Nuovo appuntamento per il 𝗙estival del Teatro Classico di Formia 2025, presso l’Area Archeologica di Caposele, sabato 19 luglio, alle ore 21,30, Oreste di Euripide, adattamento e regia, Alessandro Machia, con: Pino Quartullo, Marco Imparato, Giulio Forges Davanzati, Alessandra Fallucchi, Claudio Mazzenga, Silvia Degrandi, Alessia Ferrero, Tommaso Garrè, Valeria Cimaglia. Rappresentata per la prima volta nel 408 a.C. in un’Atene logorata dalla guerra e ormai vicina alla sconfitta definitiva, la tragedia costituisce una profonda indagine sul divino e sull’animo umano. Oreste, dopo l’uccisione della madre, Clitennestra, è trascinato dalle Erinni negli abissi della follia. Euripide mette in discussione il ruolo tradizionale degli dèi nella vita degli uomini, scardinando il modello eschileo, sollevando profonde riflessioni sul tema della giustizia, della responsabilità morale e sul rapporto fra uomini e divinità .
NOTE DI REGIA
L’Oreste di Euripide è la libera e corrosiva rilettura di uno dei miti piĂą rappresentati nel teatro tragico. Oreste, braccato dalle Erinni e preda dei rimorsi per il matricidio commesso, viene condannato a morte dall’assemblea degli Argivi. Abbandonato al suo destino dal dio Apollo - che l’aveva spinto al delitto - e dal pavido zio Menelao, che ritorna vanesio e trionfatore fingendosi estraneo a ogni responsabilitĂ ; perseguitato dalle Erinni e in preda al deliquio, in uno stato di allucinazione e di profonda prostrazione psichica, Oreste medita una sanguinaria vendetta su Elena e Menelao – forse l’unico atto totalmente libero e pienamente cosciente del giovane figlio di Agamennone. Ma non riuscirĂ a portare a termine il suo piano omicidiario, il suo gesto di libertĂ , per il bizzarro ed estremo intervento di Apollo, che imporrĂ la pace tra il giovane matricida e Menelao, divinizzando addirittura Elena. Vicenda cupa e angosciosa dal finale solo apparentemente lieto, questa tragedia, oltre a essere una delle piĂą riuscite prove drammaturgiche di Euripide, è una vera e propria indagine sul sacro e sul divino coi mezzi della tragedia. Qui, ancor piĂą che nell’Ifigenia in Aulide, Euripide ingaggia un corpo a corpo con le divinitĂ olimpiche, la loro insufficienza e la necessitĂ di un ordine superiore. A emergere infatti, ancora una volta e in maniera potente, è la convenzionalitĂ del deus ex machina euripideo, che sembra rivelare in filigrana la solitudine dell’uomo, abbandonato alle sue scelte e alla sua coscienza; quasi anticipando – per contrasto e in maniera vertiginosa - un tema che si affaccerĂ soltanto col cristianesimo per poi diventare il tema cardine della modernitĂ : la libertĂ .Â
Informazioni: COMUNE DI FORMIA - Uff. Cultura 0771/778603 – 0771/778605
Â
Â
Â
