Continua la programmazione dell’estate al Teatro Tor Bella Monaca. Martedì 28 luglio in scena MIMÌ | Da sud a sud sulle note di Domenico Modugno di e con Mario Incudine. Un viaggio sulle note dei brani di uno dei più amati cantautori italiani di sempre, Domenico Modugno. Attore, cantante, paroliere, musicista, regista e anche politico, un artista eclettico che, con la sua straordinaria produzione musicale, ha regalato al mondo alcuni dei più grandi successi degli anni Cinquanta e Sessanta, scrivendo una pagina importantissima della storia musicale italiana. Lo spettacolo raccoglie le aspirazioni di un uomo del Sud chiamato, appunto, Mimì ma che potrebbe avere mille nomi diversi. Racconta un viaggio quotidiano verso una terra straniera chiamata palcoscenico, una terra da raggiungere e conquistare. Ed è una storia, quella di Mimì, che si compone a sua volta di infinite storie diverse, e si incrocia con quella del suo interprete. Scorre su linee parallele che, sovvertendo ogni regola, si incontrano, per raccontare un mondo che cambia, lotta, sogna, sfida convenzioni e stereotipi. Mimì siamo noi. Ogni giorno che passa. Noi di ieri. Noi di oggi. Noi di domani.
Il 29 e 30 luglio in scena IL MALATO IMMAGINARIO con la regia di Carlo Emilio Lerici. Il Malato Immaginario torna in scena come una macchina teatrale senza tempo, capace di attraversare i secoli e parlare con sorprendente lucidità al presente. La nuova produzione del Teatro Belli sceglie di abitare un luogo sospeso, un primo Novecento immaginario che non è semplice ambientazione storica, ma spazio mentale, simbolico ed emotivo. Un tempo di passaggio, fragile e instabile, proprio come il protagonista che lo abita. Questa messa in scena Il Malato Immaginario non cerca l’attualizzazione forzata, ma l’essenza. Parla della paura della malattia, del bisogno di controllo, della delega cieca al potere e delle meschinità familiari, temi che attraversano ogni epoca. Molière, oggi, riderebbe ancora. E ridendo, ci metterebbe davanti allo specchio. Lo spettacolo ruota attorno ad Argante (EDOARDO SIRAVO), un uomo ossessionato dalla malattia e dalla paura della morte, circondato da persone che sfruttano le sue fragilità. La moglie Belinda mira all’eredità, mentre il medico Purgòn e il giovane Tommaso incarnano una scienza dogmatica e distante dall’umanità. In questo contesto, cure, farmaci e rituali medici diventano strumenti di potere più che di guarigione. La figlia Angelica è vittima di interessi familiari che antepongono la convenienza ai sentimenti, mentre Molière denuncia con ironia il bisogno umano di affidare le proprie paure a false autorità. Figura centrale è Tognina (Francesca Bianco), serva intelligente e arguta che smaschera gli inganni e rappresenta la voce della verità. Al suo fianco, Cleante difende l’amore autentico contro le logiche opportunistiche. La scenografia di Giuseppe Lorenzo, i costumi di Annalisa Di Piero e le musiche di Davide Cavuti creano un ponte tra il Seicento, il Novecento e il presente. La regia di Carlo Emilio Lerici, basata sull’adattamento contemporaneo di Constance Congdon, restituisce al classico vitalità e attualità, trasformandolo in una riflessione ancora attuale su paura, potere e fragilità umana.
