di navi d'epoca che servivano da set per film di ambiente piratesco. Affascinati da questa vicenda Franco Delli Guanti e Ludovico Maillet hanno lavorato ad un progetto per riportare alla luce e far conoscere alle nuove generazioni una pagina di storia del cinema rimasta per troppi anni chiusa nei cassetti.
Tutto ebbe inizio nel 1959 quando Walter Bertolazzi fece un'ardita scommessa con il produttore Dino De Laurentiis. Quest'ultimo possedeva un galeone che era servito per girare il kolossal di Mario Camerini “Ulisse” (1954), ormeggiato da anni a Fiumicino e di cui voleva disfarsi. Bertolazzi, che pensava di trasformare la nave in un ristorante, propose a De Laurentiis un accordo: se fosse riuscito a trasportare fino al lago di Garda il galeone non avrebbe pagato un soldo di passaggio di proprietà e la nave sarebbe stata sua. Partì dunque da Fiumicino e, facendo il periplo dell'Italia, giunse in circa quindici giorni a Porto Levante alle foci del fiume Po. Da qui iniziò la parte più difficoltosa del viaggio: risalì il fiume Po fino a Mantova; mise quindi la nave su strada con un trasporto speciale per giungere fino all'idroscalo di Desenzano dove avvenne il varo della nave - ribattezzata nel frattempo “Circe” - nelle acque del Garda .
La mostra rimarrà aperta fino al 6 luglio e, in occasione dell'inaugurazione, verrà proiettato il documentario che in sessanta minuti ripercorre la storia delle "Bertolazzi Film" attraverso una serie di testimonianze. Innanzitutto la viva voce di Walter Bertolazzi che in un’intervista rilasciata qualche anno prima della sua scomparsa nel 2002 rievoca l’avventuroso trasferimento della nave sul lago di Garda e le principali tappe della sua attività cinematografica. Altro testimone importante è Fabio Testi che, all'epoca ventenne, durante le vacanze estive, iniziò a lavorare come comparsa alla “Bertolazzi film”. Aveva un fisico prestante, fu subito notato e utilizzato per gettarsi dai pennoni delle navi. Da lì iniziò la sua carriera cinematografica. Umberto Lenzi è l'unico regista in vita di quelli che lavorarono alla “Bertolazzi Film”. Diresse "Le avventure di Mary Read" con Lisa Gastoni e Jerome Courtland. Ancora, Liana Orfei, Kirk Morris, il critico cinematografico Steve Della Casa. Completano le testimonianze i parenti di Walter Bertolazzi: la figlia Carmen e il cognato Gianfranco Bortolussi. Per finire i "pirati" dell'epoca, comparse della zona di Peschiera del Garda, oggi settantenni, che all'epoca venivano chiamati per girare i film. Nel documentario si alternano tutti i film girati sul Garda e decine di fotografie, molte delle quali inedite, che propongono i vari set di ripresa dove si sono avvicendati negli anni di attività attori del calibro di Amedeo Nazzari, Silvana Pampanini, Anna Maria Pierangeli, Lisa Gastoni, Lex Barker, Chelo Alonso, Kirk Morris, Alan Steel, e tanti altri.

La Casa del Cinema è una struttura di Roma Capitale, gestita da Zètema Progetto Cultura e diretta da Giorgio Gosetti.
Dove Largo Marcello Mastroianni, 1
 

L'Appia Ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi di Paolo Rumiz e compagni

