Sarà in scena al TeatroBasilica in prima nazionale dal 5 all’ 8 febbraio, ARECIBO, un progetto Fucina Zero. Regia di Matteo Finamore, drammaturgia: Jacopo Angelini. Con: Mario Berretta, Andrea Carriero, Giulia Rossoni. Produzione: lacasadargilla, Gruppo della Creta.
Nel 1974, grazie a un enorme radiotelescopio situato ad Arecibo, in Porto Rico, un’equipe di scienziati inviò un messaggio nello spazio, sperando in una risposta. Il messaggio consisteva in un disegno molto piccolo, un’immagine di 23x73 pixel, fatta di figure stilizzate e numeri. L’umanità ha trasmesso un segnale a 25.000 anni luce di distanza ma, dopo appena mezzo secolo, il messaggio inviato non ci interessa più.
Ci siamo già stancati di attendere la risposta?
In scena, i tre performer (Mario Berretta, Andrea Carriero e Giulia Rossoni), diretti da Matteo Finamore, sono alle prese con il racconto della costruzione e del disfacimento di una grande impresa tecnologica, e passano di ruolo in ruolo, di tono in tono, perfino di epoca in epoca.
In questo dispositivo teatrale, affidato principalmente al suono, gestito dall’architettura sonora di Giulia Menaspà con la consulenza di Pasquale Citera, si sviluppa la partitura di Arecibo. Amplificando e restituendo suoni e parole, una loop machine è il cuore del linguaggio scenico. Orecchio e bocca assieme, registra, ripete e trasforma frammenti sonori, voci, input, creando un ponte tra chi invia e chi riceve. In una scena vuota come il cosmo, si inserisce il disegno luci di Omar Scala. I costumi sono immaginati da Giulia Barcaroli. La drammaturgia è firmata da Jacopo Angelini. La consulenza artistica è di Roberto Scarpetti. L’organizzazione è curata da Veronica Toscanelli.
Lo spettacolo è una produzione lacasadargilla e Gruppo della Creta. Lo spettacolo ha avuto la sua anteprima presso il Teatro India nell’ambito del festival IF/Invasioni (dal) Futuro_LEGACY*2025.
SINOSSI
Tre performer, Mario, Giulia e Andrea, si trovano insieme a ripercorrere la storia di un messaggio unico, quello di Arecibo, che nel 1974 il più grande radiotelescopio del mondo ha inviato verso lo spazio profondo. Un segnale codificato in sistema binario, che racchiudeva informazioni sul DNA, sui numeri, sugli elementi chimici e sulla posizione della Terra, un autoritratto dell’umanità lanciato verso destinatari sconosciuti. Dal loro confronto, emergono gli episodi scientifici, i dati storici, le figure come Frank Drake, Jill Tarter e Carl Sagan, che hanno dato un contributo fondamentale alla ricerca di vita intelligente nell’universo. Arrivano anche altri tentativi di comunicazione interstellare, dalle sonde Voyager ai messaggi di progetti più recenti, fino ai giorni nostri, in un mix di iniziative commerciali e gesti individuali, dove il silenzio di ritorno suggerisce un dubbio: non è che gli alieni ci ghostano?
Così, quella che sembrava un’idea grandiosa diventa anche la cronaca di un'illusione: un progetto scientifico trasformato in spettacolo, un’azione collettiva sostituita da messaggi individuali lanciati nel vuoto. Il messaggio di Arecibo è ancora in viaggio, ma intanto sulla Terra si moltiplicano i segnali non ricevuti: messaggi ignorati, notifiche silenziate, tentativi di contatto che restano appesi. In un presente iperconnesso, in cui la comunicazione è continua ma spesso priva di ascolto, il gesto di Arecibo interroga il nostro rapporto con il silenzio, l’attesa, l’altro. E pone una domanda: se non sappiamo più come parlarci tra noi, che senso ha mandare un messaggio verso i cieli?
TeatroBasilica:
Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
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