Presentato a Romics il libro Parlano di noi – Giorgio Pedrazzi

Presentato a Romics  il libro Parlano di noi – Giorgio Pedrazzi

Tra le numerose iniziative della recente edizione di Romics, alla Fiera di Roma, spiccava la mostra “Parlano di Noi 1962 – 1980” a cura del noto sceneggiatore di fumetti Giorgio Pedrazzi. Si tratta di una singolare rassegna di alcuni dei più significativi articoli a firma di eccellenze della cultura e del giornalismo di cronaca e di costume, voci concordi a diverso titolo, nel deprecare-criticare-condannare la stagione più “rivoluzionaria” del fumetto italiano, quella che a partire dal 1962 con “Diabolik” e poi dal 1964 con “Isabella”, ha scardinato l'allora vigente codice morale del fumetto. La mostra prende spunto dal libro “Parlano di noi”, realizzato dallo stesso Pedrazzi in tiratura limitata (per informazioni tel. 06-87729061). Un bel volume ricco di articoli e immagini del periodo in oggetto, che vedono note firme del giornalismo italiano, come Umberto Eco e Natalia Aspesi (solo per citarne alcuni) criticare fumetti che sicuramente all’epoca avevano destato un po’ di scalpore, ma che in fondo erano decisamente innocui. Un furore “critico”, come si evince dagli articoli raccolti nel volume, teso a demonizzare tutti quei fumetti filone “nero” e fumetto “erotico” che hanno profondamente influenzato la produzione degli anni ’60 e ‘70 fino alla soglia degli anni ‘80, quando è saltato l'ultimo steccato e i fumetti hanno preso una piega ben diversa.

Il libro è stato presentato a Romics con un interessante incontro, moderato dal giornalista Antonio Ranalli, e che ha visto la partecipazione di Giorgio Pedrazzi, del direttore di Diabolik, Mario Gomboli, di Alfredo Nocerino (storico disegnatore di fumetti come “Jacula”) e di Luigi Stefanelli (disegnatore tra gli altri di “Zakimort).

“Quando il filone nero (Diabolik) e il filone sexy (Satanik – Isabella) si incontrano”, ha spiegato Giorgio Pedrazzi, “danno origine a quel vistoso fenomeno che venne bollato come pornofumetto dai detrattori e che si autodefinì fumetto per adulti a opera degli autori e dei loro editori. Eppure a distanza di tempo molte di quelle prese di posizione critico-censorie sembrano eccessive, quasi un tiro al piccione indiscriminato, senza che voce alcuna si levasse a cogliere anche il positivo che quei fumetti stavano rappresentando”.

“Diabolik” è stato l’esempio più alto del filone nero: un personaggio, come ha raccontato Mario Gomboli, amato ancora oggi in tutto il mondo, tanto che sono in arrivo anche operazioni televisive e altri progetti speciali. Il personaggio delle sorelle Angela e Luciana Giussani, che con l’erotismo non c’entra nulla, ha probabilmente avuto il merito di lanciare il formato tascabile, comodo per una lettura da viaggio, ma subito adottato dai “pornofumetti”, come ha ricordato Giorgio Pedrazzi, “perché ben si prestava a ovviare l’imbarazzante esibizione del libretto dopo l’acquisto in edicola”.
La storia di questi fumetti, spesso nascosti, coincide con quella di editori avventurosi che, come ha ricordato Alfredo Nocerino, andavano a fare incetta di fumetti in Francia e, senza pagare i diritti, le ripubblicavano (con le opportune censure) in Italia. Uno di questi editori era Gino Sansoni, marito di Angela Giussani e proprietario dell’editrice Cea, con cui pubblicò “Zakimort”. Per la cronaca Sansoni è stato anche il fondatore della rivista “Forza Milan”, squadra di cui era tifoso. Luigi Stefanelli ha ricordato che, quando era al lavoro su quei fumetti, spesso doveva cercare ispirazioni da fumetti erotici francesi: “ricordo che mandavo mia moglie, che era in gravidanza, a cercare questi fumetti stranieri nelle edicole di Roma. Lei a un certo punto mi disse “basta”, visto che si vergognava gli edicolanti a chiedere certe testate”.
Altro fumetto fondamentale per capire il periodo e il contesto storico è “Isabella”, testata che arrivò a vendere oltre 70 mila copie a numero. Un personaggio che, come ha ricordato Pedrazzi, entrò nell’immaginario collettivo. “Ogni settimana l’editore riceveva numerose lettere di lettori di tutta Italia che scrivevano a Isabella come se questa fosse un personaggio reale”, ha proseguito Pedrazzi, “Da qui l’idea di raccogliere quelle lettere nel volume “Cara Isabella”. Ne venne fuori un ritratto straordinario di un’Italia nascosta”. Il volume suscitò tanto clamore che il 26 marzo 1973 le autorità italiane condannarono in appello il volume Cara Isabella" considerandolo "osceno" per via del materiale di cui era composto. L'editore dovette ritirare tutte le copie in distribuzione vietando la pubblicazione di un secondo volume, che ha visto la luce solo qualche anno fa su iniziativa di Graziella Di Prospero e Giorgio Pedrazzi.
Pedrazzi indica nel 1980 l’anno chiave in cui quel periodo è definitivamente terminato e in cui il genere erotico prende una strada completamente diversa. “All’interno del libro”, ha concluso Pedrazzi, “ho inserito un articolo del quotidiano Il Messaggero datato 17 marzo 1977. E’ di quella data, infatti, lo storico provvedimento da parte della Procura della Repubblica di Roma, contro un distributore, un editore-direttore responsabile e cinque stampatori di porno fumetti. Tre persone sono state arrestate. E gli altri quattro hanno avuto ordini di cattura. Contro questi ultimi, il Tribunale aveva emesso una sentenza di condanna per i reati di associazione per delinquere e stampa oscena. In sostanza da quel momento vengono stabilite le caratteristiche della pubblicazione pornografica e le modalità per cui queste possono essere vendute (come le confezioni sigillate)”.

Marialuisa Roscino
 

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