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Mostra fotografica documentaria multimediale AuditoriumExpo- Auditorium Parco della Musica Viale Pietro de Coubertin - 00196 Roma . La mostra resterà aperta fino al 18 settembre 2016, tutti i giorni dalle 12.30 alle 20.30 (ad eccezione del periodo di chiusura estiva dell’Auditorium dal 1 al 28 agosto) .La mostra fotografica, documentaria e multimediale dal titolo “L’Appia ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi” sancisce la riscoperta e la restituzione al Paese dell'intero percorso della prima grande via europea, da Roma a Brindisi, percorsa a piedi nell'estate 2015, a 2327 anni dall'inizio della sua costruzione da Paolo Rumiz, Riccardo Carnovalini, Alessandro Scillitani e Irene Zambon. Il loro itinerario - conclusosi il 13 giugno 2015 dopo 611 chilometri, 29 giorni di cammino e circa un milione di passi - ha consentito di tracciare finalmente il percorso integrale della madre di tutte le vie, dimenticata in secoli di dilapidazione, incuria e ignoranza. L’Appia. Ora sono essi stessi a raccontare un’avventura che potremmo definire magnifica e terribile, terrena e visionaria, vissuta attraverso meraviglie ma anche devastazioni, sbattendo talvolta il naso contro l’indifferenza di un Paese cinico e prono ai poteri forti, ma capace di grandi slanci ospitali e di straordinari atti di resistenza “partigiana” contro lo sfacelo.
Essi si augurano che un esercito di viaggiatori venga a prendere in mano il filo d’Arianna steso sulla mappa dello Stivale. È compito di ciascuno di noi, come cittadini, restituire alla Res Publica questo bene scandalosamente abbandonato, ma ancora capace - dopo ventitré secoli - di riconnettere il Sud al resto del Paese e di indicare all’Italia il suo ruolo mediterraneo. Appia è anche un marchio, un “brand” di formidabile richiamo internazionale. Un portale di meraviglie nascoste decisamente più vario e di gran lunga più antico del Cammino di Santiago.  La mostra ci accompagna sui Colli Albani, sotto i Monti Lepini con le fortezze preromane sugli strapiombi, lungo i boscosi Ausoni che hanno dato all'Italia il nome antico e ai piedi dei cavernosi Aurunci dalle spettacolari fioriture a picco sul mare. Ci guida nella Campania Felix, sui monti del Lupo e del Picchio e gli altri della costellazione sannitica, nell'Italia dimenticata degli Osci, degli Enotri e degli Japigi fino all'Apulia della grande sete. In questo itinerario, Paolo Rumiz e compagni non sono stati soli, ma hanno avuto altri compagni d'avventura, da citare in ordine di chilometri percorsi:Marco Ciriello, Sandra Lo Pilato, Michaela Molinari, Mari Moratti, Barsanofio Chiedi, Settimo Cecconi, Giulio e Giuseppe Cederna, Giovanni Iudicone, Franco Perrozzi, Cataldo Popolla, Andrea Goltara e Giuseppe Dodaro,con la partecipazione straordinaria di Vinicio Capossela. 

Roma, Casino dei Principi di Villa Torlonia Benvenuto Ferrazzi (1892-1969) 25 maggio – 25 settembre 2016

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Mostra a cura di Laura Moreschini, Valerio Rivosecchi

Idea della mostra. A quasi cinquant’anni dalla scomparsa (27 gennaio 1969), questa mostra retrospettiva riscopre uno degli artisti storici della “Scuola romana” ricollocandolo nel panorama artistico italiano della prima metà del Novecento. Presente costantemente per un cinquantennio a tutti i maggiori eventi espositivi della capitale, Benvenuto Ferrazzi ha esposto costantemente alla Casa d’Arte Bragaglia, alle Biennali di Venezia e di Roma, alle Quadriennali romane e alle Rassegne del Sindacato Fascista. I suoi dipinti e disegni, insieme alla commovente Autobiografia inedita, costituiscono nel loro insieme una preziosa testimonianza di cinquant’anni di storia italiana, che va dall’intenso fermento delle avanguardie internazionali degli inizi del secolo ventesimo, al complesso periodo storico tra le due guerre, fino all’evoluzione di nuovo respiro internazionale negli anni Cinquanta e Sessanta, tra atmosfere surreali e visionarie. Nella sua complessa parabola artistica, Benvenuto Ferrazzi racconta la sua epoca e contemporaneamente se stesso, ogni dipinto riflette una immagine profondamente narrativa del quotidiano e sotto molti versi dell’aspetto spirituale della dimensione umana.