Il 30 e 31 luglio appuntamento con Mostre – variazioni su Scilla e Cariddi, di Laura Pinato e Sebastiano Spada, un progetto teatrale che rilegge il mito omerico attraverso una lente contemporanea. Due figure mitiche, condannate a essere mostri per sempre, prendono finalmente la parola e si scoprono sorelle nella stessa ferita: entrambe sono state mostrificate da un mondo che non tollera il femminile fuori misura. Troppo belle, troppo libere, troppo ambiziose, troppo desideranti, troppo fuori controllo. Troppo. Scilla è punita per la sua bellezza, per essere stata desiderata. Rimane fanciulla dal busto in su ma la sua sessualità viene deformata in violenza, trasformata in un corpo che divora con sei cagne all’altezza della vita. Cariddi è punita per la sua fame — di terra, di mare, di potere — una voracità permessa agli uomini ma negata alle donne. La sua condanna è diventare inghiottimento eterno. Nell’Odissea, Omero le descrive come minacce insormontabili, poste l’una di fronte all’altra nello Stretto di Messina. Ulisse è costretto a passare tra loro, scegliendo quale pericolo affrontare: da una parte Scilla, “il mostro che ruba sei compagni d’un colpo, dalle sue gole spalancate”; dall’altra Cariddi, “il gorgo che tre volte al giorno inghiotte e tre volte rigetta il mare infinito”. Il testo alterna linguaggi e ambientazioni: da una parte il mito, con i monologhi di Scilla e Cariddi, scritti in una lingua poetica e fisica, viscerale e sensuale; dall’altra il presente, in cui le due creature diventano specchio delle donne contemporanee, mostri dei tempi moderni, ma in fondo di ogni tempo, calati nella Storia. Il progetto nasce dall’esigenza di indagare la genealogia della mostrificazione del femminile: un tema antico, che attraversa la mitologia, la religione, la politica e il corpo stesso della donna. Scilla e Cariddi non sono più trappole marine, ma voci vive: raccontano il prezzo di essere donne libere e immaginano la possibilità di una riscrittura della loro storia. Un rito teatrale che trasforma il mito in un atto politico e poetico.
Il 31 luglio e 1 agosto è la volta di SCAPPATI DI CASA con la regia di Nicola Pistoia. Scappati di casa – Il ritorno dei casalinghi disperati, riprende le disavventure domestiche di quattro Casalinghi disperati di mezza età. Dopo la convivenza forzata del primo capitolo, i quattro protagonisti sembrano aver preso strade diverse o almeno così raccontano per sentirsi adulti e realizzati. La realtà è un disastro più sofisticato. La loro realtà e composta da relazioni sentimentali naufragate prima ancora di salpare, lavori precari e una generale incapacità di gestire la vita quotidiana. Silvana, la ex moglie di Roberto, scompare misteriosamente e costringe i quattro protagonisti a ritrovarsi tutti nella nuova casa di uno di loro. Ognuno si presenta convinto di essere cambiato, migliorato, evoluto e cercando di mostrarlo agli altri. La trama si sviluppa in una serie di tentativi per ritrovare Silvana che puntualmente vanno a vuoto ed ovviamente ogni tentativo genera un effetto domino di equivoci e situazioni sempre più surreali. Ma, sotto la valanga di gag, emerge ancora una volta il tema centrale: crescere è difficile, soprattutto se si è ancora immaturi, nonostante l’età. Tra confessioni notturne durante improbabili partite di Poker, gelosie che danno vita a duelli Western ispirati a Sergio Leone, momenti di amicizia che si manifestano durante l’ennesima birra stappata, i quattro imparano che forse la vera conquista non è dimostrare qualcosa agli altri, ma riuscire a cavarsela anche nella solitudine. Con ritmo incalzante, battute taglienti e un’ironia che non risparmia nessuno, lo spettacolo trasforma il fallimento quotidiano in una celebrazione esilarante dell’imperfezione. Alla fine, tra una risata e l’altra, ci si ritrova a pensare che sì, forse sono “Scappati di casa”… ma in fondo non sono poi così diversi da noi.
|
Teatro Tor Bella Monaca - Arena Teatro Tor Bella Monaca Via Bruno Cirino angolo Via Duilio Cambellotti raggiungibile con Metro C o Linea Bus 20
BIGLIETTI
|