Il percorso. La mostra avrà un andamento cronologico e tematico. Saranno esposti sessanta dipinti e circa trenta disegni, accompagnati in ogni sezione da documenti e fotografie d’epoca. Si parte dagli anni di esordio, nel clima confuso e vitale degli anni Dieci, tra gli ultimi echi del Simbolismo e le nuove avanguardie, il Futurismo e la Metafisica. La prima apparizione pubblica avviene nel 1918 nell’ambito di una importante collettiva che lo vede insieme a De Chirico, Carrà, Enrico Prampolini. Poco dopo, nel 1919, è Anton Giulio Bragaglia ad accogliere la sua prima mostra personale. A un passo dal successo Benvenuto Ferrazzi preferisce tornare alla sua vita libera e solitaria. Pur essendo sempre presente nelle mostre del tempo e seguito con attenzione e affetto dalla critica, sceglie di vivere lontano dalla società mondana, lontano dai compromessi con le gallerie e libero dal potere precostituito. In alcune opere racconta la storia di una realtà fatta da una vita semplice e a volte macabra, riscattata da una profonda fede e da una sincera partecipazione: esposte nelle sezioni della mostra titolate Gli emarginati e Volti e ritratti dove troviamo i suoi amori e gli eroi di questo mondo lontano dalla retorica della “Nuova Roma”. Dalle persone il suo sguardo si estende ai luoghi: passa dal Colosseo al Foro Romano, dai vicoli di Trastevere alle falde del Gianicolo fino alle vedute del Campo Marzio, cosicché molti dei suoi dipinti degli anni Trenta finiscono nelle raccolte del Museo di Roma, come testimonianza della città destinata a sparire sotto i colpi del “piccone risanatore”. Iniziano negli anni Quaranta e Cinquanta anche le belle vedute dei vicoli del suo paese di origine, Castel Madama.

L’inquietante Autoritratto con la morte (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) introduce la sezione intitolata Chimere dove troviamo i dipinti della maturità, con la loro complessa iconografia e una crescente accentuazione del colore e dove appaiono mostruosità neogotiche nel tessuto pittorico. Concludono il percorso le Ultime visioni, testamento spirituale di una esistenza difficile ma anche a suo modo felice, dove la fantasia assume l’aspetto delle visioni surreali. Come catalogo della mostra sarà disponibile la monografia curata da Laura Moreschini Benvenuto Ferrazzi (1892 – 1969). Il Realismo fantastico tra le avanguardie del Novecento (Artemide Edizioni 2016). Frutto di tre anni di ricerche, raccoglie, anche in questo caso per la prima volta, buona parte della produzione artistica e molto materiale inedito.

Collaborazioni e prestiti. La mostra, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è promossa e organizzata dalla Fondazione Cipriano Efisio Oppo, in collaborazione con l’Archivio Ferruccio Ferrazzi e l’Archivio della Scuola romana, in linea con una politica espositiva che prevede lo studio e la valorizzazione della ricerca artistica nella capitale. Le opere presentate in questa occasione provengono da importanti istituzioni museali romane quali il Museo di Roma in Palazzo Braschi, la Galleria Comunale di Arte Moderna e la Galleria Nazionale di Arte Moderna. Dall’Archivio personale dell’artista, conservato presso una collezione privata, provengono documenti, cataloghi e fotografie che illustrano lungo il percorso espositivo le epoche storiche e artistiche dagli anni Dieci agli anni Sessanta. Oltre che dai musei suddetti, molte opere provengono da importanti collezioni private, comprese quelle di critici (Vittorio Sgarbi) e artisti (Enzo Cucchi, Andrea Fogli) da tempo interessati alla pittura di Benvenuto Ferrazzi e alla sua sorprendente vicenda biografica. Nella maggior parte si tratta di opere inedite o raramente esposte.La realizzazione dell’evento è stata possibile grazie al sostegno di aziende che hanno come prerogativa la promozione di eventi culturali e artistici tra cui Edra Oil operante nel settore petrolifero, Bertolami Fine Arts e NS Costruzioni. Grande interesse e sostegno ha mostrato un’azienda operante sul territorio di Castel Madama, leader nazionale nella lavorazione delle olive da tavola, Madama Oliva.